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Carnevali Storici

Carnevale di Bologna 2027 - La Balanzoneide del 1874, quando tornarono gli Etruschi

7 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
il 7, 14, 15 e 17 febbraio 2026
Dove via Marco Emilio Lepido, Bologna

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: bolognazerodiciotto.it, letta il 20/09/2026.

Il Carnevale di Bologna si tiene a febbraio, nel centro della città. I carri allegorici di cartapesta sfilano lungo via Indipendenza e Piazza Maggiore insieme a gruppi folkloristici, artisti di strada e maschere, e la domenica è dedicata al Carnevale dei Bambini. La manifestazione è organizzata dal 1868 dalla Società del Dottor Balanzone.

Una società di beneficenza, e il ricavato agli orfanotrofi

Il Carnevale di Bologna, nella forma che ancora oggi si vede in strada, nasce da un'associazione di cittadini con uno scopo dichiarato. Le sue origini risalgono addirittura al 1868, quando la «Società del Dottor Balanzone», prendendo il nome dalla maschera simbolo della città, decise di organizzare la festa con l'obiettivo di devolvere il ricavato ad ospedali e orfanotrofi.

Il nucleo era nato pochi anni prima. Nel 1863 nasce la «Società del Duttòur Balanzòn», che successivamente diventerà «I Fiù del Duttòur Balanzòn», con la missione di organizzare veglioni, lotterie, esposizioni e sfilate in maschera durante le quali il pubblico viene contenuto da corde appositamente tese tra i pilastri e le colonne dei portici trasformati in lunghissime tribune coperte, mentre sulle strade cittadine sfilano carri allegorici ispirati ai temi più svariati.

I portici, cioè, diventavano il palco del pubblico: è una soluzione che solo Bologna poteva permettersi. Quanto agli intenti, la Società si proponeva di incoraggiare l'industria dell'arte, la beneficenza e lo spirito di associazione tra i cittadini; e nel 1867 i carri mascherati partivano da porta Santo Stefano e sfilavano per il centro fino a piazza VIII Agosto.

Quando ci si tirava il gesso dei fornai

Prima dei coriandoli, a Bologna, volava altro. Le giornate di giovedì e martedì grasso erano dedicate al «corso del gesso», la domenica al lancio di fiori e dolci.

Dalle tribune improvvisate tra gli archi dei portici e dalle finestre, il pubblico festante assisteva e partecipava a questa festosa battaglia con lanci di grandi quantità di polvere bianca di gesso — quella che oggi è diventata la «battaglia dei coriandoli».

Il nome di quei lanci viene da un attrezzo da forno. Questi tiri furibondi erano chiamati «spaluzzé» o «spalozzate», da «palozz», la pala di legno dei fornai.

Il 1874, l'anno in cui tornarono gli Etruschi

C'è un'edizione che è rimasta nella memoria della città più di ogni altra, e non aveva maschere. Nel 1874, il Carnevale fu dedicato agli Etruschi, con oltre 350 comparse in costume che sfilarono per la città, rievocando l'antico passato di Bologna.

L'idea veniva da quello che in quegli anni succedeva sotto i piedi dei bolognesi. Mentre sepolture, corredi e sarcofagi riemergevano dagli scavi, svelando un passato misterioso e affascinante, gli Etruschi in carne e ossa tornarono trionfalmente a Bologna.

Venne organizzata una grandiosa sfilata: i nobili, seduti sui loro carri eleganti, e la gente del popolo, con i suoi strumenti di lavoro; sfilavano i sacerdoti, conoscitori di riti antichi, e i soldati, con le loro armature smaglianti. La cronaca dell'epoca elenca il corteo di oltre 300 «Etruschi» in fila: «dalla regina, che assisa in superba biga, è seguita dalla sua corte, alla donna del popolo coll'anfora in spalla ed i figlioletti a mano; dai sacerdoti che condurranno con sé tutto l'Olimpo, ai guerrieri ed agli uomini del popolo che porteranno con loro tutti gli attrezzi delle arti e dell'agricoltura».

Quella giornata ebbe anche il suo spettacolo, e da lì viene il nome che il titolo ricorda. Balanzoneide — come il poemetto di Roncaglia — fu il nome che venne dato pure alla più «carnevalesca» delle rappresentazioni di quella giornata: in Montagnola, sullo sfondo di un castello dipinto come una quinta teatrale, i bolognesi del presente e i loro avi etruschi si sfidarono in duelli dal sapore epico.

Il museo aperto per controllare i costumi

L'aspetto più curioso di quel Carnevale è che la città lo prese sul serio come una questione scientifica. La Giunta municipale, «dietro proposta dell'ing. Antonio Zannoni», deliberò di aprire al pubblico, nei giorni in cui aveva luogo la Balanzoneide, il Museo Civico, «onde possa ognuno della fedeltà degli attrezzi che brandiranno e dei colori che vestiranno le persone mascherate da Etruschi, giudicare col confronto immediato degli oggetti adoperati dagli antichi abitatori di Felsinea».

Chi guardava passare la sfilata, insomma, poteva entrare al museo e verificare se i costumi erano giusti. La Storia si faceva spettacolo, l'archeologia usciva dai Musei e dall'Accademia, e diventava un gioco a cui tutti potevano partecipare.

L'illusione, però, aveva le sue crepe: tra gli uomini e le donne che sfilarono non c'erano attori né professionisti, bensì cittadini che si erano messi in gioco con i propri mezzi, ed è facile immaginare come gli improvvisati soldati in armatura cedessero al freddo di febbraio, distruggendo l'illusione con soprabiti moderni. Da quella giornata nacque perfino un modo di dire che a Bologna qualcuno ricorda ancora: «Am pèr un Etròssc», sembra un etrusco, per indicare chi è sporco in viso — allusione agli interpreti che, per accentuare il proprio esotismo, si erano imbrattati la faccia.

Dal 1953 la domenica è dei bambini

L'Ottocento della Società continuò a inventare: nel 1881 la Società del Dottor Balanzone stupì i cittadini con un Carnevale illuminato dalla luce elettrica, una novità assoluta per l'epoca. E quando il corso delle carrozze perse smalto, nel 1876 non venne effettuato e fu sostituito da nuovi divertimenti: una «Cuccagna di Beneficenza» con elargizione pubblica di cibo e vini, una grandiosa festa in piazza Maggiore con lotteria, fuochi d'artificio, concerti della banda municipale e volo finale di una mongolfiera «di forma meravigliosa», e soprattutto balli ovunque. I balli popolari, tra il 1873 e il 1879, si tennero in piazza della Pace — l'attuale piazza Galvani — e poi in piazza Otto Agosto; solo alle persone mascherate era concesso di salire sul palco per abbandonarsi alle danze, e una giuria premiava quelle più eleganti. Il ballo non era un contorno: gli altri carnevali dove si balla hanno musiche e passi propri.

Il Carnevale che i bolognesi conoscono oggi, però, ha un'altra data di nascita e un altro padre. Nel 1953 il cardinale Giacomo Lercaro istituì il Carnevale dei bambini: la manifestazione doveva tenersi il martedì grasso e la domenica precedente al martedì grasso.

Quella scelta regge ancora. La domenica è dedicata al Carnevale dei Bambini, una festa unica nel suo genere che pone al centro il mondo dell'infanzia: i carri allegorici sono dedicati ai temi cari ai bambini, e i piccoli sfilano sui carri lanciando coriandoli e stelle filanti, mentre la giornata è arricchita da laboratori, spettacoli di burattini e altri eventi pensati per i più piccoli.

Cartapesta lungo via Indipendenza

Il cuore della festa, oggi, sono i carri, e sono fatti a mano. Veri e propri capolavori di cartapesta, la sfilata dei carri allegorici è cuore del Carnevale di Bologna: questi giganti colorati, che raffigurano personaggi dei cartoni animati, fiabe, sport e temi originali, sfilano lungo le vie del centro, accompagnati da coriandoli, stelle filanti, musica e spettacoli itineranti.

Il percorso tocca i luoghi più riconoscibili della città. La sfilata attraversa le vie e piazze centrali della città, come via Indipendenza e l'incantevole Piazza Maggiore, e oltre ai carri porta con sé gruppi folkloristici, artisti di strada e gruppi mascherati, con costumi tradizionali e moderni.

In mezzo, come sempre, ci sono le maschere di casa, che qui non vengono dal teatro dei nobili ma dal casotto dei burattini: Fagiolino, il monello dei bassifondi, che rappresenta la Bologna dell'Ottocento con i suoi vestiti strappati, la fame perenne e la parlantina irriverente; Isabella, sua moglie, che lui chiama «brisa-bella»; Sganapino, la spalla ingenua e casalinga di Fagiolino, che si difende con la sua scopa «Carolina»; e Flemma, il sarto scapolo e mammone, famoso per la sua lentezza proverbiale.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Carnevale a Bologna è facilissimo. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Bologna Centrale a un passo dal centro, 2,7 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Ferrara, e da lì restano 5,3 chilometri e 9 minuti.

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