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Le tradizioni di Sant'Antonio Abate in Veneto: riti, piatti e usanze del posto
A Sovilla di Nervesa della Battaglia il Fogaron di Sant'Antonio Abate si accende da quasi quattro secoli, e nemmeno la guerra lo interruppe: si accendeva di giorno, per non fare da bersaglio ai bombardamenti. Oggi arde la sera del sabato più vicino alla festa.
A Teolo l'oratorio si raggiunge solo a piedi.
Il Fogaron di Sovilla
A Sovilla, frazione di Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso, Sant'Antonio Abate è il patrono, e in suo onore si accende il Fogaron.
La tradizione dura da quasi quattro secoli: secondo i documenti ufficiali il rito si compie da 365 anni. La festa del santo cade il 17 gennaio, ma da decenni la pira si brucia la sera del sabato più vicino alla ricorrenza, verso le 20.30.
Il Fogaron è organizzato dal comitato festeggiamenti di Sovilla, con il patrocinio della Pro Loco di Nervesa.
L'oratorio dei Lasinio
Il rito nacque a Sovilla quando, per volontà della famiglia nobile Lasinio e dei fedeli del posto, fu eretto un piccolo oratorio di campagna dedicato al santo.
Quell'oratorio esiste ancora.
Il falò acceso di giorno
La tradizione non si interruppe nemmeno durante la Seconda guerra mondiale.
In quegli anni, però, il falò veniva fatto di giorno: di notte avrebbe favorito i bombardamenti alleati.
L'oratorio di Teolo
A Teolo, nei Colli Euganei, l'appuntamento con Sant'Antonio Abate cade il 20 gennaio.
La celebrazione si tiene presso l'Oratorio di Sant'Antonio, che è raggiungibile solo a piedi.
Il santo del maialino
Sant'Antonio Abate è legato alla tradizione del maialino nei falò popolari.
I suoi simboli sono quattro: il bastone, la campanella, il maiale — o il cinghiale — e il fuoco.
Perché si accende il fuoco
Il falò di Sant'Antonio è collegato ad antiche usanze agro-pastorali precristiane e aveva funzione di rito di purificazione.
Il fuoco è spiegato anche come memoria di una leggenda: quella del santo che porta il fuoco agli uomini. È una tradizione che tiene insieme la devozione cristiana e il calendario agricolo, in una delle settimane più fredde dell'anno.
I tizzoni e i bigliettini
Nella tradizione locale si portavano a casa i tizzoni spenti del falò: servivano in caso di malasorte.
Il tizzone si conservava come amuleto, e la cenere aveva valore apotropaico contro gli eventi fastidiosi.
In alcune feste, al falò si gettano i bigliettini con le richieste d'amore.
La benedizione
Ai falò di Sant'Antonio si accompagna spesso la benedizione degli animali.
In alcune feste si benedicono anche i pani.
Galani, frittelle di riso e sagne
Per il 17 gennaio, in Veneto, si preparano i galani.
Con loro arrivano le frittelle di riso, dolce tradizionale della ricorrenza, e le sagne: pasta senza uova, fatta di farina e acqua.
Domande frequenti
Che cos'è il Fogaron di Sovilla
È il falò di Sant'Antonio Abate acceso da quasi quattro secoli a Sovilla di Nervesa della Battaglia: secondo i documenti ufficiali il rito si compie da 365 anni, la sera del sabato più vicino al 17 gennaio.
Perché durante la guerra il falò si accendeva di giorno
Perché di notte il fuoco avrebbe favorito i bombardamenti alleati: la tradizione non si interruppe, ma cambiò orario.
A che cosa servivano i tizzoni del falò
Si portavano a casa per i casi di malasorte e si conservavano come amuleto; anche la cenere aveva valore apotropaico.
Che cosa si mangia in Veneto per Sant'Antonio Abate
I galani, le frittelle di riso e le sagne, la pasta senza uova fatta con farina e acqua.