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Festa del Grano a Jelsi 2027 - Celebrazione bicentenaria nata dopo il terremoto del 1805
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festadelgranojelsi.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Festa del Grano si tiene a Jelsi, in provincia di Campobasso, ogni 26 luglio, giorno di Sant'Anna. Il paese offre alla Santa le primizie del raccolto: traglie e carri allegorici, interamente rivestiti di spighe di grano lavorate a mano, sfilano per le vie trasformandole in un fiume dorato fra le case in pietra. Il voto nacque dopo il terremoto del 26 luglio 1805, che devastò il Molise e rase al suolo Bojano facendo circa 6.000 vittime, ma risparmiò quasi del tutto Jelsi, con soli 27 morti; da allora il voto non si è mai interrotto.
Perché proprio il grano, e il secondo miracolo
La scelta del grano non fu simbolica per caso. Il grano, spiega chi racconta la festa, ha il colore e, all'epoca, anche il valore dell'oro, ed era considerato dalla popolazione — in gran parte impegnata nell'agricoltura — la più importante fonte di reddito. Offrire il grano voleva dire offrire tutto.
C'è poi un secondo episodio che rafforzò la devozione. Nei giorni 24 e 25 luglio 1814 si scatenò un violento uragano, che si placò proprio nel giorno di Sant'Anna: anche quello fu visto come un intervento della Grande Madre, altro nome con cui la Santa è chiamata a Jelsi. Da allora l'offerta di grano si consolidò, tanto che fino agli inizi del Novecento, dopo la mietitura, era consuetudine fare alla chiesa un'offerta di spighe oltre a quella destinata alla santa.
La pëlomme, che viene da molto più lontano
I modi d'offerta originari sono il trasporto del grano lungo la strada principale del paese con la traglia, l'asino e le trasportatrici. Insieme alle spighe si offrivano anche le scamorze: solitamente due, appese sotto la pëlomme, la composizione di paglia e spighe che veniva messa sulla parte alta delle traglie durante la sfilata. Accanto, semplicemente appoggiate o inserite in nicchie costruite apposta, si mettevano le bambole, che dopo gli anni Cinquanta sono state sostituite da bambini in costume.
È proprio la pëlomme a far pensare che la festa sia molto più antica di quanto dica la data del 1805: le sue radici, scrive il comitato, affondano con certezza nelle prime culture cerealicole del Mediterraneo. Nel corso del tempo quell'ornamento è stato sempre più sostituito da una croce composta da tre o quattro mazzetti di grano, con al centro l'immagine di Sant'Anna — una sovrapposizione del cristianesimo al paganesimo che si vede a occhio nudo, appoggiata in cima a un carro.
La manifestazione è Patrimonio immateriale d'Italia riconosciuto dall'Istituto Centrale per la DemoEtnoAntropologia, e dal 2018 Patrimonio culturale d'Europa.
La traglia, com'è fatta
La traglia è un antico mezzo di trasporto simile a una grande slitta di legno, trainata dai buoi, con cui si portavano i covoni dal campo all'aia. Non è un oggetto vago: ha una costruzione precisa, e il paese la conosce pezzo per pezzo.
Si compone di due «soglie», i pattini di legno, unite da due assi su cui poggiano trasversalmente tre tavole fermate da sei legni, che formano il piano di carico. Sia dall'asse anteriore che da quello posteriore partono due «catinelle» verso l'alto, che si uniscono a un palo centrale. Il legno usato è quello di quercia.
I carichi che sfilano non sono tutti uguali. Ci sono le traglie tirate dai buoi; ci sono le trasportatrici, giovani in costume tradizionale che portano i covoni; c'è il contributo dei più piccoli, con il carico fatto tirare da cani o da ovini, che un tempo si trasportava direttamente sulla groppa dell'animale, abbellito con trecce di grano; e ci sono i carri agricoli a trazione meccanica, il cui ingresso è recente e segna un rinnovamento del trasporto, con le loro scenografie decorate di grano artisticamente lavorato. Anche la statua ha cambiato modo di muoversi: originariamente veniva trasportata a spalle, ma dal 1974 viene portata su un carro carico di elementi simbolici, rifatto ogni anno con un tema differente.
Un paese intero al lavoro per mesi
Il grano viene raccolto a giugno, e la raccolta è già una festa: si svolge circa un mese prima in un campo scelto fra i più belli del circondario, e si conclude con la colazione del contadino — uova, pane, salsiccia e peperoni, tutto rigorosamente fritto.
Poi comincia il lavoro vero. Le spighe e gli steli vengono bagnati per renderli flessibili e quindi modellati per creare trecce, corde, mosaici e altorilievi; si lavora nei vicoli e nei garage trasformati in laboratori, incollando uno a uno chicchi e spighe. I numeri dicono quanto pesi sul paese: circa 50 persone compongono il Comitato, che si occupa della mietitura e della trebbiatura, dell'addobbo del paese, del carro della santa e dell'organizzazione; circa 200 donne anziane intrecciano più di venti chilometri di trecce di grano, con cui si abbelliscono i carri, le traglie e le strade principali; circa 150 fra bambini, giovani e meno giovani lavorano ai carri e alle traglie; e circa 50 donne panificano il pane di Sant'Anna, elemento introdotto nel 2002.
Il comitato conta oltre 50 cantieri, una decina dei quali all'aperto, dove circa 200 treccianti intrecciano grano duro molisano per migliaia e migliaia di metri, e 40 cantieri con oltre 600 traglieri e maestri. Perché le tecniche non si perdano sono nate una Scuola del carro e una Scuola delle trecce, con un laboratorio per i giovanissimi «discepoli». Il comitato è insieme laico ed ecclesiastico, e si sdoppia: quello nuovo seleziona e raccoglie il grano da dislocare nelle strade per le treccianti, quello vecchio programma gli eventi civili e religiosi insieme al parroco.
I buoi che si inginocchiano all'Aia di Sant'Anna
La mattina del 26 luglio, dopo la Santa Messa nella Chiesa Madre, sfilano per le strade le traglie e i carri allegorici caricati e decorati chicco per chicco. I carri raffigurano episodi biblici, scene di vita contadina, icone di fede o richiami all'attualità; le composizioni sono a tema religioso ma anche profano. Accanto ai carri sfilano le donne in costume con i cesti colmi di grano sul capo e le celebri trecce, portate in testa o appese come festoni a lampioni e balconi, e le piccole carriole spinte dai bambini. Con la statua esce anche la reliquia di Sant'Anna, donata nel 2010 dalla comunità di Apt, nella diocesi francese di Avignone.
Le traglie trainate dalle coppie di buoi raggiungono l'Aia di Sant'Anna, dove vengono benedette dal parroco: al grido di «Viva Sant'Anna» i buoi si genuflettono in segno di adorazione, guidati dai loro proprietari. Lì il grano viene benedetto e trebbiato, e alcuni carri partecipano alla gara per il premio al più bello.
Che fine fa il grano
Al passaggio della statua i carri e le traglie offrono il loro carico, e quel carico non resta un simbolo. Il grano benedetto viene in parte distribuito e in parte conservato per la successiva molitura, e il ricavato serve a finanziare le opere di carità e le celebrazioni dell'anno successivo. Nello stesso giorno, in concomitanza con la processione, avviene la distribuzione oblativa del Pane di Sant'Anna, benedetto e offerto a tutti i presenti.
Il calendario intorno alla giornata è largo: la novena itinerante con l'accensione della Lampada Pacis, la benedizione delle traglie e dei carri, la premiazione, la messa dedicata ai nonni, la festa di ringraziamento del comitato con traglieri, carristi, treccianti e massaie, e la trebbiatura devozionale. La sfilata comincia a metà mattinata e va avanti fino a ora di pranzo; in serata c'è il concerto di chiusura, con baccalà fritto, peperoni e birra.
Il museo che tiene insieme l'anno
Perché una festa che dura due giorni non svanisca negli altri trecentosessantatré, Jelsi si è data un museo. Il MuFeG, Museo di Comunità della Festa del Grano, istituito nel 2014, sta nel Convento Santa Maria delle Grazie e documenta il legame fra il paese e la sua festa: il visitatore ripercorre la storia della manifestazione e tutte le fasi di lavorazione del grano, dal chicco alla spiga, fra documenti, quadri, fotografie, video e i carri allegorici realizzati in passato.
Il museo è un pezzo dell'Ecomuseo del Grano di Sant'Anna, che tiene insieme i cantieri, la scuola del grano e delle trecce e l'intera comunità, e permette alle nuove generazioni, come scrive il comitato, di rivisitare quello che «fu' tempo nostro».
Come arrivare alla festa
La Festa del Grano a Jelsi si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di San Michele, a 17 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Riccia, e il tragitto è di 6,8 chilometri per 12 minuti di guida.
Nello stesso periodo, poco lontano
Chi passa di qui a luglio trova anche questi appuntamenti.
- Sagra du Funnateglie a Jelsi — giugno
- CampoBazar a Campobasso — maggio
- Festa dell'Uva a Riccia — settembre