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Carnevale degli Este a Ferrara 2027 - Cortigiani e dame tra i palazzi rinascimentali

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
9 febbraio 2027
Dove centro, Ferrara

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

A Ferrara il carnevale non ha carri allegorici. Ha damaschi, velluti di seta e broccati, un araldo che legge un editto dalla finestra di una torre, e una sagoma di carta che brucia in piazza. È la rievocazione del Carnevale che gli Estensi celebravano fra il XV e il XVI secolo, quando la città era nelle mani del ducato.

Quattro giorni dal giovedì grasso

La festa dura quattro giorni, dal giovedì grasso alla domenica — in altre edizioni tre, o solo il fine settimana — e si tiene nel centro storico, in Piazza del Municipio, in Piazza Castello e negli altri luoghi storici della città. Per le vie, nelle piazze, nei palazzi rinascimentali e fra le mura del Castello si incontrano cortigiani, dame, principi, cantastorie e armati.

Tutto comincia con un annuncio. L'Araldo, dalla finestra della Torre, dà lettura dell'Editto di inizio Carnevale; alla fine, allo stesso modo, si legge l'editto di chiusura. In mezzo ci sono i cortei — quello del Carnevale degli Este e quello degli Umanisti — che attraversano la città accompagnati da figuranti in costumi d'epoca, con il corteo che va da Porta Paola a Piazza del Municipio e ha il suo punto d'arrivo a Palazzo Ducale. I cortei in piazza, il pomeriggio del sabato e della domenica, sono l'evento clou della manifestazione.

A montare tutto questo sono i rievocatori storici del Palio di Ferrara: le Contrade allestiscono gli scenari e ospitano turisti e maschere nelle proprie sedi, con cene, banchetti, aperitivi e spettacoli ispirati alle feste dei carnevali del Quattro e Cinquecento. Ci sono le danze storiche dei gruppi delle Contrade del Palio, i tornei e le battagliole della Compagnia d'arme San Michele, gli spettacoli di bandiere e i giochi d'arme dei musici e figuranti della Contrada Rione di San Paolo e dell'Associazione Este Medievale, il Gruppo Danze storiche Calcagnini d'Este, i giochi di fuoco e di abilità, i concerti, il teatro dei burattini, le maschere italiane e le battaglie di coriandoli. L'apertura tocca alla maschera estense Lasagnin Mezazarvela da Milzana, insieme a Sandrone e alla Famiglia Pavironica, e allo sproloquio delle maschere dall'Arengo della Cortevecchia Estense, in Piazza della Cattedrale.

I palazzi, per l'occasione, aprono le porte: Palazzo Schifanoia, che oggi ospita il museo civico; Palazzo dei Diamanti, con le sue 8.500 bugne in marmo bianco, sede della pinacoteca nazionale; Palazzo Costabili, che custodisce i reperti del museo archeologico nazionale; e Palazzo Ducale, dove gli Estensi abitarono fino al Cinquecento.

Il mascherone di Begosso

C'è una maschera creata appositamente come simbolo identitario della manifestazione, e dietro c'è una storia che si conosce solo in parte. Quale forma avesse il volto di cuoio e cartapesta che in epoca estense, affisso alla finestra del palazzo della Ragione, comunicava al popolo ferrarese l'inizio del Carnevale, non è dato conoscere.

Si sa però che cosa se ne faceva di un'altra figura. Fonti documentarie modenesi relative agli anni di governo di Ercole I d'Este, dal 1471 al 1505, rivelano l'usanza di bruciare durante il Carnevale una sagoma maschile di carta chiamata «Begosso»: il falò avveniva di norma sulla piazza comunale o nel cortile di Corte, il giorno antecedente la Quaresima.

Chi fosse Begosso è materia di ipotesi. Probabilmente un nemico di Ferrara, un veneziano, da deridere pubblicamente e da sconfiggere simbolicamente con il fuoco dopo un'esposizione pubblica. Nell'antico dialetto lagunare begòss identifica un attaccabrighe con personalità tracotante; e visto il secolare astio fra Ferraresi e Veneziani, esacerbato dalla guerra fra il 1482 e il 1484, è assai probabile che Begosso fosse l'insolente risposta estense ai sonetti ingiuriosi contro il duca Ercole affissi a più riprese in piazza San Marco. Oggi il mascherone torna: il Duca Alfonso I, scortato da guardie, musici e alfieri, percorre Corso Martiri della Libertà, sale alla Torre dell'Orologio e assiste alla sua esposizione.

Ercole I, Plauto e l'Ariosto

Il cuore antico della festa è il Castello Estense, dimora principale degli Este, ed è lì che la tradizione comincia. Fu Ercole I d'Este a inaugurarla, con i sontuosi eventi e i magnifici banchetti organizzati nel cortile del Castello e, soprattutto, con la messa in scena di opere di Plauto e di Terenzio tradotte in volgare a partire dal 1486. Fra le sue rappresentazioni ci fu il Miles gloriosus, che insieme ad altre commedie di Plauto venne messo in scena nel 1502 nel Palazzo della Ragione, per i festeggiamenti delle nozze di Alfonso I d'Este con Lucrezia Borgia. Erano feste con scenografie e costumi imponenti ed elaborati, e negli anni l'usanza di unire il carnevale agli spettacoli si radicò sempre di più.

Il teatro si faceva nel Cortile del Palazzo Ducale, nella Sala del Palazzo della Ragione, in Piazza del Duomo e soprattutto nella Sala del Palazzo Ducale, che per volere di Ercole II d'Este, figlio di Alfonso, divenne un vero e proprio spazio scenico: vi fu allestito un palco con una scenografia raffigurante una piazza con case, chiese e botteghe che ricordava il paesaggio di Ferrara.

In quella sala, durante il carnevale del 5 marzo 1508, andò in scena la Cassaria di Ludovico Ariosto. Ariosto aveva cominciato da adolescente, mettendo in scena in casa propria, aiutato dai fratelli, la Tragedia di Tisbe; a vent'anni lavorava come stipendiario di corte sotto Ercole I, occupandosi delle traduzioni delle commedie latine. Fra il 1508 e il 1509 rappresentò le sue prime commedie, la Cassaria e i Suppositi, e la sua produzione teatrale culminò nel 1528 con la Lena. Nel 1509 si recitò nel teatro Ducale, e il 6 marzo 1519 la commedia fu messa in scena a Roma, nelle sale di Palazzo Vaticano.

Quella tradizione teatrale è ancora in cartellone: la Compagnia del Vado, che si ispira al teatro del periodo estense, porta alla Sala Estense una commedia di Plauto.

Le Cavallerie del 1561

Gli artisti ferraresi erano specialisti nell'architettura degli effimeri e nella decorazione naturalistica e fantastica, e alla corte nacque un genere nuovo, la favola pastorale, che teneva insieme la favola bucolica e la festa cortigiana nelle sue forme — torneo, rappresentazione mitologica, banchetto allegorico.

Di due di queste feste resta la cronaca. Agostino Argenti, poeta attivo alla corte, descrisse minuziosamente le Cavallerie del 1561 e del 1566 nel volume Le Cavalerie della città di Ferrara che contengono il Castello di Gorgoferusa, il Monte Feronia e il tempio d'Amore, stampato a Ferrara nel 1566; le rappresentazioni si svolsero nel Carnevale del 1561, in occasione dell'assunzione al Cardinalato di Luigi d'Este.

La Cavalleria si rifaceva all'antico torneo medievale e comprendeva più fasi — la sfida, il corteo dei partecipanti, il combattimento, il banchetto finale — distribuite in vari giorni e in più luoghi della città. Per il Castello di Gorgoferusa fu allestito, nel cortile maggiore del Palazzo Ducale, un teatro capace di contenere 10.000 persone, poi riutilizzato per il Monte Feronia; il Tempio d'Amore, per la maggiore solennità della festa nuziale, fu rappresentato nel cortile della Duchessa, il cui giardino fu spianato e mattonato per costruirvi un teatro semicircolare a gradinate, col proscenio rivolto alle camere ducali. Sul fondale dipinto si muovevano macchine teatrali ed effetti speciali: fuochi artificiali, voragini, terremoti.

Beatrice, Isabella e il Bembo

Ogni edizione sceglie una figura della corte e le costruisce attorno cortei, spettacoli e conferenze.

Una è stata dedicata a Beatrice d'Este, duchessa di Milano, nata a Ferrara il 29 giugno 1475, secondogenita di Ercole I d'Este e di Eleonora d'Aragona, morta a Milano a soli 23 anni il 2 gennaio 1497: si distinse per il ruolo attivo che ebbe nel panorama politico, artistico e culturale fra Ferrara e Milano, e quando tornò nella città natale fu accolta con onori e festeggiamenti straordinari, con cortei sfarzosi di cui le cronache raccontano l'entusiasmo. In quell'occasione si è rievocata anche la celebre Festa del Paradiso, ideata da Leonardo da Vinci per le nozze fra Anna Sforza e Alfonso d'Este e messa in scena a Milano, che univa scenografie straordinarie, effetti speciali e musiche raffinate.

Un'altra edizione ha raccontato Isabella d'Este, per i suoi 550 anni, mettendo in scena le tre tappe della sua vita — bambina, sposa e infine marchesa — recitate da ragazze scelte con una selezione.

Una terza ha scelto Pietro Bembo, per il cinquecentesimo anniversario della pubblicazione delle Prose della volgar lingua, il testo da cui nasce una lingua letteraria unificata. Bembo fu legato alla corte di Alfonso I d'Este, a Lucrezia Borgia e a Ercole Strozzi, e proprio a Ferrara trovò un ambiente capace di alimentare il suo genio.

Brazzatella e pasticcio di maccheroni

Il Banchetto Rinascimentale si tiene in onore del Duca Alfonso I e della Duchessa Lucrezia Borgia, con i loro illustrissimi ospiti Bembo e Strozzi, e i commensali sono allietati da duelli cortesi e danze. Al pubblico si offre una specialità della cucina ferrarese preparata seguendo la ricetta di Messer Cristoforo da Messisbugo: la «Brazzatella», una ciambella rinascimentale, distribuita gratuitamente da paggi in costume.

L'altro piatto che va in scena è il pasticcio di maccheroni alla ferrarese, presentato e degustato alla Sala Estense: un piatto elaboratissimo, con un involucro esterno di pasta frolla, un ripieno di maccheroncini e un condimento di besciamella, ragù bianco di carne, tartufi e funghi. E poi ci sono i dolci del periodo: i lupini ferraresi, che sono tortelli fritti nell'olio, i crostoli, i mandurlin dal pont, la torta di tagliatelle, le frittelle di mele e di riso, le zeppole.

Attorno a tutto questo, la Fiera delle eccellenze e delle specialità del Carnevale riempie Piazza Savonarola, Piazza Castello e Largo Castello di banchetti e stand: ciccioli, cinghiale con la polenta, cappelletti ferraresi, passatelli al tartufo, erbazzone reggiano, gnocco fritto, pinzini farciti, spaghetti alle vongole, somarino con la polenta, piadine alla zucca, alici marinate, birre artigianali, vini autoctoni e biologici, salumi e formaggi. A tenere insieme la parte gastronomica sono le Pro Loco delle Terre Estensi, anche con i cooking show.

Del resto il carnevale, alla corte come in piazza, era un momento di svago e di rovesciamento dell'ordine sociale, fatto di feste in maschera, banchetti, giochi popolari e satire sociali. E ancora oggi i gruppi delle contrade del Palio si ritrovano nei travestimenti rinascimentali e si esibiscono in balli e scene storiche che ripropongono episodi di banchetti. Feste così ne esistono altre, e il catalogo dei carnevali storici le riunisce.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Ferrara per il Carnevale degli Este non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Ferrara si trova a 1,9 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Ferrara Nord dista 6,1 chilometri, cioè 8 minuti di strada.

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