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Sagra del Pistacchio a Bronte 2026 - Il pregiato pistacchio verde DOP raccolto a mano
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: sagradelpistacchiodibronte.com, letta il 19/09/2026.
La Sagra del Pistacchio si tiene a Bronte, in provincia di Catania, alle pendici dell'Etna, in due interi fine settimana fra la fine di settembre e ottobre. Lungo il corso Umberto e in piazza Spedalieri gli stand vendono il Pistacchio Verde di Bronte DOP e i prodotti che se ne ricavano, e nella giornata conclusiva i pasticceri tagliano e distribuiscono alla folla una torta lunga al pistacchio. La sagra richiama oltre 100.000 visitatori, e celebra un frutto che qui si raccoglie a mano una volta ogni due anni: anno dispari, anno di raccolta.
Due fine settimana lungo il corso Umberto
La manifestazione occupa due interi fine settimana — venerdì, sabato e domenica ciascuno — fra la fine di settembre e ottobre. Tipicamente sono l'ultimo fine settimana di settembre e il primo di ottobre, ma negli ultimi anni «questa tendenza consolidata nel tempo ha subito dei cambiamenti», e i due fine settimana sono slittati dentro il mese di ottobre.
Il cuore dell'evento si sviluppa lungo il Corso Umberto, nel tratto compreso fra Piazza Piave — l'ingresso del paese venendo da Catania — e Piazza Spedalieri, nel centro. Le due piazze e tutto il corso sono ricchi di stand, bar, ristoranti, gelaterie e botteghe di ogni genere, e non c'è alcun biglietto d'ingresso: la sagra si svolge liberamente fra le vie del paese.
Piazza Spedalieri è il cuore pulsante della manifestazione, e per una ragione precisa: è l'unica piazza lungo il percorso dove si trovano esclusivamente gli stand che vendono prodotti con il Pistacchio Verde di Bronte DOP. Lì viene allestito il «Polo di eccellenza» del verde pistacchio, con le imprese più rinomate.
Nessuno spaccia per brontese quello che non lo è
C'è una regola che vale per tutti gli espositori, ed è la ragione per cui esiste l'area riservata al DOP: chiunque esponga prodotti tipici ha l'obbligo di rispettare con massimo scrupolo le leggi inerenti le indicazioni geografiche e le denominazioni di origine dei prodotti agricoli alimentari utilizzati. E l'avvertimento è esplicito: «nessuno, dico nessuno, potrà tentare di spacciare per brontese pistacchio e derivati che non siano brontesi». Il consumatore che passeggia fra gli stand deve avere la certezza di che cosa sta comprando.
Attorno al pistacchio si muove tutto il resto. Lungo le vie sfilano la banda musicale, gli sbandieratori, i musici, le majorette e i caratteristici carretti siciliani; ci sono gruppi folkloristici, esibizioni di danza, sfilate in costume, artisti di strada, auto storiche, mostre, concerti e convegni. Per i più piccoli ci sono animazione, giocoleria, gonfiabili e la distribuzione del gelato al pistacchio. Ci sono lo show cooking con i cuochi e i pasticceri del territorio, le gare di cucina amatoriale a tema, il Villaggio del gusto allestito dall'Istituto Alberghiero, il Teatro dei pupi siciliani dei F.lli Napoli, il convegno «Pistacchio: Tradizioni e Innovazioni» e il laboratorio sensoriale dell'associazione Aiace, che spiega le differenze fra i vari pistacchi. La scuola scende in piazza, ed è ormai un appuntamento fisso. L'ultima sera si premiano il negozio con la migliore vetrina e il migliore stand.
Il momento più atteso è però una torta: i pasticceri di Bronte ne preparano una lunga, al pistacchio, che nella giornata conclusiva viene tagliata e distribuita alla folla. La sagra richiama oltre 100.000 visitatori da tutta Italia e dall'estero.
Mister Brontë, un pistacchio con un occhio solo
La mascotte della sagra si chiama Mister Brontë, è stata ideata da Quater, e ogni suo dettaglio racconta qualcosa della città. È un pistacchio con un unico occhio, per rievocare il ciclope Bronte, da cui viene il nome della cittadina.
Nella mano stringe un lampo, e anche quello ha una ragione: secondo il mito Bronte, assieme ai fratelli Sterope e Piracmon, viveva nelle caverne dell'Etna dove faceva il fabbro alle dipendenze del dio Efesto, e il suo compito era forgiare i fulmini e i lampi che sarebbero poi stati usati da Zeus, il padre degli dèi.
Il nome e il cappello sono inglesi. Il cappello è un riferimento alla Ducea di Maniace e alla stirpe dell'ammiraglio britannico Horatio Nelson, al quale Ferdinando di Borbone nel 1799 donò l'allora abbazia — oggi «il Castello» — e tutto il suo territorio. Il ciclope Bronte è «Tuono», Stèrope è «Lampo», Piràcmon è «Incudine ardente»: condannati a lavorare nella fucina del dio Vulcano, dentro le viscere dell'Etna, avevano il compito di fabbricare i fulmini di Giove e le armi degli eroi. La lettura è accreditata da Virgilio, che nei suoi versi canta di Bronte e dei suoi amici fabbri nell'officina divina, e da Tucidide, che nel libro VI de «La guerra del Peloponneso» accenna all'esistenza della tribù barbara dei Ciclopi che, assieme ai Lestrigoni, abitò questa parte di Sicilia prima della colonizzazione greca.
Anno dispari, anno di raccolta
La raccolta del pistacchio di Bronte è biennale — caso unico forse nel mondo — e cade negli anni dispari, fra la fine di agosto e l'inizio di settembre.
La pianta, non producendo per un anno, è in condizione di accumulare energie utili per migliorare e moltiplicare la produzione dell'anno successivo. L'anno in cui non si raccoglie serve a farla riposare. Nell'anno pari, quello «di scarica», si procede alla cosiddetta potatura verde, cioè alla degemmazione — le gemme in fase di crescita vengono tolte manualmente, una a una — con una tradizione che si perde nella notte dei tempi e che risale probabilmente alla dominazione araba. Aprile è invece la fase centrale dell'impollinazione: serve il pistacchio maschio per produrre il polline che feconderà il pistacchio femmina e garantire la produzione.
La raccolta dura in genere sui trenta giorni, e sono giorni durante i quali il corso Umberto — «a chiazza» — diventa quasi deserto: tutti, giovani e vecchi, studenti e impiegati, donne e bambini, incuranti del caldo, sono nei «lochi», i pistacchieti, a scuotere i rami, a raccogliere il frutto con tende, panieri od ombrelli, a «sgrollarlo» e a farlo amorevolmente asciugare al sole. Le «sciare» di Bronte si popolano, si risvegliano da un lungo letargo, si animano di gente festosa e diventano luogo di canti e di imponenti tavolate. Donne e uomini carichi di ceste si piegano fin dalle prime luci dell'alba, cantando e raccogliendo.
La raccolta avviene esclusivamente a mano. Il terreno impervio rende impossibile, oltre all'irrigazione, l'uso di macchinari, e non c'è possibilità di meccanizzazione, specie sul substrato delle colate laviche dove le piante crescono.
Il mallo, il sole, il freddo
Subito dopo la raccolta viene la smallatura, la prima operazione di tutte. Il mallo è la polpa che avvolge il pistacchio: quando matura, cioè quando è rosa, si deve togliere per sfregatura, e il frutto va messo ad asciugare al sole perché è umido.
Prima delle macchine l'operazione si faceva con una spazzola con chiodi d'acciaio; negli anni Sessanta le smallatrici erano ancora un semplice rullo passato su una rete, e i pistacchi si raccoglievano uno a uno dagli alberi, in cesti di vimini piccolini che potevano contenere sì e no dieci chili di prodotto ciascuno. Oggi il pistacchio viene smallato entro dodici ore, poi lasciato tre giorni al sole oppure messo in forno per ventiquattro ore, e infine conservato nelle celle frigorifere; si vende col guscio e senza. Dal frutto sulla pianta bisogna togliere il mallo, il guscio e quella pellicina che protegge il verde pistacchio.
La pianta che regge tutto questo è la Pistacia vera, e quella etnea è l'unica in Italia in cui si produce. È longeva — vive sino a 300 anni — resinosa, dalla chioma folta, non ha bisogno né di molta acqua né di particolari trattamenti, e si aggrappa ai versanti più ripidi e scoscesi grazie ai rami nodosi e alle radici profonde: per questo la chiamano «spaccasassi». Cresce fra la maestosità dell'Etna e i monti Nebrodi, su terreni lavici, e dà frutto fino a 900 metri sul livello del mare. Il frutto ha la buccia color avorio e racchiude un trionfo di sfumature colorate, dal verde pastello al violaceo.
Nel 2009 il pistacchio di Bronte ha ottenuto dall'Unione Europea il marchio D.O.P., ed è riconosciuto anche come Presidio Slow Food; il riconoscimento tutela oltre 1.000 piccoli produttori locali. La valorizzazione è affidata a un apposito Consorzio di tutela, che fra gli altri compiti deve vigilare sui prodotti similari capaci di ingenerare confusione nei consumatori.
Frastuca, e lo zucchero sulle figlie femmine
La coltivazione del pistacchio ha origini antichissime, risalenti a oltre 3.000 anni fa in Medio Oriente, e la pianta viene dall'antica Persia. Le prime tracce in Sicilia risalgono all'epoca dei Fenici e dei Greci, ma furono gli Arabi, nell'827 d.C., a introdurre e diffondere la coltivazione nell'isola, trovando nelle terre laviche dell'Etna un habitat ideale. Il territorio, dicono a Bronte, è segnato da 1000 anni di coltivazione.
Di quel passaggio è rimasta anche la lingua: in dialetto siciliano il pistacchio si chiama «frastuca» e la pianta «frastucara», termini che derivano dall'arabo «fustaq». E sono rimaste due usanze che dicono quanto questo frutto sia entrato nella vita del paese. La prima: mangiato durante il viaggio di nozze, il pistacchio porterebbe fortuna alle giovani spose. La seconda è più curiosa, e riguarda l'usanza di cospargere di zucchero le figlie femmine affinché si sposassero presto: quando una ragazza, arrivata a una certa età, non aveva ancora trovato marito, si diceva «Non ci mìsero u zùccuru».
In tavola, alla sagra, il pistacchio va dal dolce al salato senza soluzione di continuità. Il prodotto più richiesto è l'arancino al pistacchio; poi ci sono il gelato, le paste di pistacchio — fatte con la stessa procedura della pasta di mandorle — la crema spalmabile detta anche Nutella al pistacchio, le crêpes, la granita, i cannoli farciti, il pesto a base di solo pistacchio e olio di semi, la pasta al pesto, le pennette, la pasta fresca con mortadella, la pasta che ha il frutto nell'impasto, e il liquore chiamato «Baileys al Pistacchio» per la sua consistenza cremosa. C'è la salsiccia farcita al pistacchio, che all'inizio i macellai prepararono con qualche perplessità. C'è la Pistacchiella, una specie di Nutella di colore verde. E c'è la filletta al pistacchio, il dolce tipico brontese guarnito col frutto. La torta, quella grande, è di pan di spagna, a volte farcito con uno strato di cioccolato o di Nutella.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della Sagra del Pistacchio, a Bronte, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Bronte-Casello 54 si trova a 800 metri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Paternò dista 30 chilometri, cioè 30 minuti di strada.
Nello stesso periodo, poco lontano
Chi passa di qui a settembre trova anche questi appuntamenti.
- Sagra dell'Arancino ad Aci Castello — settembre
- Sapori D'autunno a San Pietro Clarenza — settembre
- Ottobrata a Zafferana Etnea — ottobre