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I bigliettini dei Baci Perugina: da dove vengono le frasi nel cartiglio

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il cartiglio dei Baci Perugina — il bigliettino arrotolato fra il cioccolatino e la stagnola — è un'idea del direttore artistico Federico Seneca, arrivata negli anni Trenta. Il cioccolatino, invece, esiste dal 1922, e prima di chiamarsi Bacio portava un nome molto meno delicato: Cazzotto.

Le prime frasi non erano affatto romantiche.

Prima il cioccolatino, poi il biglietto

Il Bacio nasce nel 1922 da un'intuizione di Luisa Spagnoli, che cercava un modo per usare la granella di nocciole avanzata dalla lavorazione di altri dolci: impastata con cioccolato fondente, e una nocciola intera sopra.

Il primo nome fu Cazzotto, per la forma. A cambiarlo fu Giovanni Buitoni, che lo ribattezzò Bacio.

Il cartiglio arriva dopo, negli anni Trenta, e lo si deve a Federico Seneca, art director della Perugina — lo stesso che disegnò la scatola blu stellata con i due innamorati, rielaborando Il bacio di Hayez.

Da dove viene l'idea

Buitoni aveva visto i bigliettini nei dolci negli Stati Uniti, e la cosa lo incuriosiva.

Ma la storia che si racconta è un'altra, ed è quella che ha fatto la fortuna del prodotto: Luisa Spagnoli e Giovanni Buitoni furono amanti, e si scambiavano messaggi d'amore nascosti nei cioccolatini. Seneca avrebbe preso da lì l'idea di legare una frase al Bacio.

Il cartiglio nasce così: un messaggio che dovesse trasmettere affetto, calore e simpatia.

Le prime frasi, che non erano d'amore

Chi immagina i cartigli come una collezione di dolcezze resta sorpreso dai primi.

I testi li scrivevano Seneca e Buitoni, e alternavano citazioni di autori classici a battute ironiche o volutamente provocatorie:

Una di quelle frasi fu firmata per gioco «Seneca» — e molti consumatori credettero che fosse del filosofo.

Il cartiglio più famoso è una traduzione

La frase che tutti conoscono non è nata in italiano.

Viene dal Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, e in francese suona: «Un point rose qu'on met sur l'i du verbe aimer». Fu Federico Seneca a lavorarne la traduzione, e ne uscì quella che è diventata la frase simbolo dei Baci:

> «Un apostrofo rosa fra le parole t'amo»

È uno dei cartigli che non sono mai usciti dal catalogo, insieme al pensiero di Pascal sul cuore e la ragione.

Come sono cambiate le frasi

Il passaggio dall'ironia alla dolcezza avviene negli anni Ottanta: da lì i cartigli diventano aforismi e citazioni di poeti e scrittori celebri.

I numeri di adesso: 208 cartigli, tradotti in otto lingue — italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, arabo e cinese.

Nel 2017 è uscita una serie in nove dialetti — pugliese, genovese, milanese, romano, veneto, siciliano, piemontese, napoletano e perugino — con cento proverbi, ognuno accompagnato dalla traduzione in italiano e con la parola «bacio» in dialetto stampata sull'incarto.

I collezionisti, dal canto loro, catalogano i cartigli dal 1984.

Dove sta il biglietto

Un dettaglio che quasi nessuno nota: il cartiglio non è dentro l'incarto esterno.

Sta fra il cioccolatino e la stagnola argentata, arrotolato attorno alla nocciola: è il motivo per cui si legge solo dopo aver aperto il Bacio, e non prima. Il gesto — scartare, srotolare, leggere — fa parte del prodotto quanto la nocciola.

Domande frequenti

Chi ha inventato i bigliettini dei Baci Perugina?

Federico Seneca, art director della Perugina, negli anni Trenta. Il cioccolatino esisteva già dal 1922, creato da Luisa Spagnoli.

Da dove viene «un apostrofo rosa fra le parole t'amo»?

È la traduzione di un verso del Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand: «Un point rose qu'on met sur l'i du verbe aimer».

Quanti cartigli esistono?

Duecentotto, tradotti in otto lingue. Nel 2017 ne è uscita una serie in nove dialetti italiani, con cento proverbi.

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