I dodici chicchi d'uva a mezzanotte: da dove viene davvero l'usanza
I dodici chicchi d'uva a mezzanotte vengono dalla Spagna, e non nascono da un rito antico: la stampa madrilena li documenta già nel 1882, e nel 1909 una campagna dei viticoltori di Alicante li trasforma in usanza nazionale. Si mangia un acino per ogni rintocco dell'orologio, uno per mese.
Il nome spagnolo è las doce uvas de la suerte, le dodici uve della fortuna.
Che cosa prevede il rito
La regola è semplice e ha un limite di tempo. Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre si mangia un chicco d'uva per ogni rintocco delle dodici campanate che chiudono l'anno. Tutto si consuma negli ultimi sessanta secondi, e la fortuna vale soltanto se gli acini finiscono in tempo.
Ciascuno dei dodici chicchi vale per un mese dell'anno che comincia, e l'esito è lo stesso ovunque: chi ce la fa si assicura fortuna e prosperità per tutti e dodici.
Da dove viene: la Madrid dell'Ottocento
Il primo strato della storia è madrileno e ottocentesco. Fra le famiglie benestanti della capitale era di moda salutare l'anno con champagne e uva, un uso importato dalla Francia e praticato nelle feste di fine anno.
Il popolo rispose per imitazione ironica. I gruppi popolari si radunavano alla Puerta del Sol per ascoltare i rintocchi dell'orologio, e presero a mangiare l'uva — un prodotto a buon mercato, all'epoca — come burla della moda aristocratica e come protesta contro le restrizioni comunali che li avevano privati dei loro divertimenti natalizi.
Da lì la pratica entra nella cronaca: i giornali spagnoli ne parlano già nel 1882, e nel giro di pochi anni la definiscono una consuetudine consolidata. Un articolo di El Imparcial del 29 dicembre 1898 promuove esplicitamente le uve della fortuna, ed è indicato come uno dei primi documenti noti.
L'arcidiocesi di Barcellona, che colloca l'inizio a Madrid fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, definisce la pratica «moderna»: nulla di ancestrale, dunque, ma una moda urbana di poco più di un secolo fa.
Il 1909 e l'uva di Alicante
Il secondo strato è commerciale, ed è quello che porta l'usanza fuori da Madrid.
Nel dicembre 1909 la regione di Alicante — in particolare il Valle del Vinalopó — si trovò con un raccolto eccezionale e un surplus di uva da smaltire. I viticoltori sfruttarono la campagna natalizia come promozione: vendettero i grappoli in pacchetti già pronti da dodici acini, agganciandosi a un gesto che i giornali raccontavano da un quarto di secolo.
Funzionò. Da quell'anno la diffusione fu di massa, la pratica si estese alla Spagna centrale e poi al Sud America, e la varietà bianca Aledo divenne l'uva della Nochevieja: buccia sottile, acini che arrivano maturi a fine dicembre.
Le due spiegazioni non si escludono. L'usanza nasce a Madrid come burla popolare e viene documentata dal 1882; la campagna di Alicante del 1909 non la inventa, la vende — e le dà la scala nazionale che ha ancora oggi.
Perché proprio dodici
Il numero non ha origine mistica: è quello dei mesi dell'anno e quello dei rintocchi che l'orologio batte a mezzanotte. La corrispondenza fra acino, campanata e mese è ciò che ha reso il gesto facile da spiegare e da imitare, ed è la ragione per cui la promozione del 1909 poté agganciarvisi senza spiegazioni.
In Italia e altrove
In Italia l'usanza circola con il nome tradotto — «i dodici chicchi d'uva» — accanto alle lenticchie e al cotechino di mezzanotte. La pratica è oggi diffusa ben oltre i confini spagnoli: la stampa britannica la registra come tradizione resa popolare nei primi anni del Novecento, e la si ritrova in tutta l'America latina.
Che cosa se ne fa in cucina
Attorno ai dodici acini è cresciuto un piccolo repertorio di ricette di fine anno, quasi tutto di area spagnola e americana.
- Il flute delle dodici uve. Dodici chicchi verdi sul fondo del bicchiere, mezza oncia di St-Germain, poi si copre di prosecco. Nella versione da servire in gruppo — dodici o quindici porzioni — gli acini vanno congelati e il punch si serve con ghiaccio in bicchieri da 4-5 once.
- Il pane dolce uvas de la suerte. Impasto con 525 grammi di farina di forza, 25 grammi di lievito fresco e 125 grammi di zucchero, diviso in dodici porzioni più una più piccola al centro. Cottura a 200 °C per quindici minuti, poi a 180 °C per altri dieci.
- La torta dei dodici acini. Dodici chicchi senza semi affondati nell'impasto, in forno da cinquantacinque minuti a un'ora.
- I crostini con l'uva. Fette tostate a 200 °C per dieci-dodici minuti, con acini tagliati a metà arrostiti insieme ai funghi per otto-dieci minuti, finché non rilasciano il succo. La variante più elaborata usa tre tazze di uva per una mostarda cotta circa un'ora, fino a rapprendersi come una marmellata. L'uva non è l'unico portafortuna della tavola: accanto stanno la melagrana, il miele e la frutta secca, che valgono tutti come augurio di abbondanza.
Domande frequenti
Perché si mangiano dodici chicchi d'uva a mezzanotte?
Uno per ciascun rintocco dell'orologio e per ciascun mese dell'anno che comincia: chi riesce a mangiarli tutti entro la fine delle dodici campanate si assicura fortuna e prosperità.
Da dove viene la tradizione delle dodici uve?
Dalla Spagna. Nasce a Madrid nell'Ottocento come imitazione ironica della moda aristocratica di champagne e uva, ed è documentata dai giornali dal 1882.
Che cosa è successo nel 1909?
I viticoltori di Alicante, con un raccolto in eccesso, promossero le uve della fortuna vendendole in confezioni da dodici acini: da quell'anno l'usanza si diffuse in tutta la Spagna e poi in Sud America.
Quale uva si usa?
In Spagna la varietà bianca Aledo, diventata l'uva della Nochevieja proprio grazie alla tradizione dei dodici chicchi.