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San Martino · Tradizioni

La questua dei bambini di san Martino: pentole, coperchi e filastrocche

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La sera dell'11 novembre, a Venezia, i bambini escono in gruppi di quattro o cinque battendo pentole, coperchi e mestoli di legno presi in casa. Vanno di calle in calle e di negozio in negozio, cantano una filastrocca e chiedono dolci o spiccioli.

Chi non dà niente si prende un anatema.

Come funziona

Gli strumenti sono quelli della cucina, trafugati da casa: pentole, coperchi e mestoli di legno, battuti fra loro come tamburi.

I gruppi girano di campo in campo e di calle in calle, si fermano davanti alle botteghe e alle abitazioni, cantano, e chiedono caramelle, dolcetti o spiccioli a negozianti e passanti. In alcune zone la questua si faceva la vigilia.

Si insiste finché non arriva qualcosa: la regola non scritta è che non ci si sposta senza aver ricevuto.

La filastrocca

Il testo veneziano racconta una storia e finisce con una richiesta.

Comincia con «San Martin xe 'ndà in sofita», e prosegue con il santo che cerca la «so novissa», le «do putele» che stanno in casa, la «Siora Cate» lodata perché «tanto bela».

Poi arriva il punto: si invoca la carità di san Martino«che ghe fassa la carità» — e si fa presente che i bambini sono tanti e hanno fame.

La chiusa è la firma del gruppo: «E col nostro sachetin, ve cantemo el San Martin», oppure «E col nostro sachetin, viva viva San Martin».

Le due versioni: chi dà e chi non dà

La filastrocca ha un finale doppio, e lo sceglie chi apre la porta.

C'è anche una minaccia intermedia, tutta veneziana: se non si riceve abbastanza, il gruppo resta lì a suonare finché qualcosa non arriva.

Perché i bambini, e perché quel giorno

La questua cade nel giorno che chiudeva l'anno agricolo: la festa di san Martino era il momento dei bilanci, e insieme quello dell'abbondanza prima dell'inverno.

Il tema della filastrocca — la carità chiesta da chi ha fame — ripete il gesto per cui il santo è celebre: il mantello diviso con un povero.

Alla questua si accompagna il dolce della festa: un biscotto di pasta frolla a forma di cavallo con il santo in sella, guarnito con glassa, praline, caramelle e cioccolatini.

Oggi l'usanza sopravvive in sparuti gruppetti, ma non è sparita.

Le lanterne, dall'altra parte delle Alpi

Nel resto d'Europa la stessa sera i bambini escono con la luce invece che con il rumore.

In Germania si organizza la Laternenumzug: i bambini sfilano con le lanterne accese, spesso dietro un uomo vestito da san Martino, e cantano «San Martino cavaliere», una canzone che ringrazia il santo per la luce che guida il cammino.

In Belgio i bambini girano per le strade cantando e portando lanterne di carta: a Veurne chiedono piccoli doni, denaro o mele; nella regione di Bruges chiedono ai contadini mele o nocciole.

In Italia la tradizione delle lanterne è sentita soprattutto nelle scuole steineriane e in alcune scuole dell'infanzia, dove i bambini illuminano i boschi durante una passeggiata serale. Le lanterne si costruiscono con carta, carta di riso e carta velina, oppure con vasetti di vetro e bottiglie di plastica.

Domande frequenti

Che cos'è la questua di san Martino a Venezia?

La tradizione per cui l'11 novembre i bambini girano in gruppo battendo pentole e coperchi, cantano una filastrocca davanti a case e negozi e chiedono dolci, caramelle o spiccioli.

Che cosa dice la filastrocca?

Racconta di san Martino andato in soffitta a cercare la sua promessa sposa, invoca la carità del santo e si chiude con «E col nostro sachetin, ve cantemo el San Martin».

Che cosa succede se non si dà niente?

I bambini cantano una formula di malaugurio contro i tirchi, e in alcune versioni restano lì a fare rumore finché non ricevono qualcosa.

In altri paesi si fa lo stesso?

Con le lanterne al posto delle pentole: in Germania c'è la Laternenumzug, in Belgio i bambini portano lanterne di carta e chiedono mele, nocciole o denaro.

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