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Le tradizioni di Capodanno in Italia: riti, simboli e scaramanzie
Il Capodanno è il primo giorno dell'anno, e in Italia la notte che lo precede si chiama notte di San Silvestro, dal papa morto a Roma il 31 dicembre del 335. La data del 1º gennaio viene dal calendario romano: fu stabilita nel 191 a.C. dalla lex Acilia de intercalatione, emanata dal pontefice massimo, e divenne definitiva con la riforma di Giulio Cesare del 46 a.C.; gennaio era il mese di Giano, il dio bifronte delle porte e dei passaggi, e il primo di gennaio cadeva durante i Saturnali, le feste in onore di Saturno in cui i padroni servivano gli schiavi e i ruoli sociali si invertivano. Le usanze di oggi — le lenticchie, il rosso addosso, il rumore che scaccia i demoni, la strenna, i presagi sulla prima persona che varca la porta — ricalcano in gran parte usi in auge nelle antiche feste in onore di Giano, Saturno e delle altre divinità solstiziali.
In Italia la ricorrenza è denominata anche «ultimo dell'anno», e la serata corrispondente «Veglione di San Silvestro»: in genere si usa fare il veglione, cioè restare svegli fino a mezzanotte passata, in famiglia, con gli amici in piazza dove si organizzano concerti e feste, oppure in casa.
La tavola della mezzanotte e le monete di lenticchie
Il piatto tradizionalmente più caratteristico del cenone è lo zampone o il cotechino con le lenticchie. Il cotechino è un salume grasso ricavato dal maiale, e nella tradizione italiana il maiale è simbolo di abbondanza, fecondità e forza spirituale, e quindi beneaugurante.
La tradizione di mangiare lenticchie ha origine nell'antica Roma, dove si regalavano sacchetti pieni di questo legume — una scarsella, cioè una borsa di cuoio — con l'augurio che si trasformassero in denaro. La lenticchia somiglia a una moneta e durante la cottura aumenta di volume, attributo considerato beneaugurante. Oggi i portamonete non si regalano più ed è rimasta l'usanza di mangiarle a mezzanotte: in alcune famiglie si servono a fine pasto, in altre come contorno.
Sulla tavola di Capodanno la tradizione vuole che non manchino altri cibi. Dodici chicchi d'uva, uno per ogni mese dell'anno e possibilmente uno a ogni rintocco della mezzanotte, in un'usanza arrivata in Italia dalla Spagna, dove si mangiano nello stesso momento. C'è poi la melagrana, considerata simbolo di prosperità, fertilità e abbondanza fin dall'antica Grecia e poi nell'antica Roma, perché sotto un'apparenza coriacea racchiude frutti succosissimi. E c'è la frutta secca, che discende dalle strenae romane, i doni che ci si scambiava durante i Saturnali. La tradizione prevede anche di intingere il dito nel bicchiere di spumante e di passarlo dietro l'orecchio, il proprio o quello della persona a cui si augura fortuna.
Il rosso addosso, e il vecchio che vola dalla finestra
Fra le usanze italiane della notte, una delle più diffuse è l'indumento rosso: tradizione vuole che si indossi qualcosa di rosso, biancheria oppure un vestito. Tale indumento deve essere indossato solo una volta e non riutilizzato al Capodanno successivo, e la tradizione vuole che il giorno dopo venga buttato via.
Fin dall'epoca dei Romani il rosso aveva significato di potere, forza e buon auspicio: gli imperatori vittoriosi indossavano drappi rossi dopo le battaglie, e di Ottaviano Augusto resta la testimonianza di un drappo di quel colore portato in occasione del primo giorno dell'anno; nel Capodanno romano del 31 a.C. sia gli uomini sia le donne erano soliti vestire di rosso, simbolo di prosperità. Già nel Medioevo la zona inguinale veniva coperta con una stoffa rossa per difendersi dalla sfortuna, ed è così che l'usanza si è legata alla biancheria. Il rosso, oltre a indicare amore e fortuna, viene considerato un amuleto per la fertilità femminile e maschile. Una tradizione contadina chiede tre cose insieme: qualcosa di vecchio, qualcosa di nuovo e qualcosa di rosso, dove il vecchio è l'anno che se ne va, il nuovo è l'inizio, e il rosso la fecondità.
Una delle tradizioni più antiche e particolari è invece quella di spaccare a terra dei cocci a mezzanotte — piatti, bicchieri, vassoi — come rito di eliminazione del male, fisico e morale, accumulato nell'anno trascorso. Allo stesso scopo, scacciare i demoni e la mala sorte, servivano il baccano di campane e campanacci, le fiaccolate e il lancio della roba vecchia dalle finestre, oggi poco praticato. In Danimarca, oltre a saltare giù da una sedia a mezzanotte, si lanciano piatti; in Argentina si strappano documenti e si usano come coriandoli buttati per strada.
Il fracasso che scaccia i demoni
Nella sera del 31 dicembre, nella maggior parte della Chiesa cattolica, che segue il calendario gregoriano, è consuetudine effettuare l'esposizione del Santissimo Sacramento e il canto del Te Deum. Poi arriva la mezzanotte, con il conto alla rovescia che comincia dieci secondi prima e si chiude a zero: si augura il buon anno, si brinda con lo spumante e il cielo si riempie di fuochi d'artificio, petardi e colpi di pistola a salve. Anche i botti di fine anno sono volti ad allontanare dalla vita familiare gli spiriti maligni, che non sopportano i rumori secchi: per questo si sparano i mortaretti, che sostituiscono il frastuono di strumenti rimbombanti suonati un tempo per lo stesso scopo. Si compie così, dice la tradizione, l'espulsione rituale delle ombre, dei vampiri, dei morti pericolosi che fino alla grande festa potevano invadere la società dei viventi.
La credenza che i rumori fragorosi e scoppiettanti allontanino i demoni è presente in tutte le culture, e nel Capodanno cinese botti, mortaretti e fuochi d'artificio sono l'elemento fondamentale.
Ci sono poi rituali e usanze che esulano dalla tavola. Il più alla portata di tutti è il Salto di Capodanno: a mezzanotte si salta, dal divano, da una sedia o anche semplicemente in aria. Un'altra usanza è andare in giro per il proprio isolato o quartiere trascinandosi dietro una valigia vuota, ed è un modo per assicurarsi numerosi viaggi e avventure nell'anno che entra. E in Brasile ci si tuffa in mare — a mezzanotte, ma con altre temperature — in particolare sulla spiaggia di Copacabana a Rio, dove tantissime persone vestite di bianco si ritrovano per il Rito delle Sette Onde, dedicato alla divinità afro-brasiliana Jemanjà, figura centrale del Candomblé: si esprime un desiderio per ciascuna onda.
Le danze sono presenti in tutte le società umane come riti che danno inizio a una nuova stagione, riportano la fertilità della terra e la fecondità degli umani. Il ballo «saltato» dei sacerdoti Salii, nell'antica Roma, funzionava a misura: più alti erano i salti a suon di musica, più alto e robusto sarebbe cresciuto il grano nella bella stagione. Oggi si balla tutta la serata fra amici, nelle discoteche, in certi ristoranti, con la stessa idea di festeggiare l'arrivo dell'anno nuovo.
Presagi, calende e la soglia di casa
Fra i pronostici è importante notare la prima persona che si vede per strada: incontrare un vecchio o un gobbo è sinonimo di fortuna e vita lunga, mentre incontrare un bambino o un prete porterebbe grande sfortuna per l'anno appena cominciato. Lo stesso vale per la porta di casa: secondo la tradizione la prima persona che entra in casa il primo giorno dell'anno, o la prima che si incontra, può influenzare in bene o in male l'andamento dell'anno stesso. Porta fortuna che sia una persona anziana, perché gli anziani, fin dall'antichità, sono i custodi della società e del sapere profondo, e a loro spettava dare benedizioni e buone indicazioni.
Sulla stessa falsariga, la tradizione vuole che entrare in casa con il piede destro sia di buon auspicio. Il lato sinistro era considerato il lato del male e della sfortuna, e la lingua ne ha conservato la traccia, perché l'aggettivo «sinistro» in italiano è anche sinonimo di «inquietante», dal latino sinister, che aveva pure il significato di «sfavorevole».
Sui giorni si legge il futuro con le calende, una credenza popolare molto diffusa in tutta Italia: dal tempo che farà nei primi dodici giorni dell'anno si riuscirebbe a capire quello di tutto l'anno. Delle calende si hanno testimonianze bizantine fin dal secolo X d.C. E poi c'è il vischio, sotto il quale, vuole l'usanza, baciarsi porta fortuna agli innamorati e protegge la loro unione.
Le strenne, i fichi secchi e l'alloro
Un altro elemento propiziatorio è dato dalle strenne: durante la notte di Capodanno gruppi di giovani vanno per le strade a cantare la «strenna», con gli auguri di un felice anno nuovo e la richiesta di regali: ricevere molti doni accumulerà l'abbondanza per tutto l'anno. Presso i romani l'uso si chiamava streniarum commercium.
I romani offrivano sacrifici a Giano, si scambiavano auguri e doni e si adornavano di rami di alloro e di fiori. Invitavano gli amici a pranzo e si scambiavano un candido vaso di miele con datteri e fichi secchi, «perché l'anno che inizia sia dolce», scrive Ovidio. I fichi si chiamavano strenae — da cui la parola strenna — ed erano accompagnati da foglie d'alloro come augurio di fortuna e di felicità. Le foglie e i ramoscelli venivano raccolti nel bosco sacro della dea Strenia e ornavano le porte degli edifici più importanti: il tempio di Vesta, le Curie, le case dei flamini maggiori.
Nell'Italia meridionale l'usanza è rimasta: per Capodanno si regalano fichi secchi avvolti in foglie d'alloro. Nel giro dei doni non venivano dimenticati i defunti, che dall'aldilà portavano regali ai bambini, e in Sicilia sono ancora i morti a portarli.
Il primo giorno dell'anno, fra lentezza e propositi
Passata la notte, il 1º gennaio in Italia è tradizionalmente dedicato alla lentezza consapevole: pranzi lunghi in famiglia, tavole che si protraggono oltre il pomeriggio, passeggiate nei centri storici o nella natura, visite a musei e luoghi simbolici spesso aperti proprio per questo. In molte città uscire a camminare il primo giorno dell'anno è considerato quasi un gesto rituale — una passeggiata senza meta precisa, magari in un luogo familiare — e anche condividere un pasto semplice ma curato viene letto come un segnale di equilibrio e continuità, più che di eccesso.
L'occasione è inoltre associata ai cosiddetti «buoni propositi» per l'anno nuovo: la tradizione di farne risale a quasi quattromila anni fa. I Babilonesi furono fra le prime civiltà a celebrare l'inizio di un nuovo anno con feste e rituali, spesso legati all'equinozio di primavera, ma quelle feste erano incentrate sull'espressione di gratitudine agli dèi per un raccolto abbondante e non sulla formulazione di propositi, spiega Eckart Frahm, professore di lingue e civiltà del Vicino Oriente alla Yale University. I voti, quando c'erano, non erano una faccenda banale: rispettarli assicurava il favore divino per l'anno successivo, romperli significava rischiare l'ira degli dèi. Alla fine del primo millennio a.C. un re babilonese giurò pubblicamente di essere un sovrano migliore. I Romani vi aggiunsero elementi pratici di rinnovamento: pulire le abitazioni, rifornire la dispensa, pagare i debiti e restituire gli oggetti presi in prestito.
Accanto ai propositi c'è l'elenco di ciò che in queste ore si evita. Secondo tradizioni diffuse in Europa, Asia e America Latina è meglio non cominciare l'anno con litigi, discussioni o pianti, perché le prime ore sono viste come una matrice simbolica capace di influenzare l'umore e l'andamento dei mesi successivi, e per la stessa ragione si evitano parole troppo dure. Rompere oggetti, in molte culture, è di cattivo auspicio. Iniziare l'anno con la casa o il frigorifero vuoti è presagio di mancanza, e in molte famiglie si riempie la dispensa prima della mezzanotte. In diverse tradizioni asiatiche e mediorientali il primo giorno non si lavano i vestiti, non si butta la spazzatura e non si pulisce in modo eccessivo, per non «lavare via» la fortuna appena arrivata. Altrove si aprono porte e finestre per far uscire l'anno vecchio e invitare il nuovo a entrare. E in alcune tradizioni è sconsigliato persino dormire subito dopo il brindisi: l'anno nuovo andrebbe accolto da svegli, presenti, pronti. Le tradizioni non esauriscono la data: dentro tutto il Capodanno ci stanno anche la sua storia, i suoi giochi e le sue ricette.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- Festa del Papà ad Italia — marzo
- Epifania ad Italia — gennaio