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Carnevale Storico di Pont-Saint-Martin 2027 - Il rogo del fantoccio del Diavolo

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
9 febbraio 2027
Dove piazza IV novembre, Pont-saint-martin

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

Il Carnevale Storico di Pont-Saint-Martin, in Valle d'Aosta, si tiene fra febbraio e marzo, dal giovedì grasso al mercoledì delle Ceneri. Comincia però il 6 gennaio, quando la banda suona l'inno del Carnevale e i mastri diavolai appendono il fantoccio del Diavolo sotto il ponte romano, dove rimarrà fino al martedì grasso, quando verrà travolto dalle fiamme; nei giorni di festa sfilano il Diavolo, San Martino, la Ninfa del Lys con le sue ancelle, il console romano, i tribuni e i Salassi, e i rioni — le Insulae — si sfidano nella corsa delle bighe. Il lunedì grasso c'è la fagiolata, e il mercoledì delle Ceneri gli abitanti distribuiscono polenta e mërluss, piatto a base di merluzzo conservato sotto sale, cipolle e burro.

Il 6 gennaio, quando si appende il Diavolo

A Pont-Saint-Martin il Carnevale comincia all'Epifania, e comincia prima che faccia giorno. Quando il paese è ancora avvolto nella quiete notturna, riecheggiano le note dell'inno del Carnevale suonate dalla banda musicale: è il segno che il periodo è cominciato.

Poche ore dopo arriva il gesto che dà il nome alla giornata, e in patois si dice «as pend 'l diao»: i mastri diavolai appendono il fantoccio del Diavolo sotto l'arco del millenario ponte romano, dove rimarrà fino al martedì grasso, quando verrà travolto dalle fiamme.

Il ponte non è una scenografia. È del I secolo a.C., costruito dai romani sulla via verso le Gallie, ed è ancora in uso.

Il patto con Satana

La leggenda che il paese rievoca è quella che gli ha dato il nome. San Martino, vescovo di Tours ed ex ufficiale romano, andando a Roma passò per la Valle d'Aosta e si fermò in un borgo in riva a un torrente, il Lys, la cui piena aveva travolto l'unica passerella di legno. Il santo promise di aiutarli: «Io vi aiuterò a costruire il ponte, poiché voi siete buoni e ospitali con gli stranieri; esso sarà come lo desiderate: grande, bello, solidissimo e la spesa sarà adeguata alle vostre esigue risorse». E fra sé pensò: «Ingannerò il diavolo, ed è lui che farà il ponte!».

Il giorno dopo incontrò Satana, che accettò a una condizione: «Benissimo, tu avrai il ponte, bello, grande, solidissimo, a condizione che il primo che vi passi mi appartenga interamente». Il patto fu concluso, e quella notte Satana, con una legione di maligni spiriti, innalzò il ponte.

La mattina seguente San Martino prese un pane, lo lanciò dall'altro lato e liberò il cane che teneva avvolto nel mantello: l'animale si lanciò e passò per primo. Il diavolo, furibondo di vedersi beffato davanti a tutta quella folla, fece a pezzi il cane e volle distruggere la propria opera, aprendo una breccia nel parapetto con i suoi artigli — ma San Martino piantò una croce sul punto più alto del ponte, e il diavolo scomparve per sempre. Sul punto più alto fu poi eretto un oratorio, che bandì per sempre le potenze infernali. A perpetuare il ricordo, gli abitanti diedero alla loro borgata il nome di Pont-Saint-Martin.

C'è una seconda leggenda, ed è d'acqua. Una giovanissima ninfa abitava in una grotta scavata nella roccia del vallone di Réchantez: per rabbia fece cadere una pioggia torrenziale, ingrossò il torrente, fermò le acque del Lys formando un lago e poi le rilanciò nell'alveo asciutto. Vedendola arrivare sui flutti ingigantiti, gli abitanti la invocarono: «Baissez-vous, la belle, et laissez-nous le pont!», abbassatevi o bella e lasciateci il ponte. La ninfa, intenerita e commossa, passò senza recar danno e scomparve nella Dora, diffondendo nella Valle il suo ultimo canto.

Il Diavolo, la Ninfa e il Console

I protagonisti sono interpretati ogni anno da un cast diverso, scelto fra gli abitanti del paese e mostrato la sera del sabato grasso. E c'è un nome che si tiene segreto: resta avvolta dal mistero fino all'ultimo l'identità della ragazza che interpreta la Ninfa del Lys, identificata anche con la fata di Colombera, e viene annunciata quella sera, quando lei appare a sorpresa fra il pubblico.

Il Diavolo è il personaggio principale: rosso, cornuto, armato di forcone, vestito con il costume rosso fuoco, e indisponente, fastidioso, villano. Corre indisciplinato per le strade, alternando urla e risate sgangherate, scompiglia il corteo e fa dispetti ai figuranti. Nella tradizione locale è anche golosissimo di fagioli. San Martino, suo nemico, è presente fin dal 1910 ed è vestito con la divisa militare romana. Il costume non è un dettaglio: i carnevali che mettono in scena un'altra epoca si riconoscono dai panni dei figuranti.

La Ninfa del Lys è dal 1952 il personaggio più amato: veste abiti fluttuanti, nei colori delle acque del Lys, siede con le sue ancelle su un carro che raffigura le onde del torrente, e getta mimose e caramelle alla gente che l'acclama al grido di «Viva la Ninfa!». Le due Ancelle furono create nel 1954 per accompagnarla e non lasciarla unica presenza femminile in mezzo ai numerosi uomini del Corteo Storico, e per tradizione sono due ragazze non maritate.

Dalla leggenda si passa alla storia con i personaggi romani, che ricordano la conquista della Valle d'Aosta. Il Console, presente fin dal 1910, è vestito con la candida toga ricoperta da un mantello rosso e fa la sua comparsa su una biga mentre protende il saluto romano; il personaggio non ricorda alcun console in particolare, anche se alcuni indicano Appio Claudio Pulcro, che avrebbe combattuto i Salassi nel 143 a.C. Ci sono poi i Tribuni della Plebe, personaggi storici del Carnevale dal 1958, il Capo delle Guardie, le Guardie, le Fanciulle romane, il Senatore e il Magistratus; i Soldati romani sono presenti solo dal 1976, e nello stesso 1976 furono introdotti i Salassi, in occasione della prima «Disfida». La figura del senatore a vita è stata istituita nel 1990, come riconoscimento alle persone che hanno segnato la festa.

Otto insulae e le bighe spinte a mano

Il paese, per il Carnevale, si divide come si divideva una città romana. «Insulae» significa «isole» o «blocchi di case», e indica gli otto rioni: Insula Leonis, Fundus Tauri, Insula Pontis romani, Vicus Colubris, Insula Vernae, Platea Primus Maius, Insula Lys e San Rocco. Sono il vero motore della festa: gli abitanti di ogni zona si riuniscono per mesi per preparare i carri, cucinare e allenarsi per le gare.

La gara è la Corsa delle Bighe, che si tiene il lunedì e che è stata introdotta negli anni Ottanta per sostituire i vecchi giochi popolari. Ogni Insula schiera la propria biga e il proprio equipaggio, con un auriga; ma a differenza delle bighe antiche, trainate da cavalli, quelle di Pont-Saint-Martin vengono spinte da squadre di quattro partecipanti in costume, uomini o donne, che rappresentano il proprio rione. C'è anche una regola di equità: carro e auriga devono rispettare un peso complessivo stabilito, ottenuto anche tramite zavorra. Accanto alla corsa si tiene la staffetta romana, con una versione per gli under 14.

Il Carnevale nasce nel 1902 e si sviluppa rapidamente fino a ottenere una conformazione pienamente tradizionale nel 1910; l'organizzazione è della Pro Loco a partire dal 1975.

La fagiolata del lunedì

Il lunedì grasso è il giorno della fagiolata. Fin dalle prime luci dell'alba, in piazza vengono messi sotto fuoco lento enormi paioli di rame destinati alla cottura dei fagioli grassi coi salamini: un rito antichissimo, che si collega all'abitudine di offrire ai poveri un pasto caldo. C'è la benedizione della fagiolata in Piazza 1° Maggio, la distribuzione dei fagioli grassi e la fagiolata alla Maison du Boulodrome.

Prima e dopo, la settimana è piena di cortei: la cerimonia di esposizione dei Vessilli delle Insulae ai balconi del Palazzo Comunale, con la Banda Musicale, le delegazioni delle Insulae e i rappresentanti della Congrega del Diavolo e San Martino, della Consorteria delle Ninfe, delle Ancelle, del Collegium Consolum e dei Senatori del Carnevale; la fiaccolata lungo la Via Romana con i Salassi del Lys e i Pifferi e Tamburi di Andrate; il corso di gala delle Insulae da Viale Carlo Viola a Piazza IV Novembre; il ricevimento dei Personaggi Storici in Municipio. Anche i più piccoli hanno la loro parte: i bambini della scuola dell'Infanzia dei Prati Nuovi presentano i protagonisti, sfilano in Via Roma e sul Ponte Romano e fanno il mini rogo del Diavolo in Piazza IV Novembre.

«'l carlevé l'è mort, viva 'l carlevé»

Il martedì grasso sfilano i carri allegorici, che arrivano dal paese e dai vicini centri del Piemonte e della Valle d'Aosta: un susseguirsi di spunti satirici, goliardici, storici — i carri sono lo specchio della società del momento — fra coriandoli, petardi, motti e battute.

Poi viene la sera. Le torce brillano nella notte, i personaggi accompagnano il Diavolo Satana verso l'ultimo viaggio, e sotto l'arcata del millenario ponte il gigantesco fantoccio viene dato alle fiamme, appeso esattamente sotto la chiave di volta dell'arco. In un crescendo di cascate scintillanti e di esplosioni di fuochi d'artificio, tutta la popolazione saluta il Carnevale che se ne va, al grido di «'l carlevé l'è mort, viva 'l carlevé».

Resta un ultimo appuntamento, il giorno dopo. Il mercoledì delle ceneri, quando comincia la Quaresima, gli abitanti distribuiscono razioni di polenta e mërluss, piatto a base di merluzzo conservato sotto sale, cipolle, burro e polenta: il modo con cui il paese dà l'arrivederci all'anno successivo.

Come arrivare alla festa

Partecipare al Carnevale Storico a Pont-Saint-Martin è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Pont-Saint-Martin si trova a 1,3 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Pont-Saint-Martin dista 900 metri, cioè un minuto di strada.

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