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Settimana Santa · Tradizioni

Perché a Pasqua si benedice l'ulivo e non la palma

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Nel Vangelo la folla accoglie Gesù a Gerusalemme agitando rami di palma, ma nelle chiese italiane, la Domenica delle Palme, quello che si benedice è quasi sempre l'ulivo. La sostituzione fra le due piante ha una ragione pratica, prima ancora che simbolica o liturgica.

In Europa le palme non crescevano.

Che cosa si celebra

La Domenica delle Palme cade la domenica che precede la Pasqua e apre la Settimana Santa. La celebrano cattolici, ortodossi e alcune Chiese protestanti.

Ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme in groppa a un asino, accolto dalla folla. Dopo la benedizione dei rami comincia la processione fino dentro la chiesa.

La data è mobile, perché legata a quella della Pasqua, che oscilla fra il 22 marzo e il 25 aprile: la domenica cade ancora dentro la Quaresima e precede il Giovedì Santo.

Palma o ulivo

Nel racconto evangelico la palma compare in modo esplicito solo in un testo: il Vangelo di Giovanni parla di rami di palma, mentre gli altri evangelisti descrivono la scena in modo più generico.

La sostituzione con l'ulivo avvenne in Occidente per un motivo geografico: le palme non crescevano in molte regioni, e nel Medioevo la loro scarsità nel continente favorì l'uso dell'albero mediterraneo per eccellenza. In Italia si distribuisce l'olivo proprio per questo, e nella memoria liturgica i due rami restano associati.

Non ovunque, però: in Liguria si preparano ancora palme intrecciate e rami di palma.

Che cosa significano i due rami

Le due piante portano significati diversi, ed entrambi vengono richiamati nel rito.

La palma è associata a vittoria, ascesa, rinascita e immortalità: è il ramo del trionfo, adatto all'accoglienza di un re.

L'ulivo deriva il suo significato dal racconto del Diluvio. Dopo il diluvio Noè fece volare prima un corvo e poi una colomba, che la prima volta tornò all'arca perché l'acqua copriva ancora la terra; il ramoscello d'ulivo è simbolo di pace perché Dio promette un'alleanza dopo il diluvio.

Nella cultura mediterranea l'ulivo è un albero prezioso, simbolo di vita eterna e fede nella risurrezione, di rinascita, buon auspicio e accoglienza. C'è anche un legame diretto con Cristo: l'olio è la materia dei sacramenti.

Da quando si fa

La tradizione è antica, e la sua diffusione seguì un percorso da Oriente a Occidente.

Le prime attestazioni risalgono al IV secolo, soprattutto fra Egitto e Palestina. San Cirillo di Gerusalemme ne parla come di una memoria viva, e in quel secolo si riteneva ancora esistente, nella Valle del Cedron, il palmizio della scena evangelica: da quella memoria sarebbe nata la commemorazione annuale.

A Roma la processione diventa consuetudine solo nel X secolo. La benedizione di palme e ramoscelli d'ulivo è comunque attestata almeno dal VII secolo, e l'intreccio simbolico della palma benedetta risale almeno al XVI.

Che cosa se ne fa a casa

Il ramo benedetto non finisce con la messa: viene portato a casa e conservato fino all'anno successivo.

Le collocazioni ricorrenti sono poche e riconoscibili: appeso a una croce in cucina o in camera, infilato nella cornice di uno specchio, messo sopra una porta o sopra il letto, dove funziona come talismano.

Alle funzioni protettive è dedicata buona parte della devozione popolare: ai rami benedetti vengono attribuite virtù contro sortilegi e spiriti maligni. In alcune regioni il rametto serve anche a benedire la tavola di Pasqua.

Nelle chiese italiane i rami si trovano spesso ammucchiati vicino alla porta, e in alcune comunità si riusa quello dell'anno prima se non se ne ha uno nuovo.

Come si smaltisce quello vecchio

C'è una regola popolare precisa: ciò che è benedetto non si butta, si brucia. I rami dell'anno precedente vengono quindi arsi.

Quel gesto ha anche una destinazione liturgica: le ceneri del Mercoledì delle Ceneri si ottengono bruciando le palme dell'anno precedente. Il ciclo si chiude da sé.

Una tradizione locale

A Saint-Christophe, in Valle d'Aosta, il rito ha una forma sua: la benedizione dei rami d'ulivo avviene alla cappella di Santa Barbara, dove i fedeli si ritrovano verso le 9.30, e da lì la processione raggiunge la chiesa parrocchiale.

I rametti benedetti vengono decorati con una mela, alla quale l'usanza attribuisce proprietà terapeutiche: mangiarla a digiuno il giorno di Pasqua proteggerebbe dai morsi di serpente.

A Teulada, in Sardegna, la palma pasquale è definita una tradizione secolare.

Domande frequenti

Perché si benedice l'ulivo e non la palma?

Perché in gran parte d'Europa le palme non crescono: nel Medioevo la loro scarsità portò a sostituirle con l'ulivo, pianta diffusa in tutto il Mediterraneo.

Che cosa si fa con il ramo benedetto?

Si porta a casa e si conserva fino all'anno dopo, appeso a una croce, allo specchio, sopra una porta o sopra il letto, con funzione di protezione.

Come si butta il ramo dell'anno prima?

Non si butta: si brucia. Le ceneri del Mercoledì delle Ceneri si ottengono proprio bruciando i rami benedetti dell'anno precedente.

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