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Settimana Santa · Tradizioni

Cosa sono i sepolcri del Giovedì Santo e perché si visitano sette chiese

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

I sepolcri del Giovedì Santo non sono sepolcri, e questo è il primo equivoco da chiarire. Sono gli altari della reposizione: il luogo dove si conserva l'Eucaristia consacrata fino alla liturgia del Venerdì Santo, nelle ore in cui il tabernacolo della chiesa resta vuoto.

Non rappresentano la tomba di Gesù.

Che cosa sono davvero

Al termine della Messa nella Cena del Signore, la messa vespertina del Giovedì Santo che inaugura il Triduo pasquale, il sacerdote toglie l'Eucaristia dal tabernacolo e la depone su un altro altare, allestito a parte.

Quell'altare è l'altare della reposizione, e serve a conservare e adorare le specie eucaristiche fino alla liturgia del giorno dopo.

Il nome popolare «sepolcro» ha attecchito ovunque — in Sicilia si chiamano proprio Sepolcri, e in dialetto Subbùlcre — ma quello che si visita è l'ostia consacrata, non una raffigurazione della tomba.

Perché si visitano

La visita comincia la sera del Giovedì Santo, e nasce dall'incontro di due devozioni diverse: il pellegrinaggio alle sette chiese e l'adorazione eucaristica.

Le radici della pratica risalgono al Medioevo e derivano dai pellegrinaggi europei verso il luogo che accolse il corpo di Gesù. In ogni chiesa i fedeli si inginocchiano davanti all'altare della reposizione e pregano: in una versione della tradizione si recitano Gloria, Ave Maria e Padre nostro.

Il giro delle sette chiese

L'usanza è attribuita a San Filippo Neri e fatta risalire al 1552, con inizio il 25 febbraio di quell'anno.

La scelta del giorno non era casuale: cadeva di giovedì grasso, e serviva a offrire un'alternativa ai festeggiamenti del Carnevale romano. Da lì la pratica si stabilizzò e divenne organizzata.

L'itinerario romano toccava le sette basiliche: San Giovanni in Laterano, San Pietro in Vaticano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore, San Lorenzo fuori le mura, Santa Croce in Gerusalemme e San Sebastiano fuori le mura — quattro basiliche maggiori e tre minori.

Il percorso è un anello di circa 20 chilometri.

Che cosa si medita in ogni tappa

Le sette soste non sono un numero arbitrario: corrispondono ai luoghi finali di Gesù, dall'arresto alla morte.

Quante chiese, secondo il posto

Il numero cambia da regione a regione, e a ogni cifra corrisponde una spiegazione.

Le sette chiese sono la forma piena, e il numero viene collegato ai dolori di Maria. Dove si visitano cinque chiese, il riferimento sono le piaghe di Cristo: quattro ferite dei chiodi più quella al costato, causata dal colpo di lancia.

In Sicilia ci si può fermare ad almeno tre chiese; in Campania e a Napoli le visite devono essere sette. La regola diffusa vuole comunque un numero dispari.

Napoli e Firenze

Due città hanno una versione propria del giro, con nomi e percorsi definiti.

A Napoli la tradizione si chiama anche Struscio, e il percorso classico andava da piazza Dante a piazza del Plebiscito. Le ssette chiesielle sono Spirito Santo, San Nicola alla Carità, San Liborio alla Pignasecca, Madonna delle Grazie, Santa Brigida, San Ferdinando di Palazzo e San Francesco di Paola. I primi cenni storici del pellegrinaggio risalgono al 1552 e non hanno origine partenopea.

A Firenze la tradizione è attestata già dal 1540, dodici anni prima di quella romana: si visitano di sera le sette basiliche più importanti della città, cioè Duomo, Santa Maria Novella, Santa Croce, Santa Felicita, Santo Spirito, Santissima Annunziata e San Marco.

Domande frequenti

Che cosa sono i sepolcri del Giovedì Santo?

Sono gli altari della reposizione, dove si conserva l'Eucaristia consacrata dopo la Messa nella Cena del Signore fino al Venerdì Santo. Non rappresentano il sepolcro di Gesù.

Perché si visitano sette chiese?

Per la devozione delle sette chiese attribuita a San Filippo Neri nel 1552: le sette soste corrispondono ai luoghi di Gesù dall'arresto alla morte. Il numero è collegato anche ai dolori di Maria.

Se ne possono visitare meno di sette?

Sì: in Sicilia bastano almeno tre chiese, e in alcune città se ne visitano cinque, in riferimento alle piaghe di Cristo. La regola diffusa vuole un numero dispari.

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