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Castlein e Castleina a Castelnovo di Sotto - I calzoni ascellari e la berretta calata sulle orecchie

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Castlein è la maschera del Carnevale di Castelnovo di Sotto, in provincia di Reggio Emilia, che prende il potere per pochi giorni e dà il via alla festa e ai giochi popolari. Con la berretta rossa calata sulle orecchie, il panciotto a scacchi, le scarpe grosse da contadino e i calzoni «ascellari», riceve dal sindaco le chiavi del paese e le restituisce alla fine del Carnevale. La maschera è stata fissata nel 1994, mentre le prime tracce dei festeggiamenti carnevaleschi a Castelnovo risalgono al 1562.

Il contadino che non si vergogna

Il personaggio ha una dichiarazione d'intenti che vale la pena leggere per intero: prende il potere senza vergognarsi della sua povertà economica, né della sua ignoranza accademica, perché a sostenerlo c'è il buon senso contadino, la solidarietà di tutti i suoi concittadini, la solidità del suo lavoro e dei suoi valori: in una parola tutta la cultura accumulata da secoli di lavoro nei campi o nelle botteghe artigiane.

Quello che ci fa, con quel potere, è dichiarato allo stesso modo: restituire a un paese intero l'orgoglio ed il piacere di seppellire la stupidità del mondo sotto il fragore di una risata intelligente e provocatoria.

Il nome dice chi è: Castlein è l'abitante del castello, cioè delle case del borgo all'interno delle mura del paese, che si presenta vestito da contadino, con parlata dialettale sempliciotta o forse tonta e con occhioni spalancati, che lasciano trasparire uno spirito bonario, ma attento, sempre pronto ad uno sberleffo. In altre parole, un tipo bonario, un po' tonto all'apparenza ma dotato di un gran buon senso contadino.

Berretto rosso e panciotto a scacchi

Al costume base — scarpe grosse, calzoni molto alti, berretta e camicione — si aggiungono i colori: Al Castlein, impersonato da un castelnovese in carne ed ossa, con il suo berretto rosso calato sulle orecchie, il panciotto a scacchi e le scarpe grosse rappresenta il buon senso della civiltà contadina.

Chi lo incontra non se ne va a mani vuote: la maschera offre, insieme a un po' di buonumore, un bicchiere di vino, una fetta di salame, un pezzo di gnocco fritto.

Le chiavi, e la restituzione

Il rito che apre il carnevale è la consegna delle chiavi del paese dal sindaco al Castlein. All'inizio delle sfilate il Sindaco consegna le chiavi della città al Castlein, che diventa il «Re» del paese per un mese.

C'è però un dettaglio che molte maschere-re non hanno, ed è la fine della storia: dopo aver ricevuto la chiave della città ne diventa il custode per tutta la durata del Carnevale e alla fine dell'evento riconsegna la chiave al sindaco. Il potere è preso in prestito, e va restituito.

Una maschera del 1994

Il carnevale che la ospita è antico — le prime tracce di festeggiamenti carnevaleschi a Castelnovo risalgono al 1562, e la svolta «istituzionale» arriva nel 1885, quando viene fondata la prima «Società per il Carnevale» — ma la maschera no, e nessuno lo nasconde: è una maschera di recente fissazione, del 1994, nata per volontà degli organizzatori per valorizzare le tradizioni e le manifestazioni, ed è stata ufficializzata per dare un volto all'identità del paese. Negli anni Novanta, proseguendo nella volontà di recupero delle tradizioni, si era giunti alla definizione di una maschera che racchiudesse i caratteri del Carnevale: quella.

Prima del castelnovese in carne e ossa c'era un fantoccio. Il vecchio «mascherone» era stato realizzato nel 1994, «nato dall'idea di Flavia De Lucis su disegno di Maria Luisa Montanari» e realizzato dalla cooperativa Il Carnevale, da Luca Reggiani e dalla scuderia Belvedere. Nei primi anni il carro su cui era montato apriva le sfilate; poi, smontato, anticipava i corsi mascherati come simbolo delle varie manifestazioni fin dalle festività natalizie. Durante le sfilate prendeva possesso del Comune, veniva esposto sul balcone del Municipio e lì restava fino al termine del Carnevale.

La Castleina, che viene da un'altra parte

La sposa è arrivata sedici anni dopo, e non è nemmeno del paese. La Castleina, «la sposa» del Castlein, viene da Cavriago ed è di recentissimo conio, del 2010; il nome riprende il toponimo cavriaghese della Castellina, che è un insediamento agricolo — Villa Scaruffi, insediamento agricolo del Roncaglio nel comune di Cavriago, «di qui il toponimo di Castellina, ossia la Castleina, che è da sempre la sua abitante».

Il matrimonio fra i due paesi era stato preparato per tempo: già negli anni 1995 e 1996 c'erano stati «approcci culturali» tra i comuni di Castelnovo di Sotto e di Cavriago, in occasione del concorso di prosa satirica durante il carnevale castelnovese.

Del Castlein esiste anche la parodia, ed è la scuderia «Al Castleini»: le sue protagoniste, tutte donne, hanno iniziato col carnevale del 1995 facendo la parodia al Castlein, il Re del carnevale castelnovese.

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