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Buttare i piatti dalla finestra a Capodanno: da dove viene il rito

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Buttare i piatti dalla finestra a Capodanno è un rito di rinnovamento: si getta ciò che è vecchio, rotto o superato per fare spazio al nuovo. È un'usanza sentita soprattutto al Sud, e a Napoli in particolare, ed è molto meno praticata di un tempo.

L'oggetto principale, nelle cronache, sono proprio i piatti.

Che cosa si buttava davvero

Fino a qualche decennio fa l'usanza era praticata alla lettera: dalle finestre volavano sedie, piatti, stoviglie e piccoli mobili, e le cronache aggiungono pentole, padelle, vestiti e piccoli elettrodomestici.

A Napoli finivano in strada attrezzi rotti e mobili usurati, tutto ciò che non serviva più: venivano portati via il giorno seguente.

Il momento era la mezzanotte esatta.

Perché si faceva

L'idea è semplice: liberarsi del passato per fare spazio al nuovo. Gettare un oggetto usurato diventa un gesto rituale per lasciarsi alle spalle problemi, sfortuna e infelicità dei dodici mesi precedenti.

Non è un caso isolato: il Capodanno è la festa più carica di significati propiziatori, e il gesto sta accanto agli altri — i cibi portafortuna, qualcosa di rosso addosso, e il rumore come strumento per allontanare le negatività.

Le case di Napoli, e le colonie greche

Le radici della tradizione risalgono a secoli fa. Nella Napoli di un tempo la vita era dura e le abitazioni erano piccole, affollate e piene dell'accumulo degli anni: il rito serviva a cominciare l'anno leggeri.

L'origine è fatta risalire ancora più indietro, alle antiche colonie greche di Napoli e del Sud Italia, dove a Capodanno si lanciavano piatti e utensili da cucina dalla finestra.

La diffusione moderna della pratica risale al 1909, con l'idea di portare dodici mesi di felicità e prosperità.

Non solo Napoli

Il rito non era esclusivamente napoletano: le testimonianze lo collocano anche a Roma, dove la gente buttava oggetti dalle finestre e nelle strade, e in generale in tutto il Sud.

Il rito diventato metafora

Il gesto è entrato anche al cinema: la scena del lancio di oggetti in un film del 1975 ne ha fatto un riferimento popolare, con una lavatrice che precipita da una finestra.

Non era soltanto una battuta: quella scena è la metafora di un rito sfuggito di mano.

Che cosa ne resta

La pratica è oggi quasi del tutto in disuso, e il gesto può essere pericoloso: a Napoli, la notte di Capodanno, conviene fare attenzione in strada.

Dove sopravvive, sopravvive in forma attenuata: si preferiscono oggetti piccoli e morbidi, per evitare feriti, o si getta una cosa sola in forma simbolica. Altrove è stata sostituita da pulizie di fine anno, donazioni e propositi personali — e, in strada, dai fuochi d'artificio.

Lo stesso gesto altrove

L'idea di rompere per rinnovare si ritrova anche fuori dall'Italia.

In Danimarca si buttano piatti e stoviglie inutilizzate contro le porte di amici e parenti, la sera del 31 dicembre: più cocci si trovano davanti a casa, più fortuna si avrà. Le famiglie conservano stoviglie tutto l'anno proprio per quella notte.

Domande frequenti

Perché a Capodanno si buttavano i piatti dalla finestra?

Per liberarsi del vecchio e fare spazio al nuovo: gettare un oggetto rotto o usurato era un gesto rituale contro i problemi dell'anno appena finito.

Si fa ancora?

Quasi più. La tradizione è in disuso, e dove resiste si limita a oggetti piccoli o a un gesto simbolico: è un gesto pericoloso.

Dove si praticava?

Soprattutto nel Sud Italia, e a Napoli in particolare, ma le testimonianze la collocano anche a Roma.

Esiste qualcosa di simile in altri Paesi?

Sì: in Danimarca si rompono piatti davanti alle porte di amici e parenti, e i cocci accumulati sulla soglia sono considerati un segno di fortuna.

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