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Le tradizioni del Carnevale in Molise: riti, piatti e usanze del posto
A Tufara il martedì grasso esce il diavolo: lingua rossa penzolante, tridente in mano e un vestito fatto di sette pelli caprine cucite insieme. A trattenerlo sono i folletti, tinti di nero, e davanti al corteo camminano due uomini in bianco con il viso imbiancato di farina.
Sono la morte.
Il Carnevale del diavolo
A Tufara l'ultimo giorno di Carnevale è il Carnevale del diavolo, e la sfilata si tiene il martedì grasso.
Il diavolo ha una lingua rossa penzolante, il tridente e un vestito di sette pelli caprine cucite. Viene trattenuto dai folletti, tinti di nero e con i mantelli neri, mentre il corteo è preceduto da due uomini vestiti di bianco, con il viso imbiancato di farina: sono la morte.
La pantomima termina con il processo al fantoccio di Carnevale e la sua condanna a morte.
La Pezza de Casce
A Vinchiaturo la tradizione è la Pezza de Casce: due squadre si sfidano facendo compiere a una forma di formaggio un percorso, con il minor numero di lanci possibile.
La frase tipica della sfida è «J'è ceca!».
Le mascherate
Ogni paese ha la sua, e ognuna ha un nome:
- a Ripalimosani è A Meskuerate, con scenette di vita vissuta e temi di attualità, musiche, canti e scene comiche in dialetto ripese;
- a Gildone si chiama A Masquarat;
- a Monteroduni è La Mascarata;
- a Jelsi si tiene la Ballata dell'Uomo Orso.
I carri dei Mesi
Fino a pochi decenni fa, in Molise, i rituali carnevaleschi mettevano in scena i mesi dell'anno su carri trainati da animali.
Si vedevano a Campobasso, Riccia, Cercepiccola, Gualdialfiera, Isernia e Bagnoli del Trigno: i carri e i personaggi esprimevano la ciclicità della natura vista dal contadino. È una tradizione dalle origini antichissime, che affonda nella civiltà contadina, e a Cercepiccola resta la messa in scena dei Mesi.
Carri tradizionali si costruiscono anche a Pietracatella e a Roccaravindola, frazione di Montaquila.
Il Carnevale di Larino
Il Carnevale di Larino dura più giorni ed è considerato fra i carnevali storici d'Italia.
La manifestazione nacque nel 1955, con un singolo carretto e i costumi affittati.
Dal 17 gennaio alla Quaresima
In Molise il Carnevale si festeggia in quasi tutti i comuni: comincia il 17 gennaio e termina con la Quaresima, fra banchetti, feste, musiche e canti, con le maschere e gli spettacoli.
L'etimologia popolare della parola lo riporta al carnem levare, e la festa è legata al carpe diem e alla vita godereccia.
Le scorpelle
Il dolce tipico sono le scorpelle, note anche come scurpelle, scarpelle e pizzelle.
Sono piccole ciambelle di impasto lievitato, fritte e poi coperte di zucchero: seguono una ricetta della tradizione contadina, si preparano ogni anno nel periodo di Carnevale e sono riconosciute fra i prodotti agroalimentari tradizionali della Regione dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Domande frequenti
Che cos'è il Carnevale del diavolo di Tufara
È la sfilata del martedì grasso: il diavolo, con la lingua rossa penzolante, il tridente e il vestito di sette pelli caprine, è trattenuto dai folletti tinti di nero.
Chi sono i due uomini vestiti di bianco a Tufara
Sono la morte: precedono il corteo con il viso imbiancato di farina.
Che cos'è la Pezza de Casce
È la sfida di Vinchiaturo: due squadre fanno percorrere a una forma di formaggio un tragitto, con il minor numero di lanci possibile. Fuori dal Molise le usanze cambiano, e le raccoglie il Carnevale regione per regione.
Che cosa sono le scorpelle
Sono le ciambelle fritte e coperte di zucchero del Carnevale molisano, dette anche scurpelle, scarpelle o pizzelle: sono riconosciute fra i prodotti agroalimentari tradizionali.