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Carnevale di Castelnovo di Sotto 2027 - Il Carnevale del “Castlein” e il Museo della Maschera

11 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
1 febbraio 2026
Dove PIAZZA 4 NOVEMBE CASTELNOVO DI SOTTO, Castelnovo di Sotto

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: alcastlein.it, letta il 02/09/2026.

Il Carnevale di Castelnovo di Sotto, in provincia di Reggio nell'Emilia, si tiene nel periodo di Carnevale, fra febbraio e marzo. Il Castlein, la maschera del paese — un contadino con le scarpe grosse, i calzoni alti e la parlata dialettale — riceve le chiavi dal sindaco e diventa re per pochi giorni, e offre a tutti un bicchiere di vino e una fetta di gnocco fritto, mentre i carri giganti di cartapesta costruiti dalle scuderie sfilano per il paese e si contendono il Gonfalone. Le prime tracce di festeggiamenti carnevaleschi a Castelnovo risalgono al 1562, e nel 1885 fu fondata la prima «Società per il Carnevale». L'offerta del Castlein mette questa festa accanto alle altre, dentro il cibo delle feste italiane.

Il Castlein, re del paese per pochi giorni

Il «Castlein» è l'abitante del castello, cioè delle case del borgo all'interno delle mura del paese, e si presenta vestito da contadino e con parlata dialettale. Indossa scarpe grosse da contadino, calzoni «ascellari» molto alti, una berretta calata sulle orecchie e un camicione; altrove lo si descrive con il berretto rosso calato sulle orecchie e il panciotto a scacchi. È un tipo bonario, un po' tonto all'apparenza — sempliciotto, con occhioni spalancati — ma dotato di un gran buon senso contadino, sempre pronto a uno sberleffo e a offrire un bicchiere di vino e un pezzo di gnocco fritto. Simboleggia il mondo rurale e artigianale che ha caratterizzato la storia del paese per secoli.

Per pochi giorni prende il potere, dà il via alla festa e ai giochi popolari, e restituisce a un paese intero l'orgoglio e il piacere di seppellire la stupidità del mondo sotto il fragore di una risata intelligente e provocatoria. Non si vergogna della sua povertà economica né della sua ignoranza accademica, perché a sostenerlo c'è il buon senso contadino, la solidarietà di tutti i suoi concittadini, la solidità del suo lavoro e dei suoi valori: in una parola, tutta la cultura accumulata da secoli di lavoro nei campi o nelle botteghe artigiane. Ai concittadini e agli ospiti offre, insieme a un po' di buonumore, un bicchiere di vino, una fetta di salame, un pezzo di gnocco fritto.

Il potere gli viene consegnato davvero. All'inizio delle sfilate il Sindaco gli consegna le chiavi della città, e il Castlein diventa il «Re» del paese per tutto il periodo dei festeggiamenti: per un mese ne è il custode, e alla fine dell'evento riconsegna la chiave al sindaco. È impersonato da un castelnovese in carne e ossa, ed è diventato persino un burattino.

Non è solo. La sua sposa è la Castleina, che viene da Cavriago ed è di conio recente, il 2010: riprende il toponimo cavriaghese della Castellina, insediamento agricolo del Roncaglio, di cui Villa Scaruffi è da sempre l'abitante. Fra i due comuni c'erano già stati approcci culturali negli anni 1995 e 1996, in occasione del concorso di prosa satirica durante il Carnevale castelnovese.

Le origini nel 1562 e la Società del Carnevale

Castelnovo di Sotto è conosciuta come la città del Carnevale sin dal XIX secolo, e le prime tracce di festeggiamenti carnevaleschi risalgono addirittura al 1562: è il carnevale più antico e tradizionale della provincia di Reggio Emilia, e uno dei più antichi d'Italia. I documenti d'archivio rinvenuti raccontano che nel XVI secolo il prefetto regolava l'uso della maschera con cadenza annuale. L'origine della festa è antichissima e riconducibile al medioevo: una festa pagana che precede la Quaresima, l'unica che la chiesa non è mai riuscita a inglobare.

La svolta istituzionale arriva più tardi. Nel 1885 viene fondata la prima «Società per il Carnevale», e da quella data il carnevale castelnovese trae origine dalla cultura e dalla civiltà del mondo contadino, esprimendosi attraverso burle carnevalesche, recite e mascherate. In un'epoca di fatiche nei campi, il Carnevale rappresentava l'unico momento di sberleffo e libertà per la comunità contadina.

Nel corso del Novecento la tradizione non si è mai interrotta, tranne durante i due conflitti mondiali, per l'impegno di una collettività che l'ha tenuta viva rinnovando le usanze popolari e tramandando i valori del carnevale. Negli anni Novanta, proseguendo nel recupero delle tradizioni, si arrivò a definire una maschera che ne racchiudesse i caratteri: il Castlein nasce nel 1994 per volontà degli organizzatori, e da subito diventa simbolo del Carnevale castelnovese. Oggi la manifestazione è organizzata dall'Associazione Al Castlein APS e si tiene storicamente nel mese di febbraio. Il Castlein è del 1994, ma qui si festeggiava già nel Cinquecento; il repertorio dei carnevali storici raccoglie le altre feste.

Prospero Guatteri e le maschere di tela cerata

Il Comune si distinse fin dai primi anni dell'Ottocento grazie all'arte di un grande personaggio, erede di una famiglia di illustri intagliatori e indoratori di legno: Prospero Guatteri, che nel 1810 fondò una fabbrica artigianale di maschere, rimasta attiva fino al 1933. Era conosciuta per l'alta qualità dei prodotti e per la capacità di esportare manufatti in diversi Paesi europei — Svizzera, zone d'oltre Brennero, Tirolo tedesco, Francia — fin dall'inizio della sua attività.

A Guatteri si deve la creazione dei carri che nel 1842 la comunità di Castelnovo di Sotto inviò per festeggiare le nozze del principe ereditario, il futuro Francesco V, con Adegonda di Baviera. Erano decisamente diversi da quelli di oggi e rappresentavano i nobili estensi, con Sibille, divinità antiche e Cupido a fare da custode della storia d'amore. L'arte della famiglia crebbe fino alla fondazione di un vero e proprio «Comitato del Carnevale», che aveva lo scopo di coordinare e promuovere i divertimenti carnevaleschi.

Accanto ai carri i Guatteri crearono maschere che, a differenza delle odierne o delle più antiche in legno, erano in tela dipinta e successivamente cerata, e mostravano sembianze dal grottesco al truce al delizioso e angelico. Con l'avvento del fascismo la produzione di maschere cessò; per un breve periodo il testimone passò al Mascherificio Italiano Cervi & C. di Fornovo di Taro, nel 1944.

Scuderie, Cooperativa e il Gonfalone

Le sfilate ripresero nel dopoguerra. Nel 1946, per iniziativa dell'ex segretario dell'Opera Nazionale Dopolavoro, si organizzò il primo Corso Mascherato del dopoguerra: più che un corso fu la costruzione di un unico carro, «Intervento chirurgico su Sandrone», che sfilò per le vie del paese senza concorrenti; già l'anno successivo i carri in concorrenza erano due. Nacquero in quegli anni le prime Scuderie, costituite dall'aggregazione di amici uniti dalla passione per il Carnevale.

I carri non li fanno professionisti esterni: li costruiscono le storiche «scuderie», gruppi di volontari come la Montagnola, il Sintomo, la Belva e molte altre, e gli eventi sono realizzati da otto scuderie consorziatesi nel tempo. Ognuna ha la sua storia. «La Maestrina», nata a Case Melli, frazione di Castelnovo, è una delle più antiche fra quelle che partecipano: partecipò alla prima sfilata del 1948 con «la colonna indigena» e vinse il primo premio per le mascherate. La Montagnola comincia nel 1969, sulle ceneri della disciolta scuderia «Novella», gloriosa formazione nata nel 1948 che ha lasciato un'impronta importante nei primi anni del dopoguerra con carri di prestigio e numerosi premi vinti. Il Club 69 si chiama così perché è nato proprio nel 1969, fondato da un gruppo di amici che si ritrovavano abitualmente presso il Saloon Bar. La Scuderia AVIS è stata costituita circa vent'anni fa da un gruppo di donatori, per dare all'associazione la possibilità di essere presente alle sfilate con un proprio carro mascherato. E le protagoniste della scuderia «Al Castleini», tutta al femminile, hanno cominciato col carnevale del 1995 facendo la parodia al Castlein.

Il vero motore della rinascita fu però la costituzione, il 10 gennaio del 1977, della Cooperativa «Il Carnevale»: diciannove soci fondatori sottoscrissero l'atto costitutivo dentro il Palazzo Comunale, e la Cooperativa era una vera e propria società, con un Comitato direttivo e soci attivi impegnati nella realizzazione dei carri.

Il lavoro dura un anno intero, nei «capannoni del carnevale», e la posta in gioco è alta: a differenza di altri carnevali, qui c'è una fortissima competizione per vincere il Gonfalone, lo stendardo della vittoria, premio per il carro più bello dell'anno. Accanto alla costruzione dei carri si è sviluppata la fabbricazione di maschere da parte di artigiani specializzati, e l'arte della cartapesta viene tramandata ancora oggi dai cittadini, che la promuovono tra le nuove generazioni organizzando corsi dedicati. Una delle scuderie ha voluto interpretare il carro allegorico, da sempre considerato solo come opera d'arte da guardare, come una cosa «viva», organizzando la mascherata con i propri figli.

Quattro domeniche di carri giganti

Il vero vanto di Castelnovo sono i carri allegorici giganti, che possono raggiungere altezze impressionanti. Nelle quattro domeniche di carnevale i giganteschi carri sfilano per il paese, accompagnati da coriandoli e musica, insieme a gruppi mascherati, spettacoli musicali e gastronomici. A quasi centoventi anni dalle prime sfilate documentate le cose sono cambiate: alle carrozze gentilizie trainate da cavalli e ai carri agricoli tirati dalle mucche si sono sostituiti i grandi carri, rimorchiati da moderni trattori, ispirati a tematiche locali o nazionali, a fatti politici, di costume o di cronaca, sempre arguti e graffianti. Dai carri vengono lanciati quintali di dolciumi e di coriandoli verso il vasto pubblico presente nel centro del paese, i componenti dell'associazione vestono i panni dei clown, e l'atmosfera è ravvivata dall'esibizione di gruppi folcloristici e majorettes. Alla fine della festa, per i più piccoli, si tiene la premiazione per la maschera più bella, e si assaporano i piatti tipici della zona, a cominciare dallo gnocco fritto.

Lo spirito è quello di sempre, «A Carnevale ogni scherzo vale; è permesso fare quello che altrimenti sarebbe proibito da un decoro sofisticato» — dare battaglia agli sconosciuti e in particolare agli amici che si incontrano tra la folla e sommergerli di coriandoli, mitragliarli di caramelle e cioccolatini, dimenticare la professione, l'età e il ceto sociale per confondersi nell'allegria collettiva.

Al Carnevale sono collegati i concorsi di poesia satirica in dialetto e in lingua italiana, il concorso fotografico «Fotografa il Carnevale», la rassegna fotografica «Al Press» dedicata al Carnevale dal dopoguerra a oggi, una mostra di grafica satirica su temi carnevaleschi, la mostra del maestro cartapestaio Giancarlo Bonaventi e «Corriamo in piazza per il carnevale», con importanti realizzazioni di murales. Chi arriva per i carri può entrare anche nella caratteristica chiesa della Beata Vergine della Misericordia, che si affaccia su una delle piazze principali, vicino al Municipio. L'anno si apre con un rogo: il 31 dicembre viene bruciato in piazza il Vecchione, un fantoccio gigante di cartapesta.

C'era anche un vecchio «mascherone», realizzato nel 1994: nato da un'idea di Flavia De Lucis su disegno di Maria Luisa Montanari, era stato realizzato dalla cooperativa Il Carnevale con Luca Reggiani e la scuderia Belvedere. Nei primi anni il carro su cui era montato apriva le sfilate; in seguito, smontato e rimontato a parte, anticipava i corsi mascherati come simbolo delle varie manifestazioni, fin dalle festività natalizie, in piazza Prampolini. Durante le sfilate prendeva possesso del Comune, veniva esposto sul balcone del Municipio e lì restava fino al termine del Carnevale.

Museo della Maschera nella Rocca Municipale

Agli aspetti goliardici e canzonatori si affianca una dimensione culturale, che ruota attorno al Museo della Maschera del Carnevale, Centro di documentazione e ricerca al secondo piano della storica Rocca Municipale, Palazzo Rocca: il paese ne data l'apertura al 1977, mentre come Centro di documentazione e ricerca risulta inaugurato nel 2007. È il luogo dove la memoria del Castlein e l'arte della cartapesta vengono custodite tutto l'anno.

Il nucleo principale è l'eccezionale raccolta di maschere, modelli in tessuto, modelli in gesso, antichi stampi in metallo e materiali per la stampatura, acquistata dall'Amministrazione Comunale nel 1997, a cui si è aggiunto nel 2002 il nucleo di maschere donato dal collezionista Eugenio Gabrielli: un patrimonio unico sotto il profilo storico-artistico, contato in centottantadue pezzi risalenti al 1800 e, nella descrizione ministeriale, in duecentoventidue.

L'ingresso è particolare: lo segna l'uomo aquila che regge la chiave della città, con il braccio teso a fare da cornice alla porta delle sale espositive. Le tre sale ripercorrono l'evoluzione storica delle mascherate senza tralasciare il significato originale di questa antica festa, soggetta per secoli ad attacchi repressivi da parte di associazioni laiche ed ecclesiastiche. Nella prima ci sono i tabelloni con le spiegazioni sulle tecniche di costruzione delle maschere dei carri e sulle origini del Carnevale, le foto in bianco e nero e alcune delle prime maschere e stampi provenienti dalle fabbriche Guatteri; nella seconda e nella terza la ricostruzione storica della Fabbrica Guatteri e del passaggio di testimone al Mascherificio Cervi. Le opere restaurate sono esposte secondo un ordine che rispecchia le fasi di lavorazione e le diverse tecniche elaborate dai maestri Guatteri, e a parete si trova sempre un tabellone con la spiegazione. Da notare l'unico blocco di stampo e controstampo in ghisa nel quale venivano pressate le maschere in tessuto. Il percorso didattico spiega anche come nasce un gigante di cartapesta, partendo dal calco fino alla colorazione finale.

Come arrivare alla festa

Il Carnevale a Castelnovo di Sotto si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Brescello-Viadana, a 12 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di A1 Milano-Bologna / Sant'Ilario d'Enza, e il tragitto è di 10 chilometri per 11 minuti di guida.

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