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Festa dei Bisi di Longare 2027 - I piselli delle masiere che arrivavano al banchetto del doge il 25 aprile
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
La Festa dei Bisi si tiene a Lumignano, frazione di Longare, in provincia di Vicenza, la seconda domenica di maggio. I bisi, i piselli dolci e precoci coltivati sulle masiere ai piedi della rupe, un tempo viaggiavano sul Bacchiglione fino a Venezia, per il banchetto del doge nel giorno di San Marco, il 25 aprile. La sagra, che richiama migliaia di visitatori, li rende protagonisti da quarant'anni.
Gli orti a terrazze sotto la rupe
Ai piedi della rupe di Lumignano si scorgono gli orti a terrazze, le cosiddette «masiere», dov'è tradizionale la coltura dei piselli: merito dei monaci Benedettini, che probabilmente l'avviarono in epoca medievale, quando cominciarono a bonificare i terreni ai piedi dei Colli Berici creando l'habitat naturale per questo legume. Le masiere, dette anche «banchette», furono costruite per sfruttare al meglio la luce e il calore del sole, e tutto il necessario vi veniva trasportato a spalla, con le gerle.
Il clima dolce e la buona esposizione al sole resero proficua la coltura, che attecchì e si diffuse in tutta la zona, permettendo la selezione di una varietà locale denominata Bisi Verdoni: piantine basse, che non hanno bisogno di sostegno e resistono bene al freddo invernale, mentre risentono delle gelate primaverili. Negli anni sono state coltivate molte varietà, dalla sementa «ciotoso» al «serpentino», fino alle nane come la «spring», il «tristar» e lo «schervood».
I contadini di un tempo avevano capito di poter sfruttare il riverbero della roccia riscaldata dal sole per ottenere una produzione tanto precoce da farsi notare fuori dalla valle. Tradizionale era anche la consociazione del pisello con l'olivo e il vigneto, altre colture tipiche dei Berici, con reciproco vantaggio. La coltivazione si estende oggi da Lumignano a Castegnero, Nanto e Mossano: è una produzione locale e di scarsa quantità, ma molto rinomata, tanto da essere assorbita quasi totalmente dai ristoratori della zona.
I bisi de Lumignan sono destinati tutti al consumo fresco: la raccolta avviene quando il seme è ancora tenero e dolce e i baccelli sono molto delicati, e va da aprile a maggio, per poche settimane, quando il grado di maturazione è perfetto.
La tavola del doge
Le due caratteristiche di questi piselli sono sempre state la dolcezza e la precocità, e da lì nasce la storia che li ha resi famosi: la produzione era tanto precoce da essere inviata a Venezia per il banchetto del doge nel giorno della festa di San Marco, il 25 aprile. Le ceste, caricate sui «burchi» — le barche da trasporto a fondo piatto — discendevano il Bacchiglione, e rappresentavano il piccolo tesoro e l'orgoglio della gente del luogo.
Tutto il banchetto a Palazzo Ducale, con le massime cariche della Repubblica e molti ospiti stranieri, ruotava intorno al tradizionale piatto veneziano «risi e bisi»; e si narra che per l'occasione venissero raccolti i piselli di Lumignano, e nel caso non fossero sufficienti si organizzasse una carovana per farli arrivare dalla Liguria.
La fama è rimasta anche dopo la Serenissima. Nel 1931 la Guida Gastronomica d'Italia del Touring Club Italiano definiva i piselli di Lumignano «piccoli e dolcissimi», e negli anni Quaranta, tre sere alla settimana durante aprile e maggio, si teneva il mercato nella corte antistante la «Trattoria ai Bisi da Conforto», con compratori che venivano principalmente da Bassano del Grappa. Un tempo i piselli erano coltivati per buona parte sui monti e costituivano la fonte di reddito principale per molte famiglie; in anni recenti la coltura ha ripreso slancio sull'onda del rinnovato interesse per i prodotti tipici. Le operazioni colturali sono rimaste inalterate: preparazione accurata del terreno, concimazioni preferibilmente di letame maturo e interventi successivi per lo più manuali.
Risi e bisi, e tutto il resto
Il piatto è uno, e viene prima di tutti gli altri: «risi e bisi», il più caratteristico dei piatti primaverili, più minestra che risotto, semiliquido e ricco di piselli come vuole il detto «ogni riso, un biso». Si parte da un «desfrito» di lardo o pancetta battuti con cipolla e prezzemolo; poi si aggiungono i piselli con acqua e brodo fino a cottura, e infine il riso. La variante più tipicamente vicentina è «risi, bisi e oca», dove pezzetti di «oco in onto» — carne d'oca conservata nel suo grasso — insaporiscono il legume.
L'altro piatto della tradizione sono le «tajadele coi bisi»: pasta fatta in casa condita con i soli piselli soffritti con cipolla e vino bianco, per apprezzare il sapore del prodotto fresco, un tempo apprezzatissima per festeggiare la Pasqua. I piselli si preparano anche «in tecia»: non occorre lessarli, si aggiungono al soffritto, magari con un po' di pomodoro o di conserva, e si lasciano «pipare» su un angolo della stufa con la pentola quasi del tutto coperta. Come contorno vanno su un soffritto di pancetta dolce; e la loro «giusta e trionfale morte», decretava un cantore delle gioie gastronomiche vicentine, è col cotechino o comunque con le carni in lesso o arrosto.
Che cosa si mangia in sagra
Alla sagra i bisi sono l'ingrediente principale del menù: l'immancabile minestra veneta risi e bisi, le lasagne coi bisi, e ancora pasticcio al ragù, seppie coi bisi, spezzatino e porchetta coi bisi, polenta e formaggio, birra e vini Doc dei Colli Berici.
Si possono anche acquistare i piselli direttamente dai produttori locali, per una spesa a chilometro zero, mentre fra le attività di contorno c'è la pesca di beneficenza. Intorno alla tavola corrono degustazioni, mercatini, musica, eventi culturali ed escursioni nei Colli Berici. Le fonti locali arrivano a sostenere che questa produzione trovi persino una citazione nella Divina Commedia: un vanto che si tramanda di generazione in generazione, insieme alla coltura.
Come arrivare alla festa
La Festa dei Bisi a Longare si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Vicenza, a 11 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Montegaldella - Longare, e il tragitto è di 4,8 chilometri per 6 minuti di guida.
Altre feste in zona
Nei paesi della provincia di Vicenza, altre tradizioni.
- Sagra degli Asparagi a Bassano del Grappa — aprile
- Sagra dell'Asparago Bianco a Cassola — aprile
- Sagra di San Teobaldo a Sossano — luglio