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La Befana vien di notte - le filastrocche della tradizione
La Befana, secondo la filastrocca, «vien di notte con le scarpe tutte rotte», ed è un'anziana signora che non porta i regali a tutti i bambini del mondo, ma solo a quelli italiani. Della filastrocca non si conosce l'autore, ed esistono dodici versioni che si differenziano a partire dal terzo verso; il nome della protagonista è una corruzione lessicale di «Epifania», che diventa «Befania».
I quattro versi che sanno tutti
La filastrocca sta in una quartina:
La Befana vien di notte, / con le scarpe tutte rotte, / col cappello alla romana, / viva viva la Befana!
Una variante più lunga recita: la Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, porta un sacco pien di doni, da regalare ai bimbi buoni.
Le dodici versioni del terzo verso
La filastrocca della Befana ha ben dodici versioni, che si differenziano a partire dal terzo verso — i primi due, le scarpe rotte e la notte, restano uguali dappertutto, e il resto cambia di casa in casa.
Alcune descrivono come è vestita: con le toppe alla sottana, col vestito alla romana, col cappello alla romana, con la gerla sulle spalle e le calze rosse e gialle, oppure «s'è scucita la sottana, viva, viva la Befana». Altre le mettono in mano un attrezzo o un carico: con la scopa di saggina, viva viva la nonnina; il suo sacco è pien di toppe, e le ossa ha tutte rotte. In un altro terzo verso: se ne compra un altro paio con la penna e il calamaio.
Poi ci sono le versioni che la fanno arrivare davvero alla porta — «viene e bussa alla tua porta, sai tu dirmi che ti porta», «viene, bussa e scappa via, la befana è mamma mia» — e quella in cui si annuncia da sé: il vestito trulla là, la Befana: «Eccomi qua!».
Una rima senza autore
Di questi versi non si conosce l'autore. Si tratta di un componimento popolare, nato probabilmente nelle campagne italiane e tramandato di bocca in bocca, arricchendosi di varianti regionali.
La rima è stata tramandata oralmente come una filastrocca per bambini, e nel tempo si è evoluta: è diventata una piccola poesia popolare e poi una canzone per le celebrazioni dell'Epifania.
La vecchia con la scopa e il carbone
Dal punto di vista etimologico Befana è una corruzione lessicale del termine Epifania. La Befana è un'anziana donna a cavallo di una scopa che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio porta doni ai bambini, o un pezzo di «carbone» — costituito da caramelle nere — per i comportamenti cattivi tenuti durante l'anno. I doni che si distribuiscono sono per lo più dolcetti, da infilare nelle calze vicino al camino o appese per la casa.
Quella della Befana resta una figura altamente simbolica a partire dalla sua vecchiaia, che rappresenta il vecchio anno ormai trascorso. Secondo la tradizione cristiana la Befana deriva dalla storia di un'anziana signora che rifiutò di accompagnare i Magi a Betlemme e di indicare loro la strada, e che poi, pentita, si mise a cercare Gesù con un sacco pieno di doni senza trovarlo: da lì l'abitudine di distribuirli a tutti i bambini.
La figura della Befana trova riscontri nella mitologia romana: dodici notti dopo il solstizio d'inverno, il 21 dicembre, dodici figure femminili volavano sui campi per propiziare i raccolti. Quelle figure sarebbero poi state identificate con Diana, dea della cacciagione e della vegetazione, ma anche con divinità minori che avevano come campo d'azione la sazietà e l'abbondanza.
I canti di questua, dalla stella ai dolcetti
Nei Paesi Bassi, in Belgio, in Lussemburgo e nella vicina Germania i bambini vanno in gruppi di tre, che simboleggiano i Magi biblici, cantano canzoni tipiche dell'Epifania e bussano a ogni porta, ricevendo una moneta o dei dolci. Ognuno di loro può portare una lanterna di carta che simboleggia la stella, e in alcuni luoghi, specialmente in Olanda, queste compagnie si riuniscono per gare e presentano le loro scenette e canzoni a un pubblico.
Nei paesi di lingua tedesca gruppi di giovani chiamati Sternsinger si recano di porta in porta vestiti come i Magi biblici, con una stella sul capo, solitamente di legno dipinto, attaccata a un manico di scopa. Spesso sono composti da quattro ragazze, o da due ragazzi e due ragazze, che cantano in armonia a quattro voci canzoni tradizionali e nuove come «Stern über Bethlehem»: non sono necessariamente tre saggi. I cantanti sollecitano donazioni per cause benefiche, come quelle per la fame in Africa, organizzate congiuntamente dalle Chiese cattolica e protestante, e ricevono dei dolcetti nelle case visitate.
Anche in Italia l'usanza è celebrata mediante processioni di bambini accompagnati dai genitori, i Cantori della Stella, che esprimono la benedizione di Cristo per intercessione dei tre Re Magi e sono occasione di raccolta di offerte a scopo caritativo e missionario. La tradizione è ancora viva e molto diffusa principalmente in Trentino-Alto Adige e in Friuli-Venezia Giulia, ma anche in altri luoghi dell'arco alpino; e a Milano, dove era caduta in disuso, sta tornando.