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Le tradizioni di Capodanno in Veneto: riti, piatti e usanze del posto
In Veneto l'anno nuovo cominciava il 1° marzo, e nei documenti antichi i mesi di gennaio e febbraio si segnavano con la formula more veneto. Il Capodanno al 1° gennaio arrivò solo dopo il 1797, con la conquista napoleonica, e il rito di marzo è rimasto.
I primi dodici giorni di gennaio dicono che tempo farà nei dodici mesi.
More veneto
Il capodanno veneto era in origine il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione del Signore e, insieme, della fondazione di Venezia. La Repubblica mantenne quella data come riferimento, e più tardi il capodanno si spostò al 1° marzo, per comodità di calcolo.
Nei documenti antichi, perciò, gennaio e febbraio portano l'indicazione more veneto, cioè «secondo l'uso veneto»: appartenevano ancora all'anno precedente. La data ufficiale passò al 1° gennaio soltanto dopo il 1797.
Nel lessico popolare il primo giorno dell'anno si chiamava cao de l'ano, capo dell'anno.
Gli endegàri
I primi dodici giorni dell'anno si chiamano endegàri, e ognuno corrisponde a un mese, in ordine progressivo: dal tempo che fa in ciascuno si legge quello dei dodici mesi. Un 3 gennaio ventoso annuncia un marzo ventoso, un 10 gennaio piovoso un ottobre piovoso.
La stessa logica vale per il 1° gennaio: si crede che quello che si fa quel giorno si ripeta per tutto l'anno, e che il tempo atmosferico del primo dell'anno sia il presagio di quello che verrà. Nel calendario veneto i capodanni sono due, e il più antico cade in marzo: il Capodanno di gennaio porta con sé altre usanze, altri piatti e altri giochi.
Bati Marso
Il capodanno di marzo dura più di un giorno: gli auguri cominciano negli ultimi tre giorni di febbraio e la festa arriva fino al 9 marzo.
Il rito si chiama Bati Marso — o bàtar Marso, ciamàr Marzo, Bati Martho — e consiste nel fare rumore per le strade per risvegliare l'anno nuovo e scacciare il freddo dell'inverno appena passato, favorendo l'arrivo della primavera.
Dopo il tramonto i bambini escono e battono pentole, coperchi, pignate, lamiere e bidoni, e trascinano le lattine vuote a piedi o in bicicletta; un tempo si trascinava la catena del camino. Gli adulti suonano il corno, tirano colpi di sciopo e fanno i mascoli, i botti con il gas del carburo. Il nome popolare, batimarso, viene proprio da quel clamore.
A Valdagno, nella valle dell'Agno, il rito si chiama Fora Febraro, e si fanno i sciòchi col carburo: botti prodotti con l'acetilene, che nasce unendo il carburo di calcio e l'acqua.
L'usanza si è conservata sulla pedemontana berica, sull'altopiano di Asiago — dove «battere Marzo» è diffuso ovunque —, nel Trevigiano, nel Padovano, a Onara e nel Bassanese.
Bruxar la Vecia
Il capodanno di marzo culmina nel falò dell'ultima sera di febbraio, che a seconda delle zone si chiama Bruxamarso, Pìroła o vivò marso.
Si allestiscono grandi roghi di ciarpame, e sulla sommità si mette a volte un pupazzo di vecchia: è il bruxàr ła Vecia. Con quel fuoco muore la stagione fredda e si apre il nuovo ciclo stagionale: il Capodanno veneto segna la fine dell'anno biologico.
I falò di inizio anno
L'altro grande fuoco è quello dell'Epifania, che cambia nome di zona in zona.
- panevìn o panaìn nel Trevigiano, nel Veneziano e nel Pordenonese: il nome viene da pan e vin, ed è augurio di abbondanza;
- foghèra o casèra nel Veneto orientale;
- briolo, buriolo, brujèo nel Veronese e nel Polesine.
Il panevin si accende la sera prima dell'Epifania o la sera stessa, e ha funzione propiziatoria per un buon raccolto e una buona annata. È una delle feste meglio conservate della regione.
Bonìn bonàno
Il primo dell'anno i bambini vanno in giro a cantare la questua Bonìn bonàno: portano gli auguri e ricevono la mancia.
La notte fra il 5 e il 6 gennaio arriva poi la Befana, che nella tradizione chiude il passaggio dall'anno vecchio a quello nuovo.
Il cenone
Il 31 dicembre, a Venezia, i fuochi d'artificio si sparano sul Bacino di San Marco e si guardano dall'Arsenale e dalle rive. Nelle città si festeggia con veglioni, cenoni, banchetti, balli e spettacoli pirotecnici — e lo stesso si fa nei primi giorni di marzo.
In tavola il classico è lo stoccafisso, servito sui cicchetti o con il pane e la polenta. Il primo dell'anno si mangiano le lenticchie con il cotechino, che in Veneto si chiama musetto o muset e si accompagna spesso con il cren, la salsa di rafano. A Valeggio sul Mincio i tortellini si chiamano in dialetto agnolin.
Domande frequenti
Che cosa vuol dire «more veneto»
More veneto vuol dire «secondo l'uso veneto»: nei documenti antichi indica gennaio e febbraio, che per il calendario della Repubblica appartenevano ancora all'anno precedente, perché l'anno cominciava il 1° marzo.
Che cosa sono gli endegàri
Gli endegàri sono i primi dodici giorni di gennaio: ognuno corrisponde a un mese, e dal tempo che fa in ciascuno si prevede quello dell'anno.
Che cos'è il Bati Marso
Il Bati Marso è il rito con cui in Veneto si risveglia l'anno nuovo: si fa rumore per le strade con pentole, coperchi e lattine, per scacciare il freddo e chiamare la primavera.
Perché in Veneto si brucia la Vecia
Il rogo dell'ultima sera di febbraio, con il pupazzo di vecchia sulla sommità, segna la morte della stagione fredda e l'apertura del nuovo ciclo stagionale.