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Perché si festeggia il 1° maggio - Festa dei Lavoratori
La giornata che oggi è un giorno di riposo comincia in tutt'altro modo: non nasce come una celebrazione, ma come una rivendicazione.
Sedici ore al giorno
Le radici stanno nella seconda metà dell'Ottocento, quando la rivoluzione industriale «ridisegnò tempi, spazi e condizioni del lavoro», e la condizione di partenza era questa: a metà del 1800 i lavoratori non avevano diritti: lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e spesso morivano sul luogo di lavoro.
Le manifestazioni per i diritti degli operai delle fabbriche erano guidate dall'Associazione dell'Ordine dei Cavalieri del Lavoro americano, i Knights of Labor, una delle principali organizzazioni sindacali dell'epoca.
Quello che chiedevano stava già in una formula, coniata dall'altra parte del mondo: nel 1855 in Australia era stato coniato il motto «Otto ore di lavoro, otto di svago, otto per dormire», uno slogan condiviso poi dai movimenti dei lavoratori di tutto il mondo.
Chicago, 1866: la prima legge delle otto ore
La prima conquista ha una data e un luogo precisi: nel 1866 fu approvata a Chicago, in Illinois, la prima legge delle otto ore lavorative giornaliere, legge che entrò in vigore soltanto l'anno dopo, il 1º maggio 1867, giorno nel quale fu organizzata un'importante manifestazione, con almeno diecimila partecipanti.
Da lì in avanti però la conquista non si estese da sola: iniziata «soltanto nello stato dell'Illinois», ebbe «una successiva espansione lenta e graduale in tutto il territorio statunitense».
Il 1886, il sabato di ottantamila persone
Diciannove anni dopo quella data venne usata come scadenza: il primo maggio 1886, nel diciannovesimo anniversario dell'entrata in vigore della legge sulle otto ore, una storica federazione sindacale indicò quella data come termine ultimo per estendere la riforma a tutto il territorio statunitense, minacciando in caso contrario uno sciopero generale.
La riforma non arrivò, e lo sciopero ci fu: in quel sabato, anche Chicago partecipò allo sciopero generale con un corteo pacifico di 80mila persone.
Il lunedì la scena cambiò: gli scioperanti sospesi si ritrovarono ai cancelli della fabbrica di mietitrici McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti, uccidendone sei e ferendone diversi altri.
Haymarket
Per protestare contro quella repressione, gli anarchici locali convocarono una manifestazione per il giorno dopo nell'Haymarket Square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole.
Fu lì che tutto precipitò: il 4 maggio, da una traversa fu lanciata una bomba, e nel panico la polizia sparò sui manifestanti. Fu il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti, e vi morirono sette poliziotti insieme a quattro civili, undici persone in tutto.
Otto uomini, sette condanne a morte
Il processo si chiuse più di un anno dopo, e si chiuse male: il 20 agosto 1887 fu emessa la sentenza del tribunale: senza prove furono condannati come anarchici otto uomini, sette dei quali a morte.
Il funerale diventò a sua volta una manifestazione: al funerale dei cosiddetti «Martiri di Chicago» parteciparono seimila persone nonostante l'imponente schieramento di polizia.
Nello stesso anno la data entrò nel discorso pubblico americano: l'allora presidente degli Stati Uniti d'America, Grover Cleveland, ritenne che il giorno 1º maggio avrebbe potuto costituire un'opportunità per commemorare i sanguinosi episodi di Chicago.
Parigi, 1889
La data diventò internazionale a Parigi, e per decisione di un congresso: al Congresso Internazionale di Parigi del 1889, che diede il via alla Seconda Internazionale, il giorno 1º maggio fu dichiarato ufficialmente come la Festa Internazionale dei Lavoratori, e fu adottata da molti paesi nel mondo. L'idea venne lanciata il 20 luglio di quell'anno, indicendo «una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre la giornata lavorativa a otto ore».
La scelta del giorno non fu casuale: si optò per il 1º maggio «perché tre anni prima, nel 1886, una manifestazione operaia a Chicago era stata repressa nel sangue».
Attorno a quel tavolo non c'era una sola parte politica: il primo maggio era ancora «unitario», e la Seconda Internazionale «vedeva ancora vicini socialisti (comunque maggioritari), anarchici, blanquisti, "possibilisti" francesi, laburisti inglesi».
L'anno dopo arrivò la prova generale: nonostante la risposta repressiva di molti governi, il 1º maggio del 1890 registrò un'altissima adesione, e a Parigi si tenne «la prima manifestazione internazionale».
Non tutti i paesi scelsero la stessa data. In Canada fu adottata nel 1894, «sebbene il concetto di festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenutesi a Toronto e Ottawa nel 1872»; negli Stati Uniti il Labor Day si festeggia tuttora «il primo lunedì di settembre».
L'Italia: la rivolta di Livorno, il 1890 di Torino
In Italia la notizia americana arrivò prima della festa. Non appena si diffuse la notizia dell'esecuzione degli esponenti anarchici di Chicago nel 1888, il popolo livornese si rivoltò prima contro le navi statunitensi ancorate nel porto, e poi contro la Questura della stessa città, dove si diceva che si fosse rifugiato il console degli Stati Uniti.
La decisione di Parigi «fu ratificata in Italia soltanto due anni dopo». Ma i festeggiamenti erano già cominciati: le prime manifestazioni e festeggiamenti di cui si hanno notizia certa in Italia avvennero a Torino tra la fine di aprile e il primo maggio 1890.
Come veniva vissuta lo dice una frase di allora: «Il primo maggio è come parola magica che corre di bocca in bocca, che rallegra gli animi di tutti i lavoratori del mondo, è parola d'ordine che si scambia fra quanti si interessano al proprio miglioramento».
Quella giornata torinese entrò anche in un racconto. Edmondo De Amicis, nel Primo maggio pubblicato postumo, la guarda dalla finestra di un padrone: «Alle sette in punto il signor cavaliere Bianchini saltò giù dal letto e, affacciandosi alla finestra, ebbe due dispiaceri: vide che il cielo era tutto azzurro e che il muratore Peroni non era andato al lavoro». E ne trae la conseguenza che spaventava la borghesia: «Se festeggiava il 1º Maggio il Peroni, un operaio vecchio e tranquillo, c'era da credere che lo festeggiassero tutti gli operai di Torino».
Trieste, quando si chiamò «festa» per prudenza
Nell'Italia orientale del 1890 la parola stessa era un problema, e la scelta fu deliberata: a Trieste si fece, chiamandola «festa», nel timore delle autorità austriache.
Non fu improvvisata: i compagni (Gerin, Ucekar, Klemenčič) della vecchia Confederazione Operaia, matrice dell'organizzazione politica e sindacale dei lavoratori triestini, prepararono per mesi e mesi quello che doveva diventare il primo in assoluto I Maggio della storia cittadina. I dirigenti «avevano faticato per convincere le "autorità costituite" della natura pacifica della "festa"».
Poco più in là le autorità si regolarono diversamente: a Fiume, sotto amministrazione ungherese, il Conte Szapary proibì le manifestazioni, ma non le riunioni, e i gendarmi vigilarono perché così fosse. A Muggia uno sciopero si diffuse presto fino a Monfalcone.
Il risultato lo raccontarono gli operai stessi sul loro giornale, elencando i luoghi che si erano fermati: l'Arsenale del Lloyd, lo Stabilimento Tecnico, il Molino Economo, «dove durante l'anno né di giorno né di notte si sospende il lavoro», il Porto Nuovo, le rive, le fabbriche edilizie, «e la chiusura di tutti i magazzini, di tutte le botteghe».
I due giornali cittadini raccontarono la stessa giornata con accenti diversi. L'Indipendente dell'1 e 2 maggio 1890 scriveva: «Tutto tranquillo ieri; non ci fu ombra di disordine». Ma nella stessa cronaca si legge che «i lavori di scarico e caricazione al Porto nuovo erano sospesi e gli operai che si incamminavano al lavoro all'alba non venivano lasciati passare dalle guardie appostate nei pressi dei Magazzini generali», e che le restrizioni furono decise «dalle ordinanze comunali, non da quelle di Pubblica Sicurezza». Le truppe «restarono in caserma».
La prudenza si vedeva anche nei dettagli pratici: la società della Tramway fece uscire soltanto i carrozzoni aperti per evitare il danno dei cristalli frantumati, in un eventuale disordine. E a Muggia, dove alcuni operai «percorsero le vie in modo pacifico con una bandiera spiegata», quaranta operai si offersero di mantener l'ordine.
Dieci anni dopo la cronaca si sposta in Friuli: a Udine, il primo maggio 1900, La patria del Friuli riferisce di uno sciopero dei muratori, che si avviano in corteo in Viale Venezia, e che via via ingrossa mentre i muratori invitano gli altri lavoratori «alla fratellanza, a perdere una giornata di lavoro per migliorare i loro giorni futuri».
Andria, 1913: la festa in sette quadri
Della festa italiana esiste anche una delle prime riprese: il produttore cinematografico Cataldo Balducci presenta il documentario Grandiosa manifestazione per il primo maggio 1913 ad Andria (indetta dalle classi operaie) che riprende la festa in sette quadri.
Quello che si vede è un corteo che percorre le strade affollate della città: gli uomini, tutti con il cappello, seguono la banda che suona, con alcune bandiere.
Le otto ore diventano legge, e la festa cambia giorno
In Italia le otto ore arrivarono nel 1923, con dei limiti dichiarati: con il Regio decreto n. 692 del 15 marzo 1923, emanato dal primo governo Mussolini, le otto ore lavorative diventarono legge, venendo estese ad alcune categorie di lavoratori (furono esclusi, ad esempio, i lavoratori agricoli) e introducendo diversi casi di non applicabilità del limite nel numero di ore.
Lo stesso anno la ricorrenza fu spostata: durante il ventennio fascista, dal 1923 la celebrazione della festa del lavoro fu anticipata al 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma, divenendo per la prima volta giorno festivo. Lo spostamento riguardava anche i contratti: tutti gli accordi stabiliti tra industriali e operai per la «giornata di vacanza» per il 1º maggio dovevano essere applicati al 21 aprile. La parentesi durò fino al 1944, e in quegli anni la festa del lavoro prese il nome di «Natale di Roma, Festa del lavoro».
1947: Portella della Ginestra
Il ritorno al 1º maggio coincide con il giorno più duro della festa in Italia: il 1º maggio 1947 la ricorrenza venne funestata dall'eccidio di Portella della Ginestra (PA), nel quale la banda criminale di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone quattordici (di cui undici sul momento) e ferendone una cinquantina.
In quello stesso anno la ricorrenza ottenne il riconoscimento che ha ancora: nel 1947 la festa del lavoro e dei lavoratori divenne ufficialmente festa nazionale.
San Giuseppe lavoratore
Otto anni dopo la data venne adottata anche dalla Chiesa: il 1º maggio 1955, papa Pio XII istituì per tutta la Chiesa cattolica la festa di San Giuseppe lavoratore, perché tale data potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici.
Fave, pecorino e albero della cuccagna
Il 1º maggio non è solo cortei. A Roma la tavola del giorno è fissa come tutti i piatti tipici delle feste: le fave devono essere crude, giovani e freschissime, il pecorino quello romano, con la buccia nera. È un'usanza «che a Roma, e non solo, si ripete da tempo immemorabile e come spesso accade ne sono andati smarriti l'origine e il significato: si fa perché è usanza».
I due ingredienti sono più vecchi della festa. La fava — la «Vicia faba», uno dei legumi più antichi, risalente all'età del bronzo e del ferro — arrivò «passando per il Nordafrica e la Grecia, dalla Persia», e ne parlò Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia. Del pecorino scriveva Marziale: «Se vorrai fare una colazione leggera senza carne ecco il formaggio che viene dalle pecore vestine».
C'è poi una festa romana che cadeva esattamente in questi giorni: le celebrazioni della dea Flora, divinità osco-sabina della fioritura dei cereali e degli altri vegetali commestibili, chiamate prima «Floralia» poi «Ludi Florales», si svolgevano ogni anno dal 28 aprile al 3 maggio, in un circo eretto nella valle antistante il tempio dedicato alla Dea. E dentro quelle celebrazioni c'era già il gesto: durante le celebrazioni vi era l'uso di lanciare le fave fresche, che solo in quell'occasione «perdevano il loro collegamento col culto funebre».
Anche i giochi tradizionali del giorno vengono da lontano: la cuccagna, che a Palazzolo prendeva il curioso nome di quarantamau, la rottura delle pentole, la corsa coi sacchi, le competizioni «a cu mangia di cchiù», confluirono pari pari nella recente e popolarissima festa del 1º maggio. Il più diffuso resta l'albero della cuccagna, e ha un significato preciso: piantando il palo della cuccagna gli uomini ripetono un antichissimo rituale legato al ricchissimo mitologema dell'arbor vitae. A Buccheri «il rituale si svolge in piazza, seguito dal comizio e da una buona bevuta collettiva».
Il passaggio di consegne fra la festa agraria e quella operaia è documentato: col tempo la tradizione del Calendimaggio si è affievolita, soprattutto a partire dall'Ottocento, quando il movimento socialista trasformò questa ricorrenza nella Festa dei lavoratori, facendole assumere un carattere di protesta sociale.
Le piazze di oggi
Nelle piazze italiane il programma dei cortei «seguirà il copione tradizionale»: sfilate precedute «dall'omaggio al monumento dei caduti sul lavoro» e, in alcune città, l'accompagnamento dei trattori, per una festa che da sempre segna l'abbraccio tra i lavoratori dell'industria e del terziario con quelli della terra. Dal 1990 a Roma la giornata si chiude con un concerto organizzato dai sindacati confederali, che ha una storia sua.
Nello stesso periodo, poco lontano
Nella stessa provincia, altre feste da mettere in calendario.
- 1 Maggio a Roma — maggio
- 2 Giugno a Roma — giugno
- 2 Giugno a Roma — giugno