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Festa del Torrone a Cremona 2026 - Rievocazione storica del matrimonio e torrone a forma di Torrazzo

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
due giorni (sabato e domenica) del primo weekend di novembre — quest'anno dal 7 al 8 novembre 2026
Dove piazza del Comune, Cremona

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 17/09/2026.

La Festa del Torrone si tiene a Cremona, capoluogo dell'omonima provincia in Lombardia, nelle due settimane centrali di novembre. Il centro storico si riempie di stand, mercatini e degustazioni, con produttori di torrone da tutto il territorio nazionale e i maestri torronieri che mostrano dal vivo la lavorazione; la domenica pomeriggio il corteo in abiti rinascimentali attraversa la città fino a piazza del Comune per la rievocazione del matrimonio fra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza. Secondo la tradizione locale il torrone è un'invenzione cremonese con una precisa data di nascita: il 25 ottobre 1441, giorno di quelle nozze; negli atti del Comune compare dal 1543, quando il Municipio lo acquistava presso lo Speziale dell'Incoronata per farne omaggio alle autorità in visita.

Le due settimane centrali di novembre

Cremona è famosa nel mondo come la città del torrone, e c'è un periodo dell'anno in cui lo dimostra: la Festa del Torrone si tiene nelle due settimane centrali di novembre, ed è l'evento di maggior richiamo di turisti in città.

Il centro storico si trasforma in un grande palcoscenico a cielo aperto. Le piazze ospitano stand gastronomici, mercatini tematici e spazi dedicati alle degustazioni; la rassegna commerciale si sviluppa in Piazza Stradivari, in via Gramsci e nel Cortile Federico II, con produttori di torrone che arrivano da tutto il territorio nazionale. Ci sono degustazioni guidate e dimostrazioni artigianali, e i maestri torronieri mostrano dal vivo l'arte di questa lavorazione antica; le vie sono addobbate a tema, e fra una bancarella e l'altra si incontrano il Torrone d'Oro e altre «costruzioni torronose», tutte da addentare.

La domenica del matrimonio

Il momento più atteso è la rievocazione storica del matrimonio fra Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, che si svolge la domenica pomeriggio. Bianca Maria e Francesco rinnovano i voti nuziali a quasi seicento anni da quelle nozze, sospese fra storia e leggenda.

I figuranti del corteo, in costumi medievali, attraversano il centro storico fra danze di bandiere, rullanti e trombe, e confluiscono in piazza del Comune davanti alla folla. Sfilano in abiti rinascimentali insieme a sbandieratori e gruppi folcloristici, e la giornata prevede anche uno spettacolo di sbandieratori e giocolieri in omaggio a Bianca Maria Visconti, a cura della Cavalcata dell'Assunta.

Il dolce a forma di campanile

La leggenda che si rievoca ha una data precisa. Si narra che il torrone sia comparso il 25 ottobre 1441, il giorno del matrimonio: per il banchetto di nozze fu preparato un dolce di albume d'uovo, miele, zucchero e mandorle, al quale fu data la forma del Torrazzo, il campanile della Cattedrale di Cremona — che all'epoca era conosciuto come il Torrione — e da lì deriverebbe il nome torrone.

Nella notte sul 26 ottobre 1441 tutta Cremona era un tripudio di fuochi d'artificio, danze, pifferi, giochi e baldorie, a coronare i festeggiamenti cominciati il giorno prima. Fra i vari doni, agli sposi viene offerto un enorme dolce fatto di zucchero e mandorle, che ripete nella sua forma le linee del Torrazzo, e che appunto viene chiamato «torrione».

Della ricetta si sa tutto, ed è rimasta semplice: miele, zucchero, albume d'uovo e frutta secca, in particolare mandorle. È la lavorazione lenta e attenta a dare al prodotto la sua consistenza caratteristica, che può essere friabile oppure morbida; accanto al classico duro e al morbido sono nate le versioni ricoperte di cioccolato o arricchite con pistacchi, nocciole e aromi particolari.

Il turùn dei medici arabi

Poi c'è l'altra storia, quella dei documenti, e racconta che il dolce era conosciuto a Cremona ben prima di quel matrimonio.

Si comincia molto lontano. Tito Livio racconta di una barretta dolce a base di semi oleosi, miele e albume, chiamata cuppedo, che era l'alimento abituale dei soldati durante le lunghe marce; Marco Terenzio Varrone, nelle Satyre Menippeae composte fra l'80 e il 46 a.C., scrive che la cuppedo sarebbe stata inventata dai Sanniti; e Apicio, nel De Re Culinaria, descrive un dolce di noci, miele e albume d'uovo chiamato nucatum.

La linea che porta al torrone moderno passa però dalla medicina araba. Fra il IX e il XII secolo, dall'Andalusia a Baghdad, fiorirono i manuali della buona salute inaugurati dal Canone di Avicenna: nelle Tavole della Salute di Ibn Buṭlān e nel Cammino dell'esposizione di Ibn Jazla, composte nel califfato abbaside di Baghdad nell'XI secolo, compare il Chaloe, in arabo halawa, di origine greca, indicato per febbri, tosse o dolori reumatici, preparato con noci, mandorle o pistacchi e aromatizzato con spezie. Manca l'albume, ma la variante bianca si otteneva lavorando lo zucchero, come spiega il Compendio delle vivande del medico Al-Baghdadi, del XIII secolo: «Sciogli lo zucchero in acqua e fallo addensare bollendo, poi versalo su un piano, battilo e tiralo finché diventa bianco, impastaci pistacchi o mandorle, taglialo in stecche o rombi e dallo a chi vuoi».

Il nome compare in Andalusia. Abenguefith Abdul Mutarrif, medico e farmacista, nel Libro dei medicinali semplici, descrivendo le virtù terapeutiche del miele cita un dolce che chiama «turùn», composto di mandorle tostate, miele, zucchero e acqua di rose, ricoperto da una cialda sottile, indicato per febbri, patologie polmonari e dolori reumatici. Quel libro fu tradotto dall'arabo in latino a Toledo da Gherardo da Cremona fra il 1135 e il 1170, e quando Gherardo morì la sua ricchissima biblioteca di testi arabi fu trasportata a Cremona, nel convento di Santa Lucia. La versione latina divenne il Liber Abenguefiti de virtutibus medicinarum simplicium et ciborum: il manoscritto originario è conservato alla Bibliothèque Nationale di Parigi, e una copia alla Biblioteca Statale di Cremona, nell'edizione a stampa di Johann Schott, impressa a Strasburgo nel 1532. Un altro cremonese, Giambonino da Cremona, compendiò in latino il minhaj al-bayan di Jazla, a Venezia, verso la fine del XIII secolo.

Su chi abbia portato il torrone a Cremona la tesi più accreditata indica l'imperatore Federico II di Svevia, che si stabilì a Cremona con cuochi al seguito, dalla Sicilia: durante le campagne militari contro i Comuni del Nord Italia aveva a Cremona il proprio quartier generale, e vi soggiornò ben 16 volte. Anche il nome ha una seconda spiegazione: «torrone», anziché da un'improbabile torre, potrebbe derivare dallo spagnolo turrón, deverbativo di turrar, «tostare», a sua volta dal latino torreo, cioè «seccare, tostare, abbrustolire». Il dolce, del resto, è conosciuto anche come qubbayt — mandorlato — e in Sicilia come giuggiolena, con riferimento al sesamo.

Il torrone negli atti del Comune

Che a Cremona il torrone fosse cosa seria lo dicono anche le carte dell'amministrazione. Già nel 1543 il Municipio di Cremona acquistava regolarmente torrone presso un tale Speziale dell'Incoronata, per farne omaggio alle autorità in visita — specialmente a quelle provenienti da Milano — o per inviarlo in dono con messaggeri e rappresentanti della città.

Pochi anni dopo il dolce finì perfino in una legge suntuaria. Nel 1572, con una norma che intendeva contenere l'ostentazione di lusso dei ricchi cremonesi, a proposito delle portate nei banchetti si prescriveva: «… non si possi dare… più di due sorte de confetti di zuccaro non compresi la codognata, o torone, o copetta, quali senz'altro si permetono…» — il torrone, insomma, era fra le poche cose sempre concesse.

E anche il campanile che gli avrebbe dato la forma viene da lontano: il Torrazzo è diretta derivazione dai minareti realizzati nell'area magrebina e spagnola intorno alla fine del XII secolo. Il torrone di Cremona, come altre preparazioni gastronomiche, è insomma frutto di un'originalissima contaminazione.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Festa del Torrone a Cremona è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Cremona è a 2,5 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Cremona: da lì bastano 8 minuti di guida (4,2 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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