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Chi era davvero san Valentino: quanti santi ci sono dietro un solo nome
Dietro il nome di san Valentino non c'è una persona sola. Il Martirologio Romano ne ricorda due il 14 febbraio, la Catholic Encyclopedia arriva a tre, e i due principali furono entrambi decapitati e sepolti lungo la stessa strada, la via Flaminia.
Distinguerli è un problema aperto da secoli.
I due del Martirologio Romano
Il Martirologio Romano, al 14 febbraio, porta due nomi.
Il primo è ricordato a Roma, sulla via Flaminia: presbitero e martire, ucciso e decapitato sotto Claudio Cesare. La sua vicenda si colloca intorno al 270, durante la persecuzione di Claudio il Gotico.
Il secondo è ricordato a Terni: decapitato per ordine del prefetto di Roma Placido, con morte a Roma il 14 febbraio 273. Nella sua commemorazione il Martirologio usa la sola qualifica di martire, non quella di vescovo.
Entrambi furono sepolti lungo la Flaminia, ma a distanze diverse dalla città.
Il terzo, e quello che non si sa
La Catholic Encyclopedia conta almeno tre Valentini nei martirologi antichi del 14 febbraio: il prete di Roma, il vescovo di Interamna — cioè Terni — e un terzo africano, del quale non si sa nient'altro.
La testimonianza più antica è anche la più asciutta: il Martirologio Geronimiano, compilato nella prima metà del V secolo nell'Italia settentrionale, probabilmente ad Aquileia, registra al 14 febbraio «Interamnae, via Flaminia, miliario ab urbe Roma LXIII, natale Valentini» — e già dal IV secolo a Terni si venerava un martire di quel nome.
Una persona o due?
Sulla questione gli studiosi si sono divisi da tempo, e le posizioni sono tre.
- Due persone distinte: un vescovo a Terni e un prete a Roma, morti a distanza di anni.
- Una sola persona, sdoppiata dalla tradizione in due commemorazioni.
- Una terza ipotesi, più radicale: il Valentino romano non sarebbe un martire, ma il finanziatore della basilica costruita da papa Giulio sulla Flaminia nel IV secolo — cioè un nome finito nei calendari per un motivo diverso da quello che si crede.
Le date di morte che circolano riflettono questa incertezza: 269-270 per le esecuzioni sotto Claudio il Gotico, 273 per il ternano, e la diocesi di Terni colloca il martirio addirittura nel 347.
Chi era il Valentino di Terni
Al di là del nodo storico, la figura che la tradizione italiana ha tenuto è quella ternana.
Nato a Interamna nel 176, vescovo, martire. Alla sua memoria si legano la protezione degli innamorati, l'accompagnamento al matrimonio e l'incoraggiamento ad avere figli. Le date che gli si attribuiscono oscillano di mezzo secolo, fra una nascita nel 176 e una intorno al 225.
Il nome viene dal cognomen romano Valentinus, «appartenente a Valente», e l'onomastico si festeggia il 14 febbraio — giorno che ricorda anche il prete romano vissuto un secolo prima e un corpo santo venerato a Udine.
Come è diventato il santo degli innamorati
Il patronato sugli innamorati non viene dalla figura storica: nasce in ambiente anglosassone, molto più tardi.
A diffondere il culto furono i Benedettini, in Francia e in Inghilterra. E la consacrazione letteraria è di Geoffrey Chaucer, che nella seconda metà del XIV secolo, nel poema The Parliament of Fowls, lega per la prima volta il giorno di san Valentino all'amore.
Prima di quel poema, il 14 febbraio era la memoria di un martire — o di due, o di tre.
Domande frequenti
Quanti san Valentino ci sono?
Il Martirologio Romano ne ricorda due il 14 febbraio, un prete romano e un martire di Terni; la Catholic Encyclopedia ne conta almeno tre, aggiungendo un Valentino africano di cui non si sa altro.
Sono la stessa persona?
Sulla questione gli studiosi si dividono da secoli: c'è chi li considera due figure distinte, chi una sola sdoppiata, e chi ritiene che il Valentino romano fosse il finanziatore di una basilica sulla Flaminia.
Chi ha reso san Valentino il santo degli innamorati?
Il patronato nasce in ambiente anglosassone, diffuso dai Benedettini in Francia e Inghilterra, e viene fissato da Geoffrey Chaucer nel Parliament of Fowls, alla fine del Trecento.