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Mostra Mercato Marroni del Monfenera a Pederobba 2026 - La ricciaia che conservava i marroni fino a Natale e l'atto del 1351

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 6 al 27 ottobre 2026
Dove Pederobba (Monfenera), Pederobba

Fonte: marronidelmonfenera.it, letta il 19/09/2026.

La Mostra Mercato dei Marroni del Monfenera si tiene a Pederobba, in provincia di Treviso, per tutto il mese di ottobre. Al centro della manifestazione c'è il Marrone del Monfenera IGP, protagonista di stand enogastronomici, degustazioni, piatti tipici, dolci artigianali e vini locali. La rassegna fu inaugurata nel 1970 da un gruppo di cittadini di Pederobba per valorizzare il patrimonio boschivo e culturale legato alla castagna.

Il monte dei castagni

Il Monfenera è il monte su cui è sorta e si è sviluppata la castanicoltura della pedemontana, cuore della zona dei marroni di Pederobba: una terra generosa, particolarmente adatta alla coltivazione del castagno grazie alle condizioni climatiche temperate, all'esposizione solatia e arieggiata e alla composizione chimico-fisica del terreno. Sono fattori indispensabili per ottenere marroni di qualità elevata, molto diversi dalle castagne che si trovano comunemente sul mercato.

I marroni vengono raccolti con cura e selezionati in base alla loro pezzatura: mediamente si ottiene una categoria AA, fra i 48 e i 65 frutti per chilo. La Marca Trevigiana può vantare due aree di produzione a marchio IGP, i Marroni di Combai e i Marroni del Monfenera, e la castanicoltura ha da sempre rappresentato un fattore importante per l'economia rurale di quest'area della pedemontana del Grappa.

Fino a un passato non molto remoto, nell'Alto Veneto, la castagna era considerata un dono preziosissimo della natura: poteva sfamare negli inverni più rigidi, si conservava a lungo, si prestava a moltissime ricette e veniva addirittura usata come moneta di scambio. I boschi venivano tenuti puliti proprio in attesa della sua caduta, e la raccolta era uno dei momenti più vivaci e allegri delle comunità montane.

Non si buttava niente

Del castagno si usava tutto. Il legno serviva per pali, botti, carbone, canali per i mulini, travature per le case, e per le roste lungo i torrenti, quelle opere che frenavano l'impeto delle piene autunnali; la corteccia e gli amenti entravano nella medicina popolare; il riccio si bruciava come combustibile e le foglie facevano da lettiera per gli animali.

Il modo tradizionale per conservare i marroni era la ricciaia: le castagne si lasciavano dentro ai ricci, raggruppati in un ammasso coperto dallo stesso fogliame di castagno, per conservarne l'umidità. Si prelevavano a più riprese, fino al periodo natalizio.

In cucina i marroni e le castagne si usano sotto varie forme — secche, bollite, arrostite e come farina — e servono per il risotto, per varie minestre, abbinati ai fagioli, oppure per creme dolci, per la polenta e per i biscotti.

Un atto del 1351

La coltivazione dei marroni del Monfenera risale al periodo medievale, ed è documentata da un atto del 1351 che ne regolava la raccolta fra i capifamiglia. Già allora gran parte del prodotto veniva trasportato al mercato di Treviso e da lì, lungo il Sile, raggiungeva Venezia.

La tutela dei castagneti è confermata nelle fonti notarili dei secoli successivi, che registrano le denunce alle autorità per i tagli abusivi e per la presenza di animali da pascolo fuori stagione, che compromettevano la raccolta. Nel corso dei secoli si sono alternati periodi di abbandono dei castagneti e fasi di assiduo utilizzo del bosco, come risorsa per la legna da ardere, per i frutti destinati all'alimentazione umana e animale e per il legno a uso industriale. Una maggiore attenzione alla castanicoltura si ha nella prima metà dell'Ottocento, sotto l'Impero Asburgico, quando gli Atti del catasto mettono in evidenza la qualità e la classe delle castagne a seconda dell'ubicazione dei castagneti.

Dagli anni Ottanta la coltura del castagno risulta in ripresa su tutto il territorio della Pedemontana del Grappa e del Montello, e il merito va anche alle manifestazioni come questa, nate per promuovere il castagno come pianta capace di migliorare l'ambiente e i boschi, ma soprattutto per valorizzarne i frutti e i numerosi derivati.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Mostra Mercato Marroni del Monfenera a Pederobba richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pederobba Cavaso Possagno, a 3,2 chilometri da Pederobba, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Montebelluna ha davanti un percorso di 18 chilometri, diciotto minuti di guida.

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