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Il primo bagno dell'anno: come il tuffo in mare del 1° gennaio è diventato un rito

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il tuffo in mare del 1° gennaio è diventato un rito in tre tempi, tutti novecenteschi: a Vancouver dal 1920, a Roma dal 1946 con il tuffo nel Tevere, in Olanda dal 1965. Da lì si è moltiplicato, e oggi il solo Nieuwjaarsduik olandese si tiene in oltre sessanta località.

Il primo bagno di mare documentato è però molto più antico.

Il precedente del 1578

Secondo l'ufficio del turismo della Seine-Maritime, in Normandia, il primo bagnante fu Enrico III, che nel giugno 1578 si recò in mare su consiglio dei medici. Non era Capodanno e non era una festa: era una prescrizione terapeutica, ed è il motivo per cui l'immersione in acqua fredda entra nella storia europea prima ancora di diventare un gesto collettivo.

Le tre date che contano

Come un gesto di otto persone è diventato di massa

Il caso olandese mostra il meccanismo meglio degli altri. A Scheveningen il tuffo è organizzato dal comune dell'Aia con la sponsorizzazione di UNOX, l'iscrizione costa quattro euro e le liste aprono alle 10.30 del mattino stesso: si entra in acqua tutti insieme a mezzogiorno in punto, partendo dal museo Beelden aan Zee.

Attorno all'evento principale è cresciuta una rete: il New Year's Dive si tiene in oltre sessanta località dei Paesi Bassi, fra cui Zandvoort, Bloemendaal e Wijk aan Zee. A Zandvoort si nuota dalle 12 alle 15, l'iscrizione è gratuita, non ci sono docce né spogliatoi, e prima del tuffo c'è un riscaldamento con la musica. Chi esce dall'acqua riceve piselli spezzati caldi e un certificato.

Il cibo caldo dopo il bagno è la costante di tutte queste manifestazioni: nei Paesi Bassi la zuppa di piselli spezzati e la cioccolata calda, a Venezia le lenticchie e il cotechino serviti al rinfresco.

Dove si fa in Italia

Il tuffo del 1° gennaio ha una geografia italiana riconoscibile, dall'Adriatico al Tirreno allo Ionio.

Due elementi tornano in quasi tutte le tappe italiane: la benedizione delle acque prima dell'ingresso in mare, e la destinazione benefica delle iscrizioni.

E nel resto del mondo

Che cosa hanno in comune

Tre tratti si ripetono ovunque, dal Canada alla Puglia: un'ora fissa e un ingresso collettivo, che trasforma il bagno in una partenza sola invece che in una sequenza di tuffi individuali; una ricompensa calda subito dopo, cibo o bevanda; e un'iscrizione simbolica — gratuita, quattro euro, dieci dollari — che serve a contare i partecipanti e, sempre più spesso, a raccogliere fondi. Prima del tuffo c'è il resto della festa: il Capodanno della notte prima sta fra i botti, i concerti in piazza e le carte del mercante in fiera.

Domande frequenti

Da quando esiste il tuffo di Capodanno?

Il più antico ancora in attività è il Polar Bear Swim di Vancouver, del 1920. In Italia il tuffo nel Tevere è del 1946, nei Paesi Bassi il Nieuwjaarsduik comincia nel 1965.

Chi ha inventato il tuffo nel Tevere?

L'italo-belga Rick De Sonay, che nel 1946 si tuffò da Ponte Cavour per festeggiare il proprio compleanno.

Dove si fa il bagno di Capodanno in Italia?

Fra i luoghi più noti Rimini, Cattolica, Venezia, Brindisi, Ostia e Bari. Quasi ovunque l'ingresso in acqua è preceduto dalla benedizione delle acque e accompagnato da una raccolta fondi.

Quante persone partecipano al tuffo olandese?

Circa diecimila a Scheveningen, dove si entra in acqua a mezzogiorno in punto. Il New Year's Dive si tiene in oltre sessanta località dei Paesi Bassi.

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