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Festa dell'Uva a Riccia 2026 - Gli acini incollati uno a uno sui carri delle contrade
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: itinerarinelgusto.it, letta il 19/09/2026.
La Festa dell'Uva si tiene a Riccia, in provincia di Campobasso, in Molise, la seconda domenica di settembre. I carri di Riccia non sono dipinti: sono rivestiti di uva vera, chicco per chicco. Il Carro dell'Uva, scrive la Pro Loco, è «una piccola opera d'arte, realizzata con chicchi di uva che vengono pazientemente incollati uno ad uno e selezionati per grandezza e sfumatura di colore per realizzare l'effetto policromo». L'allestimento è il risultato di giorni e notti passate sulle aie di ogni contrada a tagliare tavole, a modellare forme, a incastonare acini come fossero pietre preziose fino a rivestirne ogni parte.
Il risultato sfila la seconda domenica di settembre, e Riccia — nel Fortore, in provincia di Campobasso — è l'unico comune del Molise ad aver conservato questa tradizione, che in passato si celebrava anche in altri centri della regione. Sui carri salgono figuranti in abiti tradizionali, insieme a una notevole quantità di utensili e strumenti della civiltà contadina e a fedeli ricostruzioni di case, vigne, cantine e cucine.
Una festa nata per decreto, nel 1930
La tradizione fa risalire l'origine della festa ai riti che si svolgevano nella Roma pagana in onore del dio del vino Bacco, ma la data d'inizio di quella di Riccia è recente e documentata. Nel 1930, su impulso dell'allora Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia, Benito Mussolini, venne istituita la Giornata dell'Uva, presto rinominata Festa dell'Uva, con lo scopo di ridare slancio al consumo del frutto e del vino. Le direttive del governo fascista prescrivevano di celebrarla in tutti i Comuni «allo scopo di esaltare il lavoro dei campi e di valorizzarne il prodotto», e stabilivano perfino chi dovesse organizzarla: «in ogni città o grossa borgata dovrà formarsi un Comitato, sotto la guida del potestà, del quale facessero parte le autorità civili, militari ed i rappresentanti delle associazioni produttive e di partito».
A Riccia la prima edizione si tenne nel 1932; da lì la festa prosegue fino al 1939, quando viene interrotta dalla seconda guerra mondiale. Le vecchie fotografie mostrano una celebrazione simile a quelle di tutto il Regno d'Italia: giovanette vestite da "pacchiane", cesti di vimini stracolmi di uva, carri addobbati da foglie e tralci di vite, canti, suoni e distribuzione di vino. Si distribuiva anche un vino rosso autoctono, "a saibell", il cui vitigno oggi sembra quasi del tutto scomparso.
Il dopoguerra la ridimensiona: al principio degli anni Cinquanta resta una semplice offerta di tipo devozionale dei prodotti viticoli, ai primi di ottobre, nella chiesa del Rosario, coi canestri portati dalle campagne a dorso d'asino, mentre per le strade ragazzi in abiti folcloristici distribuivano uva. Il salto di qualità arriva alla fine degli anni Sessanta, quando nasce un apposito Comitato e, con lui, entra in scena il parroco della Chiesa del Rosario, don Ciccio Viscione: non più una semplice devozione, ma una sagra con i carri allegorici a sfilare per le strade. È a lui che oggi è dedicato il concorso fra le contrade, una gara alla quale «va attribuito un premio in denaro a scalare per tutte».
La Madonna sopra ogni carro
La parte religiosa non è un contorno aggiunto dopo: sta sui carri. Ogni carro reca tradizionalmente un'immagine della Madonna del Rosario, a unire la dimensione contadina e quella devozionale, e la festa cade in concomitanza con la ricorrenza della Madonna del Santissimo Rosario — anche se, dagli anni Sessanta, si è scelto di anticiparla rispetto alla festa della Madonna.
C'è poi la processione, che è il momento in cui l'uva torna a essere un'offerta. Le donne del paese indossano abiti tradizionali e portano cesti ricchi d'uva, simbolo di abbondanza e prosperità, e il corteo si snoda fino alla chiesa, dove il parroco benedice le uve augurando un raccolto abbondante.
Nel carro «si fondono fede, spirito di competizione e voglia di stupire»: è insieme un atto religioso, una gara fra contrade e una prova d'artigianato.
Majorettes, organetti e cavatelli al ragù
Il corteo ha un ordine e una colonna sonora. Ad aprirlo sono gruppi folcloristici, sbandieratori e majorettes — in alcuni anni anche i pistonieri — mentre le vie del borgo si riempiono di artisti di strada, concerti di musica popolare e gruppi folk arrivati da tutto il Molise e dalle regioni vicine. I canti sono quelli che si facevano nei campi al tempo dei raccolti, e si eseguono ancora con gli strumenti di allora, la fisarmonica e l'organetto, con strofe cantate in vernacolo.
Lungo le strade del centro storico si distribuiscono uva, vino e cavatelli al ragù, e non mancano carne alla griglia e prodotti tipici locali; le facciate delle case si coprono di drappi multicolori.
Quello che tiene in piedi tutto, però, è il lavoro di chi i carri li costruisce. L'arte di allestirli si tramanda da diverse generazioni: nonni, genitori e nipoti che collaborano per intrecciare o attaccare l'uva e per disporre gli attrezzi della tradizione contadina — gesti che un tempo erano quotidiani e che ormai sono solo ricordi. Dagli anni Sessanta il fascino dei carri cresce e le realizzazioni si fanno più accurate: gli acini ricoprono porzioni sempre maggiori delle strutture, che nel tempo acquisiscono movimenti. Sono opere paragonabili, per lavoro e significato, a quelle della Festa del Grano di Jelsi in onore di Sant'Anna: legate al lavoro, all'unione e alla fede, e capaci di richiedere giorni e giorni di fatica.
Come arrivare alla festa
La Festa dell'Uva a Riccia si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Sepino, a 20 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Riccia, e il tragitto è di 600 metri per un minuto di guida.
Nello stesso periodo, poco lontano
Se ti fermi qualche giorno, ci sono anche queste.
- Festa del Grano a Jelsi — luglio
- Sagra du Funnateglie a Jelsi — giugno
- CampoBazar a Campobasso — maggio