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I lucchetti dell'amore sui ponti: un rito nato da un romanzo del 2006
I lucchetti dell'amore sui ponti non vengono da una tradizione antica: nascono da un romanzo del 2006. Nel libro due ragazzi ne chiudono uno al terzo lampione di Ponte Milvio, a Roma, e subito dopo buttano la chiave nel Tevere, perché nessuno possa riaprirlo.
Il primo lo appese l'autore in persona.
Il romanzo, e il primo lucchetto
Il libro è Ho voglia di te di Federico Moccia, uscito nel 2006; il film che ne è stato tratto è del 2007.
Nella scena i due innamorati fissano un lucchetto a un lampione di Ponte Milvio — un ponte romano di 2100 anni — e gettano la chiave nel fiume: il lucchetto chiuso e la chiave irrecuperabile significano un amore che non si può sciogliere.
Moccia ha raccontato di aver chiuso lui stesso il primo lucchetto, la mattina dell'8 febbraio 2006, due giorni prima che il libro uscisse. Una settimana dopo erano già trecento.
L'idea, ha spiegato, gli era venuta dal servizio militare: i lucchetti che i soldati attaccavano alla recinzione della caserma dopo il congedo.
Come si fa
Il rito ha una forma fissa, e si è diffusa identica ovunque.
- Si incidono sul lucchetto nomi o iniziali, a volte la data d'inizio della relazione.
- Lo si aggancia alla ringhiera di un ponte — o a un cancello, una recinzione, un monumento.
- Si getta la chiave nell'acqua sottostante.
Quello che è successo a Ponte Milvio
Il successo ha avuto un effetto materiale: il lampione romantico non reggeva più il peso di migliaia di lucchetti.
Nel 2012 il Comune di Roma è intervenuto per ragioni di sicurezza: i lucchetti sono stati rimossi e portati in un magazzino comunale a Cesano, per evitare un crollo. Il lampione, già danneggiato dopo l'uscita del film, non è più il punto del rito.
Oggi i fidanzati li appendono sulle catene che delimitano l'area pedonale e bloccano auto e scooter. Chi lo fa rischia una multa di 50 euro.
Il giro del mondo in pochi anni
Dal Ponte Milvio la moda è passata prima agli adolescenti, poi ai turisti, e da lì al resto del mondo.
I lucchetti sono comparsi a Parigi, New York, Seoul, Taiwan, Melbourne, Mosca. Il caso più noto è il Pont des Arts sulla Senna, dove hanno cominciato a comparire alla fine degli anni Duemila e sono diventati un problema strutturale nel 2010.
Le storie che si raccontano prima
Attorno ai lucchetti circolano due racconti d'origine più antichi.
Il primo è serbo, a Vrnjačka Banja, dove si trova il Most Ljubavi, il Ponte dell'Amore. La storia è quella di Nada, maestra elementare, e Relja, ufficiale dell'esercito partito per la Grecia durante la Prima guerra mondiale: lui non tornò da lei, e le ragazze del paese presero a lasciare sul ponte dove i due si incontravano un lucchetto con i nomi degli innamorati, gettando poi le chiavi nell'acqua. Il Washington Post ha però osservato che quel racconto d'origine è inventato: costruito a posteriori, quando il rito era già di moda.
Il secondo rimanda genericamente a un'usanza cinese.
C'è invece un'attestazione documentata e più vecchia del romanzo: a Pécs, in Ungheria, i lucchetti c'erano già negli anni Ottanta.
Che cosa resta vero
Il gesto non è un'invenzione di Moccia in senso stretto — a Pécs esisteva, e in Serbia esiste una tradizione locale — ma la diffusione mondiale parte da un punto solo e da una data sola: Ponte Milvio, febbraio 2006.
È uno dei pochi riti popolari di cui si conosca l'atto di nascita con il giorno preciso.
Domande frequenti
Da dove viene la moda dei lucchetti dell'amore?
Dal romanzo Ho voglia di te di Federico Moccia, del 2006, e dal film del 2007: la scena è ambientata sul terzo lampione di Ponte Milvio, a Roma.
Si possono ancora appendere a Ponte Milvio?
Il lampione è stato liberato nel 2012 per ragioni di sicurezza e i lucchetti portati in un magazzino comunale. Chi li aggancia rischia una multa di 50 euro.
La storia serba è vera?
A Vrnjačka Banja esiste il Ponte dell'Amore e il racconto di Nada e Relja, ma quel racconto d'origine è stato costruito quando il rito era già diffuso. L'attestazione più antica documentata è a Pécs, in Ungheria, negli anni Ottanta.