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Il Concertone del Primo Maggio 2027 - storia e tradizione

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori, e in Italia il suo appuntamento più visibile è il Concertone di piazza San Giovanni a Roma, organizzato dal 1990 da CGIL, CISL e UIL con il comune di Roma e trasmesso in diretta dalla Rai. La data viene dal Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che dichiarò il 1º maggio Festa Internazionale dei Lavoratori dopo lo sciopero del 1º maggio 1886 e i fatti di Haymarket a Chicago, e la rivendicazione da cui nasce è una sola: «Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire». Sotto c'è una festa molto più antica, quella del risveglio della natura: i Floralia romani, il palo della cuccagna, e a Roma le fave crude col pecorino.

Piazza San Giovanni, dal pomeriggio a notte

Dal 1990 i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL, in collaborazione con il comune di Roma, organizzano un grande concerto per celebrare il 1º maggio in piazza San Giovanni, dal pomeriggio a notte, con la partecipazione di molti gruppi musicali e cantanti, trasmesso in diretta televisiva dalla Rai.

Il Concertone di Piazza San Giovanni è l'evento simbolo del Primo Maggio a Roma e richiama ogni anno centinaia di migliaia di spettatori, sia in presenza sia in televisione.

A partire dal 2013 viene annualmente organizzato un concerto anche a Taranto che, essendo in concomitanza con quello di Roma, è definito controconcerto: il concertone «Libero e Pensante» prevede la partecipazione di numerosi artisti a titolo gratuito, assieme a importanti interventi di associazioni e comitati, con attività di denuncia e lotta per i diritti umani, dell'ambiente e, logicamente, dei lavoratori.

Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire

«Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire» fu la parola d'ordine, coniata in Australia nel 1855, e condivisa da gran parte del movimento sindacale organizzato del primo Novecento.

Dal congresso dell'Associazione internazionale dei lavoratori — la Prima Internazionale — riunito a Ginevra nel settembre 1866, scaturì una proposta concreta, «otto ore come limite legale dell'attività lavorativa». Negli Stati Uniti la battaglia era guidata dall'Associazione dell'Ordine dei Cavalieri del Lavoro americano, i Knights of Labor, in un periodo di significative e frequenti manifestazioni per i diritti degli operai delle fabbriche durante la Rivoluzione industriale.

Nel 1866 fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, legge che entrò in vigore soltanto l'anno dopo, il 1º maggio 1867, giorno nel quale fu organizzata un'importante manifestazione, con almeno diecimila partecipanti. La conquista, iniziata quel giorno nel solo Illinois, ebbe una successiva espansione lenta e graduale in tutto il territorio statunitense.

Haymarket, la bomba e i martiri di Chicago

Il 1º maggio 1886 cadeva di sabato, allora giornata lavorativa, ma in dodicimila fabbriche degli Stati Uniti quattrocentomila lavoratori incrociarono le braccia; in quel sabato anche Chicago partecipò allo sciopero generale con un corteo pacifico di ottantamila persone.

Il lunedì gli scioperanti sospesi si ritrovarono ai cancelli della fabbrica di mietitrici McCormick, e la polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone sei e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine, gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi il giorno dopo nell'Haymarket Square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio, quando da una traversa fu lanciata una bomba che provocò la morte di sei poliziotti e il ferimento di una cinquantina; nel panico la polizia sparò sui manifestanti. Fu il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti.

Il 20 agosto 1887 fu emessa la sentenza del tribunale: senza prove furono condannati come anarchici otto uomini, sette dei quali a morte; al funerale dei cosiddetti «Martiri di Chicago» parteciparono seimila persone nonostante l'imponente schieramento di polizia. Nel 1887 l'allora presidente degli Stati Uniti, Grover Cleveland, ritenne che il giorno 1º maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare i sanguinosi episodi di Chicago; e l'eco arrivò fino in Italia, dove — non appena si diffuse la notizia dell'esecuzione degli esponenti anarchici, nel 1888 — il popolo livornese si rivoltò prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto e poi contro la Questura della città, dove si diceva si fosse rifugiato il console degli Stati Uniti.

Parigi 1889: la data diventa internazionale, e arriva in Italia

Al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda Internazionale, il giorno 1º maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori, e fu adottata da molti paesi nel mondo. Non ovunque, però, la data ha lo stesso significato: in Canada fu adottata soltanto nel 1894, e lì la festa del lavoro è riferita a precedenti marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872. La risoluzione, datata 20 luglio 1889, diceva: «Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi».

In Italia le manifestazioni cominciano subito: le prime di cui si hanno notizie certe avvennero a Torino tra la fine di aprile e il 1º maggio 1890. La rivista La Rivendicazione, pubblicata a Forlì, cominciava così l'articolo «Per primo maggio», uscito il 26 aprile 1890: «Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d'ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento». A Napoli, il 20 aprile 1890, girava un volantino che diceva: «Lavoratori, ricordatevi il 1º maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte».

Lo Stato reagì con durezza: il governo di Francesco Crispi usò la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1º maggio sia per la domenica successiva. Nacquero così forme di protesta silenziose — a Voghera gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci andarono vestiti a festa — e l'anno dopo, il 1º maggio 1891, la partecipazione fu tale da indurre la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che da lì in avanti sarebbe stata la «festa dei lavoratori di tutti i paesi». L'obiettivo originario si realizza nel 1919, quando i metallurgici e altre categorie possono festeggiare le otto ore; con il Regio decreto n. 692 del 15 marzo 1923 le otto ore diventarono legge, estese ad alcune categorie di lavoratori — furono esclusi, per esempio, i lavoratori agricoli — e con diversi casi di non applicabilità del limite. Di quegli anni resta anche un film: il produttore Cataldo Balducci presenta il documentario «Grandiosa manifestazione per il primo maggio 1913 ad Andria», che riprende la festa in sette quadri e mostra il corteo per le strade affollate, gli uomini tutti col cappello, la banda che suona e alcune bandiere.

Il 21 aprile, Portella della Ginestra, e un santo lavoratore

Durante il ventennio fascista la celebrazione della festa del lavoro fu anticipata al 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma, divenendo per la prima volta giorno festivo, e prese il nome di «Natale di Roma - Festa del lavoro»; tutti gli accordi stabiliti tra industriali e operai per la «giornata di vacanza» del 1º maggio dovevano essere applicati al 21 aprile.

Il 1º maggio assunse una connotazione quanto mai «sovversiva», divenendo occasione per esprimere in forme diverse — dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria — l'opposizione al regime. All'indomani della Liberazione, il 1º maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non avevano memoria della festa del lavoro si ritrovarono insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo.

Il 1º maggio 1947 la ricorrenza venne funestata dall'eccidio di Portella della Ginestra (PA), nel quale la banda criminale di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone quattordici — di cui undici sul momento — e ferendone una cinquantina. La commemorazione fu poi ripresa anche dal mondo cattolico: il 1º maggio 1955 papa Pio XII istituì per tutta la Chiesa cattolica la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici.

Fave, pecorino e l'albero della cuccagna: la festa che c'era prima

Le fave devono essere crude, giovani e freschissime, il pecorino quello romano, con la buccia nera: è il Primo Maggio romano, un rito interclassista immancabile che si ripete da tempo immemorabile e di cui, come spesso accade, si sono smarriti l'origine e il significato — si fa perché è usanza. Accanto ci sono le grigliate e le scampagnate, i carciofi alla romana o alla giudia, i ciambelloni e il vino dei Castelli: una tavola che appartiene alle tradizioni del Lazio prima ancora che alla festa dei lavoratori.

La «Vicia faba» è uno dei legumi più antichi, risalente all'età del bronzo e del ferro, arrivata da noi dalla Persia passando per il Nordafrica e la Grecia, e ne parlò Plinio il Vecchio nella «Naturalis Historia». Le celebrazioni dedicate alla dea Flora — inizialmente chiamate «Floralia», poi «Ludi Florales» — si svolgevano ogni anno dal 28 aprile al 3 maggio, e durante le celebrazioni vi era l'uso di lanciare le fave fresche, che solo in questa occasione perdevano il loro collegamento col culto funebre per privilegiare la simbologia sessuale dei loro baccelli. I Vestini, fra i popoli italici i più devoti a Flora, producevano un pecorino rinomato citato anche da Marziale: da lì l'ipotesi che fave e pecorino stiano insieme da allora, come tanti altri piatti tipici che una ricorrenza si porta dietro da secoli.

Il primo giorno di maggio era festa celebrativa del risveglio della natura, fondata su antichissimi culti agrari e riti magici per propiziare la fecondità dei campi, degli animali e degli uomini; i maggerini portavano un grosso ramo di ontano su cui venivano appesi i doni raccolti di casa in casa, e alla fine del percorso quel ramo poteva venire issato per diventare il palo della cuccagna. I giochi tradizionali di maggio — la cuccagna, la rottura delle pentole, la corsa coi sacchi, le competizioni «a cu mangia di cchiù» — confluirono pari pari nella recente e popolarissima festa del 1º maggio, laicizzando, se così si può dire, una ritualità stagionale di chiara impronta precristiana. Resta un binomio di festa e lotta che accompagna la celebrazione del 1º maggio nella sua evoluzione più che secolare, e che qualcuno ha inteso conciliare definendola una «festa ribelle».

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