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Capodanno · Tradizioni

Le tradizioni di Capodanno nelle Marche: riti, piatti e usanze del posto

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Nelle Marche il Capodanno si apre con dodici chicchi d'uva, mangiati al ritmo degli ultimi rintocchi di campana prima della mezzanotte. La cena comincia con la minestra a straccetti e prosegue con i vincisgrassi e con il coniglio in porchetta al finocchietto selvatico.

L'uso dei dodici chicchi, però, non nasce nelle Marche.

I dodici chicchi

Negli ultimi dodici rintocchi di campana del 31 dicembre si mangia un acino d'uva per ogni rintocco. È il rito dell'uva de suerte, l'uva della fortuna, e promette un anno fruttuoso e abbondante.

L'usanza è diventata importante negli usi e costumi marchigiani, ma non è una tradizione popolare locale riconosciuta: viene con ogni probabilità da altre realtà europee, ed è condivisa con la Spagna. Nelle Marche è entrata come gesto conviviale, un modo per ingraziarsi la fortuna e per esorcizzare i tempi bui, e nel richiamo all'uva conserva il legame con il culto della terra e con il mondo contadino.

Agli altri gesti della serata si arriva con lo stesso spirito: qualcosa di rosso addosso, il melograno in tavola, i botti e il bacio sotto il vischio.

Il tuffo di Portonovo

A Portonovo si pratica il tuffo di fine anno, che in alcune città si fa l'ultimo giorno dell'anno che finisce e altrove il 1° gennaio, quando il bagno di Capodanno richiama i coraggiosi sulle spiagge.

È un gesto di passaggio: si entra in acqua per uscirne purificati e cominciare l'anno con brio. Dopo il tuffo ci si scambia gli auguri, ci si ritrova fra vecchi conoscenti e ci si dà appuntamento al 31 dicembre successivo.

La Pasquella

La Pasquella è diffusa in molti paesi delle Marche e prende il nome da una canzone di origine contadina. Si canta la sera del 5 gennaio, o il 31 dicembre: i pasquellari — o pasquellanti — vanno di casa in casa portando l'annuncio della venuta del Messia, chiedono cibo e vino, augurano buona sorte per l'anno che viene e invitano a prepararsi alla Pasqua che si avvicina.

La stracciatella

La cena si apre con la minestra a straccetti, chiamata anche stracciatella: una zuppa di uovo e parmigiano nel brodo. È un piatto della tradizione povera, nato per recuperare il brodo di carne avanzato dal pranzo di Natale.

Il tagliere e i fritti

Il tagliere delle feste mette insieme salame di fegato, coppa di testa, pecorino di fossa e il ciauscolo, il re dei salumi spalmabili, accompagnati dalla crescia di Urbino e dalla crescia sfogliata, regina degli antipasti.

Poi arriva il fritto ascolano, contorno ideale delle pietanze di festa: le olive all'ascolana — immancabili nel Fermano e nell'Ascolano — e i cremini fritti, bocconcini di crema pasticcera impanati e fritti, a metà fra il dolce e il salato.

I vincisgrassi e il coniglio in porchetta

Il primo è quello più riconoscibile della cucina marchigiana: i vincisgrassi, che si distinguono dalla lasagna per il ragù. Nel sugo non si usa carne macinata ma tagli grossolani, e spesso ci sono le rigaglie di pollo, chiamate griscì. Chi non teme la tradizione forte sceglie i vincisgrassi alla fermana. In alternativa, i passatelli nel brodo di cappone.

Il secondo è il coniglio in porchetta: disossato e lasciato intero, farcito con una miscela di carne ed erbe aromatiche in cui spicca il finocchietto selvatico, arrotolato, legato con lo spago da cucina e cotto in forno. A mezzanotte tornano il cotechino e le lenticchie di Castelluccio, che stanno per il denaro e la prosperità.

La costa

Sulla costa il menu cambia: brodetto, arrosti di pesce e seppie con piselli. Nel Fermano cresce la richiesta di baccalà in umido, mentre nell'Ascolano resiste il timballo alla marchigiana.

Gli amari

Il pasto si chiude con i liquori della regione: l'anisetta, storicamente legata al territorio, e il vino cotto.

Nelle piazze, la notte del 31, si tengono concerti e spettacoli — da Ancona a Pesaro, da Ascoli a Senigallia, dove ai fuochi della Rocca Roveresca si aggiunge il ballo in piazza del Duca — e a Urbino il countdown si accompagna alla distribuzione di panettone, torrone e spumante. A Grottammare, nel borgo antico, si fa il cenone con il ballo del cappello.

Domande frequenti

Perché nelle Marche si mangiano dodici chicchi d'uva a Capodanno

Si mangia un acino per ognuno degli ultimi dodici rintocchi prima della mezzanotte, come augurio di un anno abbondante. L'usanza non è però marchigiana di origine: è condivisa con la Spagna.

Cosa si mangia a Capodanno nelle Marche

Si comincia con la minestra a straccetti, si prosegue con i vincisgrassi e il coniglio in porchetta, e a mezzanotte si mangiano cotechino e lenticchie di Castelluccio.

Che cos'è la Pasquella

La Pasquella è il canto di questua marchigiano: i pasquellari vanno di casa in casa il 5 gennaio, o il 31 dicembre, annunciando la venuta del Messia e chiedendo cibo e vino.

Dove si fa il tuffo di Capodanno nelle Marche

Il tuffo si fa a Portonovo, l'ultimo giorno dell'anno; in altre località il bagno di Capodanno si tiene invece il 1° gennaio.

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