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Carnevale Storico di Verrès 2027 - Il ballo con un popolano

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
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9 febbraio 2027

Ricorrenza a data mobile, calcolata sulla Pasqua.

Il Carnevale Storico di Verrès si tiene a Verrès, in Valle d'Aosta, dal sabato di Carnevale al martedì grasso. Rievoca il gesto di Caterina di Challant, la castellana che nel Quattrocento scese dal castello in piazza Chanoux e si mise a danzare con la gioventù del paese, che l'accolse con l'entusiasta grido «Vive Introd et Madame de Challant!»: ancora oggi, il sabato, Caterina e il consorte Pierre d'Introd scendono la scalinata e ballano con il popolo, e il martedì grasso si distribuiscono polenta, saucisses, fisous et vin clair de notre. L'episodio è oggetto di rievocazione dal 1949, e i costumi non appartengono al Comitato ma sono di proprietà della coppia che decide, a proprie spese, di succedere ogni anno nel ruolo di Caterina e Pierre.

Una contessa contro la Legge Salica

Tutto comincia con un'eredità contestata. Alla morte di Francesco di Challant, nel 1442, tutti i suoi averi andarono in eredità alle figlie Caterina e Margherita, e la cosa non piacque a nessuno dei parenti maschi. La successione fu osteggiata dal cugino Giacomo di Challant-Aymavilles, che reclamava i feudi per sé in virtù della Legge Salica, che impediva alle donne la successione nel feudo.

Caterina non arretrò. Battagliera e forte del testamento del padre, noncurante dei bandi e degli editti, comprò dalla sorella parte dei beni e, una volta citata a comparire in giudizio, non si presentò. La contesa si avviò verso le armi: s'intensificarono le operazioni di difesa e i preparativi di guerra, e il marito di Caterina, Pierre Sarriod signore d'Introd, raccolse molti uomini d'arme nella cappella del Castello di Challant; questi giurarono sul messale, in presenza di Caterina, di combattere «usque ad mortem» in difesa della loro Signora.

Ma una guerra di successione non si vince solo con gli uomini d'arme, e Caterina lo sapeva. Intanto cercava di ingraziarsi il popolo.

Il 31 maggio, dopo il pranzo dal prevosto

Quello che accadde in un giorno di fine maggio è il cuore di tutta la festa, ed è datato al 1450. Qui tutto si ripete ogni anno con una coppia diversa; gli altri carnevali che rimettono in scena il proprio passato hanno ciascuno il suo episodio.

Il 31 maggio, festa della Trinità, la contessa scese a Verrès con Pierre d'Introd e cinquanta dei loro uomini armati. I conti andarono a pranzo dal Reverendo Pietro de Chissé, prevosto della collegiata di Saint Gilles, e dopo il pranzo scesero nella pubblica piazza sottostante la chiesa, dove il popolo stava ballando.

Si presentarono sulla pubblica piazza di Verrès mettendosi a ballare al suono del piffero e del tamburo, in mezzo al popolo, che con grida di gioia a ogni momento esclamava «Vive Introd et Madame de Challant». Caterina, lasciato il consorte, danzò con la gioventù del paese. Per una nobile del Quattrocento, mettersi a pari con la plebe in piazza era un fatto tanto insolito quanto sensazionale data l'epoca.

Il calcolo politico non funzionò. Caterina non riuscirà nel suo tentativo di far valere i suoi diritti di successione, e la sua vicenda ha una fine cupa: dopo aver provato a farla passare per una strega, i cugini riusciranno a rinchiuderla in un castello, e di lei si perderanno le tracce. Il ricordo di quel gesto altamente democratico, però, è stato tramandato negli anni e nei secoli.

Nata dalle prove di una filodrammatica

La festa che oggi occupa quattro giorni è nata in una sala prove, nel dopoguerra. Fin dal 1946, appena dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, in paese si era formata la compagnia filodrammatica «Travet», che raggruppava compaesani colti e appassionati di letteratura e prosa. Durante una delle serate dedicate alle prove emerse l'idea di proporre un carosello storico che coinvolgesse la popolazione in occasione del Carnevale.

Detto e fatto: alcuni verrezziesi decisero nel 1949 di rievocare quel fatto nel periodo di Carnevale, fondando il Comitato del Carnevale Storico di Verrès. In un paese che usciva dalla guerra, la creazione del Carnevale Storico si rivelò l'«evento perfetto» per riaffermare lo spirito di appartenenza e l'orgoglio delle tradizioni locali. E una cosa vale ancora oggi come allora: fin dalle prime edizioni il borgo vive in un clima sospeso fuori dalla realtà quotidiana, in cui anche le barriere sociali cadono, accomunando tutti i partecipanti.

La scalinata, il proclama e le chiavi del paese

Il sabato è il giorno che tutti aspettano, e la scena è sempre la stessa. Tra lo sfolgorio delle fiaccole, il rullare dei tamburi e gli squilli delle trombe, il Gran Ciambellano si presenta sulla scalinata di piazza Chanoux, attorniato da armigeri, arcieri, portabandiera. Dopo aver annunciato i conti del seguito, che impersonano i nobili della Casa Challant, appaiono Caterina e il consorte Pierre d'Introd, acclamati dal popolo.

Poi arriva il gesto che dà il nome a tutto. Al grido «Vive Introd et Madame de Challant» la contessa scende la scalinata e balla con un popolano: è la stessa cosa che fece la contessa, nello stesso posto, cinque secoli prima. Subito dopo il Gran Ciambellano legge il proclama, invitando tutti all'allegria e a dimenticare i problemi e gli affanni — e i «Proclami» di Caterina sono veri e propri editti che non riguardano solo Verrès ma l'intera Valle d'Aosta, sul piano amministrativo, politico e culturale. Al termine della presentazione il battitore legge in lingua antica «maccheronica» il «manifesto d'intenti della cittadinanza».

Quindi il potere cambia mano davvero, almeno per finta. La sfilata raggiunge il Municipio, dove Caterina riceve i poteri dal Sindaco, e da quel momento dal sabato al mercoledì mattina Caterina è la Signora incontrastata non solo di Verrès, ma anche del Castello. Per la durata del Carnevale l'assetto istituzionale contemporaneo viene simbolicamente sospeso, e Verrès ritorna idealmente sotto il governo della sua Châtelaine. Chi ha ricoperto quel ruolo lo racconta così: «Da quando mi vengono consegnate dal sindaco le chiavi del paese io sarò per quattro giorni la signora indiscussa di Verrès».

Il corteo che accompagna tutto questo conta circa 250 figuranti in costume, con la fiaccolata e la partecipazione della filarmonica di Verrès, e comprende il ricevimento delle ex Caterine. Poi la schiera di nobili e popolani si dirige verso il maniero, pronta a trascorrere una lunga nottata tra musiche e balli.

I costumi se li paga chi fa la contessa

C'è un dettaglio che distingue Verrès da qualunque altra rievocazione, e riguarda i vestiti. «Una particolarità, che conferisce sfarzo e interesse, sono i costumi che non appartengono al Comitato ma sono di proprietà della coppia che decide, a proprie spese, di succedere ogni anno nel ruolo di Caterina e Pierre

Non sono costumi di scena qualsiasi: sono esempio della migliore sartoria del quindicesimo secolo, in cui nessun particolare viene lasciato al caso, e ciascuna famiglia nobiliare ha i propri vestiti storici cuciti dalle sarte del paese. Il che spiega perché il ruolo dei nobili sia così ambito in paese: si paga per averlo.

Il risultato si vede camminando. Le strade e le piazze si riempiono di costumi ispirati al XV secolo, realizzati seguendo modelli storici coerenti con l'abbigliamento nobiliare e popolare del tardo Medioevo, e tessuti, colori e fogge permettono di distinguere chiaramente i ruoli sociali: nobili, soldati, popolani, musici e guardie. La rievocazione non è affidata a pochi figuranti, ma coinvolge attivamente gran parte della popolazione.

Polenta, saucisses e settantatré Caterine

Dopo il sabato, la festa entra nei giorni feriali senza perdere colpi. La domenica, nel primo pomeriggio, si ripete la presentazione e la sfilata, poi si sale al Castello per un pomeriggio dedicato ai bambini, e la sera ci sono la cena e una serata danzante. Per le vie del borgo, intanto, giochi, musica, danze, giocolieri, sbandieratori, dame e cavalieri, cavalli e rapaci, insieme a battaglie a cavallo, proiezioni multimediali sui muri, la ricostruzione del villaggio medievale e le botteghe.

Il lunedì mattina la Castellana visita i ristori del borgo e si reca alla Microcomunità, centro di residenza per gli anziani a Verrès, e sfila per incontrare e salutare i commercianti nelle piazze, con la visita alla Collegiata Saint Gilles e lo squillo degli araldi e dei tamburi dal tradizionale balcone. È la parte meno spettacolare e forse la più significativa, e chi fa Caterina la mette al primo posto: «Caterina svolge un ruolo sociale molto attivo: visiterò le scuole, la nostra cooperativa per persone disabili, gli anziani del paese; ai bambini porterò le caramelle e agli anziani un sorriso.» La sera, al castello, la rappresentazione teatrale di «Una partita a scacchi» di Giuseppe Giacosa, seguita da un Gran Galà.

L'ultimo giorno, il martedì, inizia con la distribuzione di polenta, saucisses, fisous — i fagioli — et vin clair de notre, in piazza René de Challant. Nel pomeriggio arriva il Gran Corso mascherato: una sfilata di gruppi folkloristici e mascherati, carri allegorici e bande musicali, sempre accompagnati da Caterina e dal suo seguito, con Caterina e il Conte a cavallo, il corteo di paggi, armati e musicanti, e il lancio di caramelle e di mimose dal carro di Caterina.

E poi c'è la fila che misura la storia della festa meglio di qualunque numero: seguono, con le loro famiglie in costume, una decina di Caterine fra le settantatré che si sono susseguite alla guida della rievocazione. L'ultimo appuntamento è il Veglionissimo di chiusura al Castello, serata con ballo in maschera.

Il castello che rende credibile il Quattrocento

Sopra tutto questo sta il maniero, costruito su un picco roccioso che domina il sottostante borgo. Il Castello di Verrès fu costruito alla fine del Trecento per volontà di Ibleto di Challant e completato nei primi decenni del Quattrocento, ed era il centro del potere signorile sul borgo.

Non è quindi una quinta scelta per la sua bellezza: durante il Carnevale la sua presenza rende credibile il ritorno al Quattrocento, perché colloca la rievocazione nello stesso luogo in cui si svolgevano le vicende storiche evocate. Per quattro giorni torna a essere la casa di tutti i verrezziesi, con le cene, i balli e la partita a scacchi nei saloni.

Va detto per onestà che non tutto è documentato: il fatto che il castello sia stato sotto il controllo di Caterina e del suo secondo marito rientra in una tradizione orale non comprovata dai documenti storici, mentre la figura di Caterina di Challant è storicamente documentata e si inserisce in un contesto politico complesso, legato alle vicende dinastiche della famiglia Challant nel XV secolo.

Il resto lo fa il buio. La fiaccolata non è solo un elemento scenografico, ma un modo per restituire l'esperienza visiva e sensoriale di un borgo medievale prima dell'illuminazione moderna. E per chi vuole vedere da dove viene tutto questo, la Maison La Tour, in piazza René de Challant, ospita una mostra dedicata alla storia dell'evento, con documenti e costumi delle passate edizioni.

Come arrivare alla festa

Raggiungere il Carnevale Storico a Verrès è facilissimo. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Verrès si trova a 1,4 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Verrès dista 500 metri, cioè un minuto di strada.

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