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Storia di san Valentino: i due santi, Terni e la festa di Chaucer
San Valentino si celebra il 14 febbraio ed è la memoria di un martire cristiano: secondo la tradizione Valentino, primo vescovo di Interamna Nahars, l'odierna Terni, decapitato lungo la via Flaminia il 14 febbraio del 273. La festa fu istituita nel 496 da papa Gelasio I in sostituzione dei Lupercalia, i riti romani di purificazione e di fertilità che si celebravano a metà febbraio in onore del dio Luperco. Il legame con l'amore romantico nelle fonti tardo-antiche non c'è: nasce nel XIV secolo, nella letteratura inglese, con il Parlamento degli Uccelli di Geoffrey Chaucer.
Due Valentini, e tre date per una sola morte
La prima difficoltà arriva subito, aprendo il libro dove la Chiesa registra i suoi martiri: nel Martirologio Romano, al 14 febbraio troviamo non uno, ma due Valentini. Uno è un prete romano che sarebbe stato decapitato sulla via Flaminia, sotto l'imperatore Claudio II, nel 269 o 270; l'altro è un vescovo di Terni, consacrato da san Feliciano di Foligno, e decapitato in Roma nel 273. C'è persino chi ne conta tre: «ce ne sono almeno tre di santi con quel nome nella Chiesa Cattolica, tutti e tre martiri».
I due però si somigliano troppo. Troppe analogie, in particolare il luogo del supplizio e del seppellimento, accomunano la vicenda del Valentino romano a quella del Valentino ternano per non sospettare che si tratti in realtà di un unico martire: in entrambi i casi si racconta di una testimonianza di fede, di una guarigione miracolosa che provoca conversioni, e di un martirio per decapitazione al secondo miglio della via Flaminia.
La tradizione ternana lo fa nascere a Interamna Nahars intorno al 176, primo vescovo della città umbra nel 197 per investitura di papa San Feliciano, vescovo di Foligno, e decapitato il 14 febbraio del 273, sotto l'imperatore Aureliano, all'età di 97 anni; il corpo fu trasportato e sepolto al LXIII miglio della Via Flaminia.
Una ricostruzione diversa parte invece da un dato d'archivio. Fra i convertiti di Valentino c'è Abbondio, un altro studente, figlio del prefetto di Roma, Furioso Placido, di cui sappiamo che ricoprì questa carica negli anni 346-347: sarebbe questa dunque la data storica da attribuire al martirio di Valentino.
Nelle fonti tardo-antiche non esiste alcun collegamento esplicito tra San Valentino e l'amore romantico. Tale associazione emerge solo a partire dal tardo Medioevo, in particolare nel contesto culturale anglosassone.
I Lupercalia, e il 496 di papa Gelasio
Il rito che il 14 febbraio avrebbe sostituito si teneva dal 13 al 15 di febbraio nell'antica Roma, in onore del dio fauno Lupercus. Si svolgeva nella grotta dedicata a Lupercus, ai piedi del colle Palatino, dove si credeva fossero nati Romolo e Remo.
Due giovani sacerdoti iniziati, dopo avere offerto in sacrificio una capra e un cane, si coprivano il corpo con le pelli degli animali sacrificati per poi andare, armati di februa — lunghe fruste di cuoio, da cui deriva il termine febbraio — alla ricerca di donne da fecondare. E c'era una sorta di lotteria a sfondo sessuale in cui i nomi delle giovani vergini e degli aspiranti sacerdoti venivano posti dentro appositi contenitori; una volta formate le coppie, esse avevano a disposizione un anno di tempo per figliare.
Erano feste di purificazione di radice arcaica, dall'interpretazione molto controversa, e i loro rituali potrebbero essere in qualche modo sopravvissuti, trasfigurati, nelle tradizioni di sovvertimento dell'ordine del Carnevale.
Nel 496 papa Gelasio I istituì nel giorno del 14 febbraio la festa dedicata a San Valentino di Terni, in sostituzione della solennità pagana dei Lupercalia.
Chaucer: la festa degli innamorati nasce nel Trecento
L'associazione con l'amore arriva dalla letteratura inglese. Nel XIV secolo, il poeta Geoffrey Chaucer scrisse un componimento in cui collegava la festa di San Valentino al momento in cui gli uccelli scelgono il proprio compagno: è il Parlamento degli Uccelli, che associa la ricorrenza al fidanzamento tra Riccardo II d'Inghilterra e Anna di Boemia.
A Parigi nel 1400, il 14 febbraio, viene fondato l'Alto Tribunale dell'Amore, ispirato ai princìpi dell'amor cortese: aveva lo scopo di decidere su controversie legate ai contratti d'amore, ai tradimenti e alla violenza contro le donne, e i giudici venivano selezionati in base alla loro familiarità con la poesia d'amore. La più antica «valentine» di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo e fu scritta da Carlo d'Orléans, all'epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415), che scriveva alla moglie chiamandola mia dolcissima Valentina. Un paio di secoli più tardi, perfino Ofelia dell'Amleto di Shakespeare (1601), impazzita per amore, fa riferimento nei suoi canti alla festa di San Valentino.
Nel Medioevo, soprattutto in Francia e in Inghilterra, era diffusa la credenza che in quella data cominciasse l'accoppiamento degli uccelli. Lo studioso Luciano Morbiato ha rintracciato nei secoli un costante riferimento agli uccelli, e la cosa è rimasta nei proverbi: «A San Valentino ogni uccello ripiglia il cammino», «A San Valentino canta l'allodola in cima al pino», «Per San Valentino se ne vanno le anatre e arrivano le alzavole».
Nel corso del XVIII secolo gli stessi componimenti poetici amorosi, indirizzati ad personam il 14 febbraio, iniziano a chiamarsi valentine, diventando un microgenere poetico. Poi la valentine discende da un piano più esclusivo a un livello di massa con il diffondersi dell'alfabetizzazione, fino a condensarsi nel biglietto decorato a mano con versi in rima.
Negli Stati Uniti fu l'imprenditrice Esther Howland (1828-1904) a dare il via alla produzione su vasta scala. Seppur con vita breve è esistita anche la tradizione dei vinegar valentine, biglietti anti San Valentino con insulti in rima. Alla diffusione della ricorrenza, prima ancora, avevano contribuito i Benedettini, attraverso i loro numerosi monasteri, essendo stati affidatari della basilica di San Valentino a Terni dalla fine della seconda metà del VII secolo.
Che cosa proteggeva Valentino, e le leggende dichiarate per tali
In Veneto il culto di San Valentino è stato associato per secoli alla cura dell'epilessia, chiamata mal de San Valentin: il 14 febbraio a Monselice i bambini salgono in processione al santuario di San Giorgio lungo la via delle cieséte, baciano la teca che conserva le reliquie del santo, ricevono la benedizione e ritirano la chiavetta protettiva contro l'epilessia.
Quella chiavetta oggi passa per un oggetto romantico — è entrata di recente nel marketing amoroso del santo quasi fosse un lucchetto dell'amore — ma rappresenta con ogni probabilità il ricordo della chiave che veniva inserita tra i denti degli epilettici per impedire che durante una crisi si tranciassero la lingua. A Vico del Gargano, invece, la festa è collegata alle arance, per il santo che protegge gli agrumeti dalle intemperie. E in origine, a metà febbraio, San Valentino si trasformò nel santo che annunciava la primavera imminente, ed è a volte rappresentato con il sole nella mano.
Accanto alla scarsa documentazione storica, si sviluppò un ricco corpus leggendario, volto a esaltare il santo come modello di carità e mediatore dell'amore umano. I racconti ricorrenti sono tre: la celebrazione clandestina di matrimoni tra giovani innamorati; il miracolo della guarigione della figlia del carceriere; l'episodio del messaggio di commiato firmato «dal tuo Valentino».
Attorno ne girano altri: Sabino e Serapia, il legionario e la giovane cristiana malata di tisi, che secondo il racconto muoiono insieme mentre il vescovo li benedice; la rosa del giardino donata alle coppie, fino a una benedizione nuziale collettiva una volta l'anno; la dote regalata a una fanciulla povera, che senza quella non avrebbe potuto sposarsi. E l'editto: Claudio II avrebbe abolito matrimoni e fidanzamenti per i ragazzi in età di leva, perché la guerra non fosse affare da ammogliati, e Valentino ne avrebbe celebrato uno lo stesso.
Terni, dove le date si possono documentare
Il patronato è legato al ritrovamento del corpo a opera del vescovo Giovanni Antonio Onorati nel luglio 1605, ed è solo a partire dal 1606 che diventa preoccupazione dei ternani tributare al santo gli onori che gli spettano, con il restauro della chiesa, l'ornamento delle reliquie, le processioni. Nel 1703 gli abitanti di Terni ricorsero a San Valentino in occasione del violento terremoto che colpì la città per ben sei mesi provocandone la distruzione quasi totale.
Il titolo di patrono arriva da una votazione contesa. La sacra congregazione dei Riti, il 13 settembre 1642, emanò un decreto con cui ordinava a ogni città di scegliere un solo Santo come Patrono: a Terni il Consiglio di Credenza scelse con 42 voti su 43 San Valentino, mentre il Clero scelse con 45 voti su 67 Sant'Anastasio Confessore. Decise Roma, e il patronato fu confermato dal Pontefice Urbano VIII con un Breve del 5 giugno 1644.
Negli ultimi trent'anni nella basilica di San Valentino a Terni sono state recapitate migliaia di lettere d'amore provenienti dai quattro continenti.
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