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San Giovanni · Tradizioni

Le tradizioni di San Giovanni in Emilia-Romagna: riti, piatti e usanze del posto

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A Parma e a Reggio la sera del 23 giugno si mangiano i tortelli d'erbetta all'aperto, apposta per prendere la rugiada: la chiamano rozäda äd San Zvan, ed è la notte del tortello. A Bologna, invece, si aspettano le streghe dirette al Grande Noce.

A Cavriago si sale sui colli del Ghiardo.

La notte del tortello

A Parma e a Reggio Emilia si mangiano i tortelli verdi, o d'erbetta, nella vigilia di San Giovanni.

La tortellata conviviale si tiene la sera del 23 giugno all'aperto, apposta per ricevere la rugiada della notte di mezza estate; l'usanza del 23 giugno vieta la carne e porta ai tortelli. In dialetto parmigiano la ricorrenza si chiama la notte del tortello.

A Piacenza, la sera prima, si cena con i tortelli piacentini ripieni di ricotta, grana ed erbette.

La rozäda äd San Zvan

La rugiada di San Giovanni ha un nome in ogni dialetto: a Parma è la rozäda d'San Zvan, a Reggio e Parma la guàsa, in Romagna la gvaza ad San Zván.

A Parma era un balsamo benefico, e si pensava che le erbe medicinali bagnate di rugiada acquistassero maggiore efficacia: il tarassaco così imbevuto combatteva i malanni, e le ragazze cercavano l'amore strofinandosi sulla mentuccia umida dei campi.

Le rezdore, intanto, esponevano coperte e abiti per proteggerli dalle tarme e dalle sciagure.

L'acqua di San Giovanni

L'acqua di San Giovanni si prepara fra il 23 e il 24 in una bacinella lasciata fuori casa tutta la notte, con erbe e fiori immersi.

Nelle campagne romagnole ci si mettono l'iperico, la lavanda, l'artemisia, la salvia, la malva, la menta e il rosmarino; a Parma i fiori, il rosmarino, la menta e la salvia. In Romagna si chiama acva ad San Zván.

La mattina del 24 serve a lavare viso e mani.

Benedetta dalla Madonna

L'acqua odorosa lasciata fuori tutta la notte veniva creduta benedetta dalla Madonna e da San Giovanni.

La bacinella con i fiori di campo era ritenuta efficace contro il malocchio, l'invidia e le fatture, soprattutto sui bambini.

E la prima acqua attinta la mattina di San Giovanni avrebbe mantenuto la vista.

Le streghe del Grande Noce

A Bologna la notte di San Giovanni è detta anche notte delle streghe, e si lega a riti propiziatori, alle fortune e alla prosperità.

La vigilia è collegata alla leggenda delle streghe che volano al Grande Noce dell'Eremo di Tizzano, a Casalecchio di Reno: il loro passaggio sarebbe visibile fino a mezzanotte, poi scompare con la festa.

Sulla soglia si mettono le erbe di San Giovanni: l'aglio, l'artemisia, l'iperico, la lavanda, la ruta e la verbena. La tradizione bolognese lega la notte anche ai falò, alla raccolta delle noci acerbe e al consumo delle lumache.

Il nocino di mani femminili

Il nocino si prepara con le noci verdi raccolte la notte di San Giovanni.

Sarebbe di buon auspicio perché le noci sono bagnate dalla rugiada e raccolte da mani femminili.

Il nocino parmigiano richiede noci verdi tagliate, pestate e lasciate nell'alcol con le spezie; anche a Piacenza le noci raccolte in questo periodo servono per il nocino.

Le dodici foglie di cipolla

A Parma il rito delle dodici foglie di cipolla serve a prevedere il mese più piovoso.

Quella notte si osservano anche le lucciole, per prevedere la temperatura estiva.

Il mare all'alba

In Romagna era costume bagnarsi all'alba sulla riva del mare, per proteggersi dai dolori reumatici.

I contadini romagnoli portavano al mare i buoi e i cavalli, perché si rinvigorissero e fossero immuni dalle malattie.

I comparati e le ruote infuocate

La vigilia di San Giovanni prevedeva il rito dei comparati, con lo scambio di un mazzolino di fiori.

Durante la notte ardevano i falò nelle campagne, e le ruote infuocate rotolavano lungo i pendii.

I gesti dei campi

La tradizione lega San Giovanni al gesto contadino di gettare nel fiume tre spighe di grano marcio o tre pezzi di carbone.

L'uva raccolta all'alba e data ai polli evitava i danni alla vigna, e ventiquattro spighe si tenevano come amuleto contro le sventure.

A Piacenza il 24 giugno è il giorno in cui si miete il grano, e all'alba la rugiada bagna le erbe per gli infusi o gli impacchi.

La Roseda ed San Svan

A Cavriago la ricorrenza è chiamata Roseda ed San Svan ed è celebrata da tempo immemorabile.

Ci si reca all'antico oratorio fuori dall'abitato, sui primi colli del Ghiardo, e lì si attende di prendere la rugiada insieme ai compaesani.

La Notte delle Streghe di Marignano

A San Giovanni in Marignano la notte è celebrata da molti secoli come La Notte delle Streghe, legata al solstizio d'estate.

Il borgo ospita un mercatino delle streghe con essenze, manufatti e unguenti a base di erbe, e le proposte enogastronomiche dei ristoranti e delle associazioni locali.

A Cesena la festa dura cinque giorni: il 24 segna l'avvio dell'estate e la città si riempie di banchi ambulanti.

Domande frequenti

Perché la vigilia di San Giovanni si mangia all'aperto in Emilia

Per ricevere la rugiada della notte di mezza estate: la sera del 23 giugno si fa la tortellata con i tortelli d'erbetta, e l'usanza vieta la carne.

Che cos'è l'acqua di San Giovanni

È la bacinella con erbe e fiori lasciata fuori casa tutta la notte fra il 23 e il 24: la mattina serve a lavare viso e mani, ed era creduta benedetta dalla Madonna e da San Giovanni.

Dove volano le streghe secondo la tradizione bolognese

Al Grande Noce dell'Eremo di Tizzano, a Casalecchio di Reno: il loro passaggio sarebbe visibile fino a mezzanotte.

Che cos'è la Roseda ed San Svan di Cavriago

È la ricorrenza celebrata da tempo immemorabile: si sale all'antico oratorio sui primi colli del Ghiardo per «prendere la rugiada» insieme ai compaesani.

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