Il costume di Carnevale dei bambini: come è cambiato dal dopoguerra
Il costume di Carnevale dei bambini ha attraversato tre fasi: nel dopoguerra era il personaggio dei fumetti cucito in casa dalla mamma, dagli anni Sessanta il vestito comprato o noleggiato, oggi sempre più spesso un travestimento montato con capi di abbigliamento normali.
A cambiare non è stato solo il modo di procurarselo.
Le sfilate del dopoguerra
A Firenze, nel primo e nel secondo dopoguerra, i bambini sfilavano con le mascherine lungo i Lungarni della Zecca, Corsini e Vespucci, accompagnati da coriandoli e stelle filanti.
Non erano i grandi corsi mascherati: quelli, con i carri allegorici, erano già in disuso in città e si erano spostati quasi del tutto a Viareggio, dove nel 1921 si era svolta la prima grandiosa sfilata del dopoguerra. Quello dei bambini era un Carnevale di strada, minuto e domestico.
Ogni bambino vestiva il personaggio preferito, preso dai fumetti, dalla storia o dalle fiabe: l'immaginario del momento, non un repertorio fisso.
I costumi dei maschi
- Zorro, il più richiesto: mantello nero bordato di rosso e spada sguainata.
- Il Piccolo sceriffo, con pistola a fulminante e la stella cucita sul giacchetto aperto sul petto.
- Il pellerossa Toro Seduto, con copricapo di penne colorate, arco e frecce.
- Ali Babà, con larghi calzoni di seta azzurra e turbante in testa.
- E poi maghi e crociati.
I costumi delle bambine
Il repertorio femminile era fiabesco e bucolico: principesse con la corona, fatine con la bacchetta magica, contadinelle con l'ampia gonna e il cestino dei fiori, Biancaneve, la Dama del Settecento.
Sciacca, anni Cinquanta: la Burgisa
Il caso siciliano mostra come il costume potesse essere locale invece che di fantasia. A Sciacca, negli anni Cinquanta, il travestimento più diffuso fra le bambine era la «Burgisa», l'abito delle feste delle contadine locali.
Era un costume complesso, e si faceva in casa:
- corpetto e gonna in raso con applicazioni di trinetta;
- un collettone di pizzo, una mantellina azzurra e un grembiulino di pizzo;
- in testa una cuffietta nera di panno bordata di pizzo, con nastri colorati;
- al collo due o tre collane di corallo di Sciacca, che non potevano mancare.
Ai maschi toccava il corrispettivo, «Lu burgisi». In quegli anni, si racconta, avere una mamma sarta non era raro — ed era la condizione che rendeva possibili costumi del genere. La festa non aveva carri: era fatta di esibizioni spontanee delle maschere per le strade e in piazza. In una fotografia del 1951 compare una «reginella».
Dal fatto in casa al comprato
Fino agli anni Sessanta si indossavano i classici costumi in maschera, acquistati o noleggiati: il vestito diventa un prodotto, e il repertorio si standardizza.
Accanto ai personaggi dell'attualità restano quelli della tradizione teatrale. Dalla metà del Cinquecento le maschere della Commedia dell'Arte erano entrate nel Carnevale e si erano trasformate in costumi tipici: Arlecchino, Pulcinella, Colombina e Pantalone sono ancora oggi fra i travestimenti più venduti per i bambini.
Un caso a parte: gli Abbà di Ivrea
Al Carnevale di Ivrea i bambini hanno un ruolo istituzionale: gli Abbà impersonano i Priori delle parrocchie cittadine, e i loro costumi hanno una storia documentata.
- Fino al 1969 gli abiti erano realizzati dalle sarte eporediesi o da sartorie specializzate di Torino e Milano.
- Nel 1969 il comitato organizzatore li fece rifare su disegni del pittore Mario Piatti.
- Quei costumi furono usati fino al 2015, quando la Fondazione ne fece confezionare di nuovi.
- Dal 2020 i piccoli Abbà sfilano con gli abiti sostituiti in quell'anno.
Il costume di oggi
La tendenza recente inverte il percorso: invece di comprare un vestito completo, si costruisce il travestimento partendo da capi di abbigliamento normali, quelli che il bambino ha già nell'armadio.
- L'artista o pittore: jeans o pantaloni morbidi e camicia o maglia bianca.
- L'esploratore: pantaloni cargo o jogger e felpa dai colori neutri.
- L'animaletto: una tuta o un completo coordinato.
- La mini rockstar: jeans e una giacca grintosa.
Il mercato dei costumi confezionati resta grande e si è specializzato: le confezioni per bambini comprendono oggi non solo l'abito ma mantelli, copricapi, cinture, bracciali, scettri, colletti, copri stinchi, gomitiere e ginocchiere, fino alla pancia in gommapiuma con baffi e guanti o alla mezza maschera. Anche gli anni Cinquanta sono diventati un tema da comprare: gonne a balze, foulard per i capelli, look pin-up e alla Elvis Presley. Il costume comprato resta però un travestimento: nei carnevali storici si sfila in abito d'epoca, e a fare la differenza sono il tessuto e la fattura, dal broccato al velluto.
Domande frequenti
Da che cosa erano ispirati i costumi dei bambini nel dopoguerra?
Da fumetti, storia e fiabe: Zorro con mantello e spada, il Piccolo sceriffo con la pistola a fulminante, Toro Seduto con arco e frecce, Ali Babà con turbante; per le bambine principesse, fatine, contadinelle e Biancaneve.
Quando si è passati ai costumi comprati?
Fino agli anni Sessanta si usavano i costumi in maschera acquistati o noleggiati, che sostituirono progressivamente quelli cuciti in casa.
Che cos'è la Burgisa?
Il costume più diffuso fra le bambine di Sciacca negli anni Cinquanta: corpetto e gonna in raso, collettone e grembiulino di pizzo, mantellina azzurra, cuffietta nera con nastri e le collane di corallo di Sciacca.
Chi sono gli Abbà del Carnevale di Ivrea?
Bambini che impersonano i Priori delle parrocchie cittadine. I loro costumi furono rifatti nel 1969 su disegni di Mario Piatti, sostituiti nel 2015 e di nuovo nel 2020.