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Carnevale · Tradizioni

Le tradizioni del Carnevale nel Lazio: riti, piatti e usanze del posto

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

A Frosinone il Carnevale si fa con una grande foglia di agave in mano: è la Festa della Radeca, che ricorda la rivolta frusinate contro l'occupazione francese del 1798-1799 e si chiude con il processo e il rogo del generale Championnet.

A Ronciglione, il giovedì grasso, sfilano gli ussari.

La Festa della Radeca

A Frosinone il Carnevale ha per simbolo la radeca, una grande foglia di agave.

La festa affonda le radici nel XVIII secolo e celebra la rivolta frusinate del 1798-1799 contro l'occupazione francese: culmina nel processo e nel rogo del generale Championnet.

La foglia di agave sta per la fertilità e la libertà; c'è anche chi innalza una cima di cavolfiore, come segno rurale.

Gli ussari di Ronciglione

Il Carnevale di Ronciglione discende dal Carnevale romano rinascimentale e barocco e si collega alle Pubbliche allegrezze del Cinquecento e del Seicento: nei documenti è riconosciuto da oltre 130 anni.

Si apre stendendo il tappeto rosso al re del Carnevale, e comincia il giovedì grasso con la cavalcata degli ussari: sfilano in divise ottocentesche, e la tradizione risale al Settecento, rievocando una leggenda locale su un capitano degli ussari francesi.

Il Corso di gala occupa due, a volte tre domeniche e conta oltre trecento edizioni: sfilano i carri allegorici, le bande e le danze folcloristiche, con migliaia di cittadini in maschera e costumi coloratissimi.

O' Puccio di Civita Castellana

A Civita Castellana il Carnevale è documentato fin dal XVI secolo, e comincia il 17 gennaio, festa di Sant'Antonio Abate, con l'investitura del Re Carnevale.

Il Re è O' Puccio, e la sera del Martedì Grasso viene bruciato: il rogo segna la fine dei festeggiamenti.

Il Carnevale romano

Le radici del Carnevale romano si fanno risalire ai Saturnali, celebrati in onore di Saturno; come festa cittadina nasce in epoca medievale.

Vi comparivano i personaggi e le maschere popolari dei teatrini, a metà fra il popolano e il nobile; fra i momenti tipici c'erano la corsa dei cavalli berberi e la tradizione dei moccoletti, con le fiaccole o le lanterne portate il martedì grasso. Coinvolgeva tutta la popolazione e attirava curiosi da tutto il mondo.

Nel Lazio il Carnevale è radicato nei borghi antichi, nella Sabina, nella Tuscia e a Roma.

I rigatoni nel vaso da notte

Nella gastronomia carnevalesca laziale c'è un piatto che si ricorda soprattutto per come si serve: i rigatoni al sugo, portati in tavola nei vasi da notte.

A Civita Castellana, durante il Carnevale Storico, si serve il Frittellone: una sottile frittella di uova, farina e pecorino, che si dice fosse già preparata dagli Etruschi e dai Romani.

La Pupazza di Frascati

A Frascati la specialità è la Pupazza: un biscotto di farina, miele di fiori selvatici e aroma d'arancia.

Raffigura una giovane donna con tre mammelle — probabilmente una balia. La si dava ai bambini per calmarli, insieme al Cannellino di Frascati, che ai neonati si somministrava con un ciuccio di stoffa.

Le frappe e gli altri dolci

Le frappe laziali discendono dalle antiche frictilia romane: si friggevano nel grasso di maiale e si servivano durante i Saturnali.

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Domande frequenti

Che cos'è la Festa della Radeca

È il Carnevale di Frosinone: si sfila con una grande foglia di agave, simbolo di fertilità e libertà, e si celebra la rivolta del 1798-1799 contro l'occupazione francese, con il processo e il rogo del generale Championnet.

Che cos'è la cavalcata degli ussari

È l'apertura del Carnevale di Ronciglione, il giovedì grasso: gli ussari sfilano in divise ottocentesche, e la tradizione risale al Settecento.

Chi è O' Puccio

È il Re Carnevale di Civita Castellana: viene investito il 17 gennaio, per Sant'Antonio Abate, e bruciato la sera del Martedì Grasso.

Che cos'è la Pupazza di Frascati

È il biscotto di farina, miele di fiori selvatici e aroma d'arancia che raffigura una donna con tre mammelle, probabilmente una balia.

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