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Festa della Pinza alla Munara a Stienta 2027 - L'impasto senza lievito dei mugnai del Po

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 3 al 4 luglio 2026
Dove Piazza S. Stefano, Stienta

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 20/09/2026.

La Festa della Pinza alla Munara si tiene a Stienta, in provincia di Rovigo, nel Polesine, in luglio, per due giornate. È dedicata alla «Pinza alla munara», un impasto senza lievito lavorato a strati e cotto direttamente sulla cenere ardente, che preparavano i mugnai dei mulini sulle sponde del Po. Nel programma ci sono una mostra fotografica, una gara fra le donne del paese per la più buona pinza e uno stand gastronomico; dal 2016 la pinza è nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Veneto.

Un impasto di farina, acqua e poco altro

La “Pinza alla munara” è un impasto senza lievito di farina, acqua, sale e olio. La particolarità sta nella lavorazione “a strati”: strati sovrapposti dell'impasto, intervallati dall'olio d'oliva, che ne esaltano il gusto e la consistenza.

È un prodotto da forno dalle umili origini, di tradizione povera, e si distingue per il suo carattere rustico. Non conosce il lievito e cuoce direttamente sulla cenere ardente. Una volta sfornata si serve con il salume: con i salumi al coltello o con i formaggi morbidi a bassa stagionatura, ma anche con salsicce, costine e ariste di macellazione locale.

Negli anni la pinza è diventata un grande classico che non passa mai di moda, entrando di diritto nel folklore della tradizione stientese, e resta protagonista dei piatti di Stienta. Con decreto MiPAAF — il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali — del 23 maggio 2016 è stata inserita nell'elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Veneto.

Il mugnaio, il lumino e la fogara

Non è dato sapere con certezza chi fu l'inventore della pinza alla munara. Si mormora che una volta un mugnaio, per diminuire i dolori provocati dallo stomaco che reclamava qualsiasi cosa di commestibile, prese della farina. Fece una sfoglia e la unse — udite udite — con l'olio del lumino posto vicino a Sant'Antonio Abate, che era ovviamente il protettore presente in qualsiasi mulino. La ripiegò più volte e la mise sulla fogara, senza lievito, a cuocere sulla cenere.

La tradizione affonda le radici nei tempi dei mulini che caratterizzavano le sponde del Po: erano proprio i mugnai locali a preparare questo impasto semplice, trasformandolo in una delizia che è arrivata fino a oggi.

Sull'invenzione, però, ci sono due paesi e due testimoni. Giovanni Felisati, ultimo mugnaio sul Po a Panarella, racconta che «quando il fiume era in piena e non si poteva scendere a terra o i familiari non potevano recapitare la solita sporta con i viveri, il mugnaio doveva arrangiarsi»: e la fogara era «l'unica compagnia del mugnaio nelle notti di tempesta». Nella sua versione la sfoglia unta con l'olio del lumino e ripiegata «per dare una forma consona» diventa la pinza alla molinara — «'Na sfoiada… tutto qua!» — che il mugnaio si mangiava a scottadito, con l'immancabile pipa in una mano e il caratteristico berretto in capo.

Anche la vicina Stienta ne rivendica l'invenzione, e ne è sicura Franca Chiavicatti: «È stato proprio mio bisnonno, Ulisse Bacchiega, mugnaio, che l'ha inventata. Una sera non aveva nulla da mangiare ed allora… pensa e ripensa, fece questa sfoglia ungendola con l'olio che usava per gli ingranaggi delle ruote del mulino ed eccola pronta». Nella prima versione l'olio viene dalla lampada di un santo, nella seconda dagli ingranaggi di una ruota: in tutte e due il punto è lo stesso, fare di necessità virtù per placare i morsi della fame.

La gara delle donne del paese

La festa dura due giornate, e celebra una delizia tipica del Polesine. Il programma tiene insieme tre cose: una mostra fotografica con scatti d'epoca che raccontano la storia di questo prodotto locale, una gara per la più buona pinza e un ricco stand gastronomico.

A gareggiare nella preparazione del piatto tipico sono le donne del paese, e chi è presente può poi degustare quello che hanno fatto. I giurati valutano sulla base di aspetto, numero di sfoglie, spessore — secondo rigorosi canoni —, fragranza e gusto.

Nella due giorni le famose “azdore” polesane insegnano alle più giovani l'impasto e la ricetta. Il prodotto è di notevole valore e importanza per Stienta, come riferisce la nuova Pro Loco Stienta-Caligo, ed è il simbolo della tradizione gastronomica stientese.

Dalla festa al festival

Alla decima edizione la manifestazione è diventata un Festival, e il nome nuovo si è affiancato a quello vecchio: a Stienta l'appuntamento di luglio si chiama in tutti e due i modi.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Festa della Pinza alla Munara a Stienta richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Occhiobello, a 9,2 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Occhiobello, e il tragitto è di 4,9 chilometri per 6 minuti di guida.

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