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Le tradizioni di Capodanno in Basilicata: riti, piatti e usanze del posto
In Basilicata il cenone di San Silvestro si apre e si chiude con la pasta lievitata e fritta: le pettole all'inizio, i cavzunciedd' alla fine. In mezzo ci sono gli strascinari cu lu 'ntruppc e il maiale o l'agnello; a Viggianello si mangia la rappasciona.
A Matera la vigilia di Capodanno si chiama La visciulij du Cap'donn.
Le pettole
Si comincia dalle pettole, palline di pasta lievitata fritte nell'olio, che si mangiano aspettando la mezzanotte del 31. Si arricchiscono con il sugo di pomodoro, le alici, i cavolfiori o il baccalà; a Matera si ripropongono anche la mattina del 31, e si preparano con i lampascioni, il cavolfiore, il baccalà o le alici salate. In versione dolce si servono con il vincotto.
L'attesa a Matera
Nella Matera di una volta la vigilia di Capodanno era una giornata di attesa: i contadini rientravano prima e gli artigiani chiudevano prima la bottega, e le case si riempivano dei profumi della cena di fine anno.
La maggior parte delle famiglie passava le ore giocando a carte. Si ballava improvvisando al ritmo del tamburello: le donne scioglievano il fazzolettone e ballavano la tarantella, con le pettole e un bicchiere di vino. Qualche famiglia recitava invece il Santo Rosario. Nelle feste da ballo dei più ricchi suonavano fisarmonica, chitarra, mandolino, batteria e tamburo.
Le robe vecchie
Sempre a Matera, alla vigilia di Capodanno, si buttavano le robe vecchie: i piatti filati e riparati più volte, le bottiglie di vetro, i grandi contenitori per i liquidi. Il giorno dopo gli spazzini ripulivano i Sassi.
Il detto materano Ionn nuv, vjta vecchij diceva però l'altra faccia della cosa: anno nuovo, vita vecchia.
Il primo e i secondi
Il primo piatto è quello degli strascinari cu lu 'ntruppc: gli strascinati — pasta fatta a mano simile a grosse orecchiette, che prende il nome dal gesto di trascinarla sulla spianatoia — in cui si «intoppa» con i pezzi di maiale, vitello o salsiccia lucanica. Un tempo il sugo di carne era una rarità, e valeva il desiderio di un anno intero.
I secondi sono di maiale e agnello, rigorosamente locali: l'agnello si cuoce al forno con le patate, coperto di mollica, pecorino, aglio, pomodorini e prezzemolo, oppure stufato con pomodori, cipolle e patate. In tavola arrivano anche il baccalà lesso con i peperoni cruschi — peperoncini dolci essiccati al sole e fritti pochi secondi — la soppressata, il salame pezzente, che in dialetto si chiama nnoglia, e la lucanica, salsiccia secca di origini antichissime: Cicerone e Marziale raccontano che furono le schiave lucane a insegnare ai romani a prepararla.
La rappasciona di Viggianello
A Viggianello, il 30 e il 31 dicembre, si tiene il Rappasciona Fest. La rappasciona è un piatto della cucina viggianellese fatto con mais, grano e fagioli: una zuppa senza carne, che secondo la tradizione si preparava proprio nella notte di San Silvestro e che a Capodanno torna sulla tavola di tutti i viggianellesi come augurio per l'anno nuovo.
La festa comprende mercatini di prodotti tipici, degustazioni ed escursioni con le ciaspole nel Parco del Pollino. La rappasciona è il simbolo lucano di questo passaggio; gli altri Capodanni d'Italia ne hanno di diversi.
I legumi e le zuppe
Molte famiglie cucinano il pranzo di Capodanno con le cicerchie e i legumi, per la prosperità che la tradizione gli attribuisce. La zuppa delle feste mette insieme fagioli, ceci, mais, orzo e grano, con la scorza di maiale, le orecchie e il piede ripieno.
Nel periodo si prepara anche la minestra di scarole, verze e cardi, cotta nel brodo di tacchino e salami, con il formaggio grattugiato e a pezzetti.
I dolci fritti
Il pasto si chiude come è cominciato, con il fritto.
- i cavzunciedd', ravioli fritti ripieni di cioccolato, crema di ceci o castagne;
- le zèppele, pasta con le patate lievitata e fritta, con lo zucchero sopra;
- gli struòfole, o cicerata, palline ricoperte di miele;
- le crespelle, ciambelle dolci fritte nell'olio bollente;
- i panzerotti con castagne o crema di ceci, uvetta, cannella e cioccolato.
C'è poi il castagnaccio, con farina di castagne, zucchero, scorza d'arancia e vermouth, e i biscottini con frutta secca, miele e cannella. I dolci del periodo coprono l'arco che va dalla vigilia dell'Immacolata alla Befana.
Il Capodanno a Policoro
A Policoro il passaggio d'anno si festeggia con serate di musica folk popolare: suonano la Compagnia dei Cantori Popolari e altre band locali, e i canti della tradizione si alternano a brani di origine celtica.
Il veglione si tiene negli hotel, nelle sale da ballo e nei grandi ristoranti, con aperitivo di benvenuto, cena, intrattenimento e il brindisi di mezzanotte con spumante o champagne.
Domande frequenti
Cosa si mangia a Capodanno in Basilicata
Il cenone comincia con le pettole, prosegue con gli strascinari cu lu 'ntruppc e con maiale o agnello, e si chiude con i cavzunciedd' e gli altri dolci fritti.
Che cos'è la rappasciona
La rappasciona è la zuppa di mais, grano e fagioli di Viggianello, preparata nella notte di San Silvestro. Il 30 e 31 dicembre le è dedicato il Rappasciona Fest.
Che cosa sono le pettole lucane
Le pettole sono palline di pasta lievitata fritte nell'olio. Si mangiano aspettando la mezzanotte, salate con alici, cavolfiori o baccalà, oppure dolci con il vincotto.
Che cos'è la lucanica
La lucanica è una salsiccia secca di origini antichissime. Cicerone e Marziale raccontano che furono le schiave lucane a insegnare ai romani a prepararla.