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«Viva viva la Befana»: come scuola e regime riscrissero una filastrocca
Nella filastrocca originale la Befana aveva «le toppe alla sottana»: era povera, e il verso lo diceva. La ricostruzione più diffusa attribuisce al regime fascista la sostituzione con «col vestito alla romana», dentro il disegno di romanizzazione dell'Italia. Nel 1928 nasce la Befana fascista.
Le due varianti del verso convivono ancora nei libri di scuola.
Il verso cambiato
Il testo tradizionale recitava:
> La Befana vien di notte > con le scarpe tutte rotte > con le toppe alla sottana > viva viva la Befana!
Nella versione che si è imposta dopo, il terzo verso diventa «col vestito alla romana» — o, in una variante, «col cappello alla romana». Il riferimento alla sottana rattoppata sparisce, e al suo posto arriva un abbigliamento romano.
Il cambio non è isolato: rientra in un più ampio disegno di romanizzazione perseguito dal regime, che riscriveva riferimenti e immagini in chiave latina.
La Befana fascista
Nel 1928 il Partito Nazionale Fascista istituisce la «Befana fascista»: una distribuzione di regali ai bambini e alle bambine povere, il 6 gennaio. Un primo esperimento era stato fatto l'anno prima, nel 1927.
La festa era organizzata così:
- I destinatari. I bambini iscritti all'Opera Nazionale Balilla, e i bambini poveri «aventi diritto» ai doni.
- I luoghi. Il salone del Teatro Politeama, la Casa del Balilla, la Casa del Fascio.
- Chi la gestiva. La raccolta e la distribuzione dei pacchi erano curate dai Fasci Femminili e dal Dopolavoro.
- I doni. Giocattoli, vestiti, dolciumi e frutta — e anche immagini del Duce.
- La cornice. I bambini di ogni paese d'Italia venivano radunati alla presenza delle autorità e delle notabilità locali, in quelle che la stampa dell'epoca chiamava «simpatiche manifestazioni benefiche».
Perché l'Epifania e non il Natale
La scelta della data ha una ragione dichiarata: l'Epifania era considerata una festa più autarchica e meno consumistica del Natale, e la sua celebrazione venne incoraggiata negli anni del regime.
Era anche la festa che si prestava meglio all'operazione: una ricorrenza popolare, senza il carico commerciale del 25 dicembre, con al centro il dono ai bambini — cioè esattamente ciò che il partito voleva mettere in scena.
Che cosa si vede nei cinegiornali
Un servizio dell'Istituto Luce del 13 gennaio 1937 mostra la cerimonia nel dettaglio: seimila bambini riuniti al Dopolavoro Ferroviario di Roma, e le riprese alla scuola Michele Bianchi, alla Garbatella, con un manifesto di Mussolini con l'elmetto sopra l'ingresso.
A distribuire i doni è la principessa Maria di Savoia, accompagnata dal governatore di Roma. La beneficenza si svolge in pubblico, davanti alle autorità: è la cerimonia, non il regalo, il vero contenuto della giornata.
La scuola come strumento
La riscrittura della filastrocca passa dallo stesso canale che diffondeva tutto il resto: la scuola.
Ai maestri fu imposto di commemorare determinate festività, in primo luogo la marcia su Roma. Il 25 marzo 1927 il ministro Fedele affermò che tutta la scuola doveva educare alla comprensione del fascismo, e definì «fascistizzare la scuola» come imprimervi l'amor di patria, con la finalità di portare il cittadino a offrire sé stesso alla causa della Nazione.
In quel contesto, cambiare tre parole di una filastrocca che tutti i bambini recitavano era un'operazione a costo zero e a diffusione garantita.
Che cosa è rimasto
Dopo la guerra la formula non è scomparsa: lo spirito della Befana fascista si è moltiplicato in molte «befane» organizzate, e c'è chi ha definito quella festa «figlia dello stato corporativo mussoliniano».
Quanto al verso, la sostituzione ha vinto solo a metà. Le raccolte didattiche di oggi riportano fianco a fianco «con le toppe alla sottana», «col vestito alla romana» e «s'è scucita la sottana», senza gerarchia fra loro; e la filastrocca ha perfino una versione bilingue per la scuola primaria, con «The Befana comes at night» e «Long live the Befana!».
Di tutte le varianti in circolazione — dodici, secondo le raccolte che le censiscono — quella «alla romana» resta la più cantata, ed è l'unica di cui si conosce il motivo.
Domande frequenti
Qual era il verso originale della filastrocca?
«Con le toppe alla sottana»: la Befana era descritta come povera, con la gonna rattoppata.
Perché si canta «col vestito alla romana»?
La ricostruzione più diffusa attribuisce la sostituzione al regime fascista, che tolse il riferimento alla sottana rattoppata dentro un più ampio disegno di romanizzazione dell'Italia.
Che cos'era la Befana fascista?
Una distribuzione di doni ai bambini poveri e agli iscritti all'Opera Nazionale Balilla, istituita dal Partito Nazionale Fascista nel 1928 e celebrata il 6 gennaio nelle Case del Fascio e del Balilla, con giocattoli, vestiti, dolciumi e immagini del Duce.
Perché il regime puntò sull'Epifania?
Perché era considerata una festa più autarchica e meno consumistica del Natale, e aveva al centro il dono ai bambini.