Carnevale Storico a Civita Castellana 2027 - Il rogo de 'O Puccio
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: carnevalestoricocivitonico.com, letta il 02/09/2026.
Il Carnevale Storico di Civita Castellana si tiene a Civita Castellana, in provincia di Viterbo, tra gennaio e febbraio, nelle settimane che precedono il martedì grasso. Al termine dei festeggiamenti, nella notte di martedì grasso, un gigante di cartapesta chiamato O' Puccio viene bruciato pubblicamente in piazza Matteotti, a chiudere ogni follia in maschera. Il documento più antico che attesta l'esistenza del Carnevale civitonico è uno statuto comunale del 1566.
Un re di cartapesta che si chiama come chi non partecipa
Il protagonista di questo Carnevale ha un nome che è già una presa in giro. O' Puccio, che nel dialetto civitonico indica chi se ne sta fermo senza far nulla, la parodia di chi non partecipa alla festa popolare, ed è diventato una tradizione che si è rinsaldata nel corso dei decenni.
Il fannullone del paese, insomma, diventa il re. O' Puccio è il grande protagonista del Carnevale di Civita Castellana, un gigante di cartapesta che al termine dei festeggiamenti, nella notte di martedì grasso, viene dato pubblicamente al rogo, mettendo la parola fine a ogni follia in maschera. È il re delle maschere, che al termine dei festeggiamenti viene incendiato in piazza Matteotti.
Il rituale tradizionale prevede che le regole, il potere e le convenzioni subiscano un'inversione, ed è per questo che O' Puccio viene bruciato. La sera del Martedì Grasso, il Re muore e viene cremato, chiudendo ogni festeggiamento, ogni follia in maschera, e il pupazzo di cartapesta viene mandato al rogo durante la grande festa, perché il Carnevale è da sempre il segno di un passaggio.
Ventisette studenti e un modello riutilizzato
Lo costruiscono i ragazzi. Il rogo del Puccio è stato realizzato dagli studenti del liceo artistico Midossi, e in quell'edizione protagonisti assoluti sono stati 27 studenti tra i 16 e i 18 anni che, per mesi, hanno lavorato con impegno e passione alla realizzazione dell'opera allegorica.
C'è anche un dettaglio di economia domestica che dice molto di come funzionano queste cose: per la realizzazione del Puccio studenti e docenti hanno riutilizzato un modello già esistente, conservato nei locali dell'ex mattatoio comunale, ma l'opera è stata trasformata da capo nella forma e nei colori. Il risultato è un'esplosione di colori: dal cappello, ai capelli blu, alla maschera intorno agli occhi, all'enorme bocca e mani.
Il Puccio finito viene presentato in piazza Matteotti, ed è l'atto che apre il Carnevale — la stessa piazza in cui, settimane dopo, verrà bruciato.
Il documento del 1566 e l'elogio del 1833
La sua storia è ultrasecolare: dai salaci canti fescennini, allo statuto comunale sancito nel 1566, il documento più antico che attesta l'esistenza del Carnevale civitonico. Il documento ufficiale più antico è datato 1566 ed è custodito all'interno dell'archivio centrale dello Stato a Roma, anche se una sua copia è conservata nella biblioteca comunale "E. Minio".
Prima di quella data non esistono documenti che diano informazioni esatte sulle origini delle prime forme di festeggiamenti, ma nel corso del Medioevo fecero la comparsa per la prima volta le figure dei giullari e buffoni, con la funzione di animare e trascinare l'intera città nell'euforia collettiva. C'è anche chi risale molto più indietro: la ricorrenza è databile fin dal III-II secolo prima della nascita di Cristo, precisando però che il primo aspetto tradizionale si ha solo nel Quattrocento.
La Commissione Consultiva per i carnevali storici del Ministero della Cultura ha inserito il progetto del Carnevale storico di Civita Castellana tra quelli ammessi a contributo nella fascia relativa alle manifestazioni di "storicità" superiore a 600 anni, insieme a soli altri 5 enti.
Del rogo, invece, abbiamo una testimonianza scritta datata. Nel 1833 lo storico del Folclore e delle Tradizioni Popolari Gaetano Gigliotti scriveva il suo elogio storico del Carnevale, con il funerale del Re delle Maschere organizzato in quell'anno dalla "società dei beoni", e lo scritto ottocentesco riporta un'attività che coincide con quella che oggi è il Rogo del Re delle Maschere, meglio noto come O' Puccio, che chiude il carnevale locale.
La Città che Balla
Civita Castellana ha un soprannome che si è guadagnata: è la Città che Balla, ed è uno dei Borghi del Lazio dove questa festa è particolarmente sentita. Il Carnevale Civitonico è uno dei più conosciuti del Lazio, perché fa vibrare le strade tra musica, colori e pura energia, ed è uno degli eventi più attesi della Tuscia.
I carri sono opera degli artigiani del posto: i carri allegorici che sfilano durante le giornate di festa sono opere in cartapesta, progettate e costruite dagli artigiani locali. Lo spettacolo artistico vede i suoi momenti principali nelle sfilate dei carri allegorici, un lungo serpentone animato da figuranti in costumi variopinti, che attraversa le vie del centro storico fra goliardate, musiche e balli.
E il pubblico non sta a guardare: ancora oggi tutti gli spettatori, dai più grandi ai più piccoli, sono protagonisti della grande festa della Città che Balla, sia tra le sfilate dei carri allegorici sia tra i gruppi mascherati.
Quattrocento alunni in maschera
Il Carnevale ha una giornata tutta per le scuole. Circa 400 i bambini che, sfilando, attraversano in maschera il centro storico: sono gli alunni delle scuole dell'infanzia e primarie degli istituti "Dante Alighieri" e "XXV Aprile". Anche altre feste dedicano un giorno alle scolaresche, e l'elenco dei carnevali storici le comprende.
Il calendario, per il resto, è fitto: si apre con la presentazione de O' Puccio e l'estrazione degli ordini di sfilata; poi il Carnevale dei bambini e i festeggiamenti per il Giovedì Grasso in piazza Matteotti; quindi la prima, la seconda e la terza sfilata di gala dei carri e dei gruppi mascherati; e infine la festa di chiusura, con la premiazione dei vincitori, l'estrazione della lotteria e il tradizionale rogo de 'O Puccio.
I festeggiamenti proseguono con la premiazione dei Carri Allegorici, dei Gruppi Mascherati e delle Maschere Libere, e i partecipanti sfoggiano costumi e scenografie di forte impatto visivo, valutati con attenzione da una giuria.
Attorno alle sfilate ci sono anche gli appuntamenti al chiuso: un viaggio nelle storie del Carnevale Civitonico, tra costumi sartoriali e fotografie d'epoca; un laboratorio per bambini con realizzazione di maschere e costumi carnevaleschi, per far conoscere le tradizioni del territorio e sviluppare lo spirito creativo; e un'esposizione di documenti e volumi che indagano la storia del Carnevale Civitonico.
I frittelloni, spolverati di pecorino e pepe
Non è Carnevale a Civita Castellana se non si festeggia con le ricette tradizionali tipiche di questo periodo dell'anno.
Il dolce — anzi, il salato — che non manca mai è uno solo: immancabili sono i frittelloni, delle sfogliatine sottili spolverate con pecorino e pepe. Non sono un'esclusiva di questa città: i frittelloni sono tipici del viterbese e dell'Agro Falisco, dove si possono trovare chiamati con nomi diversi.
Poi arriva il martedì grasso, il fuoco si accende in piazza Matteotti, e il Rogo del Puccio segna la fine del Carnevale: la comunità si riunisce ancora una volta per rendere omaggio a una tradizione che si tramanda da secoli.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere del Carnevale Storico, a Civita Castellana, è alla portata di tutti. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Civita Castellana si trova a un chilometro dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Magliano Sabina dista 14 chilometri, cioè 15 minuti di strada.
Che altro succede in provincia di Viterbo
Se sei in zona, poco lontano si tengono anche queste.
- Ludi Borgiani a Civita Castellana — maggio
- Palio di Sant'Anselmo a Bomarzo — aprile
- Presepe Vivente a Tarquinia — dicembre