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Corsa delle Botti a Nizza Monferrato: cento chili di bonsa in salita

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
il fine settimana
Dove piazza Garibaldi, Nizza Monferrato

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: atnews.it, letta il 20/09/2026.

La Corsa delle Botti si tiene ogni giugno a Nizza Monferrato, in provincia di Asti. Lungo le strette vie del centro storico le squadre spingono, un concorrente alla volta, una botte da almeno 100 chili, che qui si chiama bonsa: è il mestiere dei garzoni bottai di un secolo fa, rimesso in piedi con un cronometro e un regolamento. La prima edizione si è tenuta nel 1978.

I garzoni che facevano a gara

Nizza era un centro vinicolo importante già nel XIX secolo, e vi si era sviluppato soprattutto il settore della lavorazione delle botti — insieme a Canelli, è qui che la fabbricazione si affermò di più. L'industria delle botti e dei fusti si sviluppò intorno alla fine dell'Ottocento e andò scomparendo dopo gli anni Cinquanta, quando quei recipienti servivano a conservare il vino e a trasportarlo sui carri trainati da animali.

A farle erano, all'inizio, operai di umili origini e senza istruzione, che con forza, abilità e precisione diventarono veri bottai — in dialetto butalè. Era, si dice in paese, «un mestiere da dannati», ma per i buoni guadagni un lavoro ambito e redditizio. Accanto al bottaio stava la figura decisiva per questa storia: il garzone, il ghersonèt, il giovane apprendista che ne carpiva l'arte e che, completata la botte, veniva mandato a consegnarla alla cantina.

Per svolgere quel faticoso incarico i garzoni trovavano più comodo — e più divertente — far rotolare le botti per le vie cittadine fino a destinazione. E quando due o più garzoni incrociavano i loro percorsi, non era raro che improvvisassero una gara per arrivare primi, magari contro i colleghi di botteghe concorrenti. Fu un rumoroso carosello, si è scritto, che si spense solo con l'aumento del traffico urbano e il declino della bottatura dopo gli anni Cinquanta.

Dal 1978 la corsa è una gara vera

La prima edizione della Corsa delle Botti si è tenuta nel 1978, con l'intento di rievocare quell'usanza goliardica trasformandola in una competizione basata su regole molto precise. Con questa manifestazione, spiegano gli organizzatori, «si è voluto recuperare una parte di storia di fine Ottocento e primi del Novecento» che, per quanto relativamente recente, racconta una società profondamente diversa dall'attuale: una società fatta soprattutto di artigiani e contadini.

Il tracciato è ricavato dalle vie del centro storico, che è stato dichiarato patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco. A correre sono le ditte vinicole, le botteghe del vino, le enoteche regionali e le associazioni di produttori: aziende vitivinicole, cantine sociali e singoli produttori di Nizza Monferrato e dei comuni vicini, che si allenano anche per alcuni mesi prima della gara.

Cento chili di bonsa

Il regolamento è preciso. Il peso della botte non dev'essere inferiore a 100 chili, e per questo ogni botte viene pesata e marchiata a fuoco prima della corsa, in modo da attestarne la regolarità; le cronache la descrivono come una botte «che pesa all'incirca un quintale», e spingerla mantenendone la direzione, avvertono, non è cosa facile.

Una squadra è l'insieme di tre o quattro atleti, compresa la riserva, più il dirigente responsabile; i partecipanti devono essere maggiorenni e indossare guanti e ogni altro dispositivo di protezione individuale richiesto dall'organizzazione. La botte dev'essere spinta da un solo concorrente per volta, pena la squalifica: gli atleti si danno il cambio, che va eseguito nel più breve tempo e tratto possibile senza ostacolare in alcun modo la squadra avversaria, e chi lascia la botte deve fermarsi subito e uscire dal tracciato appena può. La gara termina, per ogni squadra, quando la metà della botte oltrepassa la linea di arrivo, e la botte va accompagnata dallo spingitore fino all'arresto oltre la linea.

A vigilare c'è una giuria, che controlla l'andamento della gara e in casi di irregolarità può squalificare la squadra; è stato introdotto anche un «giudice di partenza», con squalifiche che possono essere «ad personam» oppure di squadra.

Sabato la marchiatura, domenica la finale

La manifestazione si distende su due giorni. Il sabato ci sono la sfilata delle botti per le vie del centro, la pesatura e la marchiatura, e subito dopo le prove di qualificazione a cronometro, che servono a formare la classifica e a stabilire l'ordine di partenza. Il percorso di quel giorno parte da Piazza Martiri D'Alessandria e passa per Via Pistone, Piazza XX Settembre, Via Carlo Alberto, Via Santa Giulia, Via Pio Corsi e Via Balbo, per tornare al punto di partenza.

La domenica è il giorno della gara vera. In semifinale corrono due batterie, e i primi tre di ogni batteria vanno in finale, che si disputa nel pomeriggio. Qui la partenza è in Piazza Garibaldi: Via Carlo Alberto, Piazza Martiri D'Alessandria, Via Pistone, Piazza XX Settembre, di nuovo Via Carlo Alberto, Via Santa Giulia, Via Pio Corsi, Via Balbo e ancora Via Carlo Alberto, con arrivo in Piazza Garibaldi.

Vassella, caratello, fustino

Vale la pena sapere che cosa si spinge. La botte è il più grosso recipiente a doghe maneggiabile da un solo uomo, ed era usata per il trasporto del vino sui carri: generalmente si adoperava il legno di rovere, raramente quello di castagno, e la sua capacità è di 12/14 brente, pari a 600/700 litri.

Attorno a lei c'era una famiglia intera di recipienti. La «Grossa Botte», la vassella, superava le 16 brente e restava fissa in cantina, poggiata su sedili di legno o di mattoni. Il Caratello, di forma ovale, conteneva da 15 a 30 brente e serviva per il trasporto su carri. La Falsa Botte aveva una misura fuori norma, da 9 a 11 brente. Il Fusto, di media grandezza e maneggevole, andava da 2 a 8 brente; il Fustino era un piccolo recipiente da 1-2 brente. E poi il Bariletto, di rovere, tradizionalmente piemontese, da 5 a 9 litri, mentre il falso bariletto — il barilòt — ne conteneva oltre 10.

Monferrato in Tavola e i Carlini

Parallelamente alla corsa, in Piazza Garibaldi si tiene Monferrato in Tavola, la grande festa enogastronomica delle Pro Loco del territorio, dove si gustano i piatti della tradizione monferrina accompagnati dai vini locali: tajarin al tartufo nero, carne cruda battuta al coltello, risotto al Barbera, fritto misto alla bazzanese e lingua in salsa. Le squadre delle ditte vinicole, del resto, sono abbinate a ciascuna delle Pro Loco presenti.

C'è anche una moneta della festa. Si chiama Carlino, è coniata in alluminio e prende il nome dal santo patrono della città, San Carlo: i Carlini sono gettoni commemorativi con cui si pagano le consumazioni ai banchi. Attorno alla gara e alla tavolata si sviluppano tre giorni di intrattenimento — sfilate, musica dal vivo, l'esibizione degli Sbandieratori del Comitato Palio, il Corpo Bandistico Musicale, le animazioni per i più piccoli a cura della Soffitta dei Bambini — e per i bambini c'è anche la loro corsa, la Corsa delle Botti Junior, in versione esibizione.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla Corsa delle Botti a Nizza Monferrato è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Nizza Monferrato è a 500 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Isola D'Asti - Vigliano: da lì bastano 17 minuti di guida (16 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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