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Quando in Italia l'anno nuovo non cominciava il 1° gennaio: il more veneto e lo stile dell'Annunciazione
In Italia l'anno nuovo non è sempre cominciato il 1º gennaio: a Venezia cominciava il 1º marzo, in Toscana il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione. I due sistemi sono durati fino al 1749-50 in Toscana e fino alla caduta della Repubblica di Venezia, nel 1797.
Una data di gennaio, a Venezia, apparteneva ancora all'anno precedente.
| stile | giorno d'inizio | dove | fino a quando |
|---|---|---|---|
| More veneto | 1º marzo | Repubblica di Venezia | 1797 |
| Incarnazione, modo pisano | 25 marzo dell'anno precedente | Pisa e Toscana occidentale | 1749 |
| Incarnazione, modo fiorentino | 25 marzo dell'anno in corso | Firenze, Lucca, Prato, Siena | 1749 |
| Incarnazione | 25 marzo | Bologna, Piacenza, Inghilterra | 1752 (Inghilterra) |
Il more veneto
More veneto significa alla lettera «secondo l'uso veneto», e nei documenti si abbrevia m.v. Faceva cominciare l'anno il 1º marzo, ed è attestato almeno dall'XI secolo: si collega al calcolo ab Incarnatione — il 25 marzo dell'Annunciazione — di cui conserva il mese, e Treccani lo riporta all'uso del più antico calendario romano, con testimonianze nella Francia altomedievale fra VI e IX secolo.
Rispetto allo stile comune il calendario veneziano risultava in ritardo di due mesi. Venezia lo mantenne anche dopo l'adozione del calendario gregoriano nel 1582, e lo usò indifferentemente con il giuliano e con il gregoriano, fino alla fine della Repubblica.
Una traccia di quell'anno che partiva da marzo è rimasta nei nomi dei mesi: settembre, ottobre, novembre e dicembre, che conservano la memoria di un anno che cominciava a marzo.
Come si legge una data veneziana
Il punto pratico è questo: una data di gennaio o di febbraio a Venezia appartiene all'anno precedente rispetto al resto d'Europa. Il 26 gennaio 1421 del calendario giuliano, a Venezia, è il 26 gennaio 1420 more veneto.
Per evitare equivoci, sulle date di quei due mesi si aggiungeva la formula more veneto o la sigla M.V. A Venezia, del resto, convivevano più sistemi: i documenti ecclesiastici seguivano lo stile comune con inizio il 1º gennaio, e alcuni documenti privati lo stile a nativitate, con inizio il 25 dicembre.
Il capodanno veneziano: il cao de l'ano
I festeggiamenti del nuovo anno a Venezia si chiamavano cao de l'ano e non stavano in un giorno solo: cominciavano già nell'ultima settimana di febbraio e proseguivano per tutta la prima settimana di marzo. Nel rito popolare si usciva nelle calle con coperchi e pentole, battendo oggetti e improvvisando strumenti musicali.
Il 25 marzo restava comunque una data grande per la città: è la festa della Fondazione di Venezia, che cade nel giorno dell'Annunciazione del Signore. Nel Cinquecento era insieme festa di chiesa e festa di palazzo, e il doge ascoltava la messa al mattino.
Gli stili toscani: due modi opposti di contare
Lo stile dell'Incarnazione — nei documenti ab incarnatione Domini — poneva il capodanno al 25 marzo, ma si divideva in due varianti che spostano l'anno in direzioni opposte:
- modo pisano, usato a Pisa e nella Toscana occidentale: l'anno comincia il 25 marzo dell'anno precedente, e risulta quindi anticipato di nove mesi e sette giorni rispetto allo stile moderno. Concorda con il calendario di oggi solo dal 1º gennaio al 24 marzo; dal 25 marzo al 31 dicembre segna un'unità in più.
- modo fiorentino, usato anche a Lucca, Prato e Siena: l'anno comincia il 25 marzo dell'anno in corso, ed è posticipato di due mesi e ventiquattro giorni. Coincide con il moderno dal 25 marzo al 31 dicembre.
Lo stile dell'Incarnazione fu il più diffuso fra le varianti toscane, ma non solo toscano: si usò a Bologna e Piacenza, e in Inghilterra dal XII secolo al 1752. Il senso della data era religioso — l'Annunciazione, l'Incarnazione di Cristo — e insieme stagionale: avvicinava il capodanno cristiano all'equinozio di primavera.
Il decreto del 1749
A chiudere la partita in Toscana fu il granduca Francesco Stefano di Lorena, che voleva uniformare il capodanno nei suoi stati. Il 20 novembre 1749 un decreto abolì gli stili di calendario toscani e ordinò che in tutto il territorio l'anno cominciasse il 1º gennaio seguente: la riforma entrò in vigore il 1º gennaio 1750, e da allora in Toscana gli anni si contarono dal 1º gennaio.
Il sistema nuovo aveva un nome: «stile moderno», o «stile della Circoncisione».
Che cosa ne resta
Il 25 marzo non è sparito. A Firenze il capodanno fiorentino è tornato a essere una festività ufficiale del comune, e a Pisa l'Annus Pisanus si celebra in Cattedrale.
Domande frequenti
Che cos'è il more veneto?
È lo stile di datazione della Repubblica di Venezia, che faceva cominciare l'anno il 1º marzo. Si abbrevia m.v. ed è rimasto in uso fino al 1797.
Perché a Firenze e a Pisa l'anno cominciava il 25 marzo?
Perché seguivano lo stile dell'Incarnazione, che poneva il capodanno nel giorno dell'Annunciazione. A Pisa l'anno era anticipato di nove mesi e sette giorni, a Firenze posticipato di due mesi e ventiquattro giorni.
Quando l'Italia ha adottato il 1º gennaio?
In Toscana con il decreto del 20 novembre 1749, in vigore dal 1º gennaio 1750. Venezia mantenne il 1º marzo fino alla caduta della Repubblica, nel 1797.