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«X Agosto» di Pascoli: la poesia che ha fissato le lacrime di san Lorenzo
«X Agosto» è la poesia con cui Giovanni Pascoli ha legato la notte di san Lorenzo al pianto. La scrisse per il padre Ruggero, ucciso in un'imboscata il 10 agosto 1867: gli assassini non furono mai arrestati, e il delitto restò impunito.
Il titolo è la data, e la data è quella del santo.
Il fatto da cui nasce
Il 10 agosto 1867 Ruggero Pascoli, padre del poeta, fu ucciso mentre tornava a casa.
Il delitto non ebbe colpevoli: gli assassini non furono mai arrestati, benché gli indizi indicassero un mandante e due esecutori materiali. La ferita restò aperta per tutta la vita del poeta, e attraversa la sua opera.
Pascoli non intitolò la poesia con il nome del padre né con la parola «lutto». La intitolò con il giorno: X Agosto, cioè il 10 agosto, il giorno di san Lorenzo.
Perché riguarda la festa
La notte delle stelle cadenti aveva già i suoi nomi popolari — lacrime di san Lorenzo, oppure fuochi di san Lorenzo, le scintille della graticola volate in cielo. Pascoli non inventò quella tradizione: la fissò.
I versi d'apertura mettono in fila il santo, le stelle e il pianto:
> «San Lorenzo, io lo so perché tanto / di stelle per l'aria tranquilla / arde e cade, perché sì gran pianto / nel concavo cielo sfavilla.»
Da quel momento, per generazioni di lettori italiani, guardare il cielo del 10 agosto significa anche ricordare quei quattro versi. È la ragione per cui il nome «lacrime» ha prevalso su «fuochi» nell'uso comune.
Il parallelismo che regge la poesia
La costruzione del testo accosta due morti.
Da una parte una rondine che torna al nido e viene uccisa, lasciando i piccoli ad aspettarla. Dall'altra un uomo che torna a casa e viene ucciso allo stesso modo.
Sono due innocenti colpiti senza ragione, e la loro sorte diventa il modo per dire una cosa sola: il male colpisce chi non ha colpa. Il cielo che «sfavilla» di pianto è la reazione dell'universo a quella ingiustizia.
Dove sta la poesia
X Agosto appartiene a Myricae, la prima raccolta poetica di Pascoli, pubblicata nel 1891.
La raccolta crebbe nel tempo, edizione dopo edizione, fino ad arrivare a 156 poesie nel 1911. Il titolo latino richiama le tamerici, le piante umili: è la dichiarazione di poetica di un autore che guarda alle cose piccole e quotidiane della campagna, e ci trova dentro il senso di tutto il resto.
La notte dei desideri
Attorno alla stessa data vive la consuetudine più popolare: esprimere un desiderio a ogni stella cadente.
In alcune zone la si accompagna a una formula: «Stella, mia bella stella, desidero che…». La tradizione promette che chi si sofferma a ricordare il dolore del santo, guardando le sue «lacrime», vedrà realizzato un desiderio.
È lo stesso movimento che compie la poesia: alzare gli occhi al cielo e leggerci dentro una vicenda umana.
Domande frequenti
Perché la poesia si intitola «X Agosto»?
Perché è il giorno in cui, nel 1867, fu ucciso il padre del poeta, Ruggero Pascoli. È anche il giorno di san Lorenzo, la notte delle stelle cadenti: il titolo tiene insieme le due cose.
Che cosa c'entra san Lorenzo con la morte del padre di Pascoli?
Il legame è la data. Pascoli usa la tradizione popolare delle «lacrime di san Lorenzo» per dire che il cielo stesso piange l'ingiustizia, e accosta il delitto del padre alla morte di una rondine.
In quale raccolta si trova?
In Myricae, la prima raccolta di Pascoli, pubblicata nel 1891 e poi accresciuta fino a 156 poesie nell'edizione del 1911.
Pascoli ha inventato il nome «lacrime di san Lorenzo»?
No: la tradizione popolare era già diffusa da secoli, e chiamava quelle scie lacrime o fuochi del santo. La poesia le ha fissate nella lingua letteraria italiana.