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Sagra della Patata di Rotzo 2026 - La polenta considera e gli gnocchi con burro e cannella

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
il primo weekend di settembre — quest'anno dal 4 al 5 settembre 2027
Dove Centro di Rotzo, Decollatura

Fonte: asiago.to, letta il 21/09/2026.

Gli gnocchi si mangiano con burro, zucchero e cannella. Non è una stravaganza da chef: è il condimento di più antica tradizione a Rotzo, il più piccolo e antico comune dell'Altopiano di Asiago, dove fra la fine di agosto e la prima domenica di settembre si festeggia una patata che ha una storia di 250 anni e un pezzo di ghiacciaio alle spalle.

La festa nata nel 1976

Dal 1976 il Comune e i volontari organizzano la Festa della Patata, la prima in Italia dedicata a questo prodotto. Nacque negli stessi anni in cui a Rotzo si decideva di convertire le coltivazioni: dai tuberi da seme alla patata da consumo.

Si svolge presso le scuole comunali, e il centro di tutto è lo stand gastronomico, con gli gnocchi, la considera e le altre specialità a base di patate. Intorno ci sono gli intrattenimenti musicali, l'esposizione di trattori e macchinari per la coltivazione, uno spettacolo di magia, il mercatino cimbro Tzimbar Maarktele e una mostra sulla storia della patata e sulle tecniche di coltivazione, visitabile per tutta la durata dell'evento. Al programma si è aggiunto anche un convegno intitolato «La Patata di Rotzo, Agostino Dal Pozzo ed oggi – 250 anni di storia».

C'è persino una gara che con la tavola non c'entra: una corsa non competitiva su un'antica mulattiera fra gli abitati di Pedescala e Rotzo, 8,4 chilometri con 670 metri di dislivello.

Il ghiacciaio che fece la Campagna

Il posto dove crescono le patate ha un nome proprio, «la Campagna», e un'origine geologica precisa. Fu formata anticamente da un ghiacciaio che, scendendo verso la Valdastico, ha delineato una zona pianeggiante di terreno morenico a sud est del centro abitato.

Da lì viene tutto il resto: un terreno sabbioso e pieno di sassi, esposto a sud, che dà sapidità, consistenza, aroma, profumi e versatilità. Il microclima è mitigato dalle correnti tiepide che salgono la Valdastico ed è protetto a nord dai monti; gli inverni rigidi neutralizzano molte malattie e le estati fresche e asciutte favoriscono la fruttificazione. L'escursione termica fra il giorno e la notte fa accumulare sostanza secca nel tubero, e quella sostanza secca è la ragione per cui la patata di Rotzo si conserva a lungo.

L'abate che consigliò la patata

La prima testimonianza documentale della coltivazione risale alla fine del Settecento, e sta in un libro: le Memorie storiche dei Sette Comuni Vicentini dell'abate Agostino Dal Pozzo, edito dal Comune di Rotzo nel 1820. Nella seconda metà del Settecento fu lui a consigliare agli abitanti la coltura della patata, vista la vocazione di quella campagna.

Il consiglio ha funzionato oltre le sue intenzioni. Negli anni Sessanta la zona di Rotzo fu considerata di importanza strategica per la produzione di tuberi da seme, da destinare alla commercializzazione nelle pianure sottostanti, e nel Novecento vi si coltivò per conto del Ministero dell'agricoltura la varietà Bintje. Poi, negli anni Settanta, si passò alla patata da consumo — ed è lì che nasce la festa.

Bintje, Desirée e la Mora della Reggenza

La patata di oggi ha buccia bianca o rossa, è una varietà montana coltivata fra i 700 e i 1.000 metri, e ha un'alta percentuale di amidi. Le varietà sono la Bintje, la Desirée, la Spunta, la Monalisa e l'Alba, tutte a pasta bianca o giallo-chiara; la più coltivata è la Bintje, che gli stessi produttori dicono perfetta per gli gnocchi, seguita in misura minore dalla Desirée, rossa.

Ma la patata di Rotzo comincia con un altro colore. Una prima varietà dalla buccia violacea, o nera, veniva già coltivata nel XVIII secolo e si vendeva con profitto sui mercati cittadini; quell'antica varietà non è più coltivata. È la stessa, dice il sindaco, «di cui parla anche Mario Rigoni Stern nel racconto Storia di Tönle, diffusa fin dall'Ottocento»: in paese l'hanno chiamata la «Mora della Reggenza».

Oggi la coltivazione è affidata a piccole aziende a carattere familiare, riunite nella Cooperativa di produttori, che producono da 2 a 20 tonnellate ciascuna; l'associazione dei produttori ha compiuto 25 anni. È una produzione di nicchia, e ha un limite che gli stessi produttori dichiarano: i pochi coltivatori rimasti non riescono a soddisfare il mercato. Tutto si fa a mano — il confezionamento, la pesatura, la scelta dei tuberi da commercializzare — e la conservazione avviene in cantine fresche e buie; la concimazione è con letame bovino o con sovescio di prato di leguminose. Il prodotto è riconosciuto come agroalimentare tradizionale del Veneto e porta la Denominazione Comunale.

Polenta considera e gnocchi alla cannella

Il piatto che porta il nome più strano è la polenta «considera». È una polenta piuttosto consistente e corroborante, preparata con patate, farina, strutto, cipolla e latte, arricchita con burro e un pizzico di cannella e da accompagnare al formaggio mezzano e alla soppressa.

Era la polenta che i contadini consumavano quando erano nei campi. Alla festa si mangia insieme agli gnocchi, che qui vogliono il condimento di più antica tradizione — burro, zucchero e cannella.

Un paese dai 6 agli 80 anni

Chi tiene in piedi tutto questo lo spiega il sindaco Lucio Spagnolo: «Sarebbe impensabile realizzare tutto questo se non ci fosse un paese intero che si mobilita. Tutti, ma proprio tutti, dai 6 agli 80 anni, ognuno come può e per quanto può, si mettono a servizio.» A guidarli e coordinarli c'è il direttivo della Pro Loco, con il presidente Elia Cunico.

Che il nome del paese sia diventato una garanzia lo racconta Andrea Nardin, presidente della Provincia, descrivendo il mercato del lunedì mattina a Montegalda: fra i vari tipi di patate in vendita, «questa è buona per fare gli gnocchi, questa per fare il purè… questa invece è la patata di Rotzo, come a dire che è sinonimo di qualità». E aggiunge: «"Di Rotzo" vuol dire buono, vuol dire che dietro c'è sacrificio e quindi qualità».

Come arrivare alla festa

Raggiungere la Sagra della Patata a Rotzo richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Marano Vicentino, a 34 chilometri da Rotzo, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo al casello di Piovene Rocchette restano 28 chilometri, che in 27 minuti portano a destinazione.

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