Home » Epifania » Filastrocche
La Pasquella: il canto di questua della vigilia dell'Epifania
La Pasquella è il canto di questua dell'Epifania: gruppi di cantori vanno di casa in casa fra il 5 e il 6 gennaio, cantano davanti alla porta e ricevono in cambio vino, salumi e dolci. È viva in Romagna, Marche, Umbria e Lazio, e si chiama anche Pasquarella.
Il nome viene da «Pasqua Epifania».
Dove si canta e come si chiama
Il rito è di tradizione orale contadina, e sopravvive in quattro regioni: Romagna, Marche, Umbria e Lazio. I nomi cambiano con i luoghi — Pasquella, Pasquarella, e a Velletri anche Pasquetta — ma la forma è la stessa, e ha un parente stretto in Toscana: la Befanata.
L'etimologia è trasparente: nelle Marche il termine viene fatto derivare da «Pasqua Epifania», e in Romagna la stessa festa si chiama in dialetto Pasqueta. È la festa che chiude il tempo natalizio e apre il Carnevale.
Quando
Il canto si porta casa per casa il 6 gennaio, ma nella pratica il rito si concentra fra il 5 e il 6. In alcune varianti locali la questua prosegue più a lungo, fino a Sant'Antonio Abate, il 17 gennaio.
In Romagna la notte fra il 5 e il 6 gennaio è letta come un tempo sospeso di passaggio, legato al ritorno dei morti e ai doni che questi fanno ai vivi.
Chi canta
I gruppi hanno nomi propri a seconda della zona.
In Romagna sono i pasquaroli, detti anche pasqualót: gruppi spontanei di musicisti e cantori itineranti, che cantano fuori dalla porta per farsi aprire.
Nelle Marche i cantori girano le campagne con organetto, triangolo, fisarmonica e cembalo, e il canto è accompagnato da balli e dallo scambio di cibo e vino. Il gruppo popolare La Macina porta ancora in scena la Pasquella a Montecarotto, in provincia di Ancona.
A Velletri e Lariano la notte dell'Epifania è la «grande notte» dei cantori, chiamati cavette.
Com'è fatto il canto
La struttura segue uno schema fisso: saluto, questua, augurio, ringraziamento. In alcune versioni si aggiunge un ritornello finale che invoca la festa.
Il saluto. Si chiede licenza di cantare davanti ai signori di casa, e si salutano il padrone, la sposa e la famiglia riunita. Il testo di Velletri chiede espressamente l'apertura della porta a mezzanotte.
Il racconto sacro. Le strofe evocano il Natale e la visita dei Magi: i Magi d'Oriente e la stella che li guida verso Gesù Bambino, la presenza di Giuseppe e Maria, e in una strofa San Giovanni il precursore e il battesimo nel Giordano.
Gli auguri su misura. È la parte che cambia da casa a casa. Se c'è una figlia da maritare si promette un buon partito e una buona parentela; se c'è una sposa, viene descritta «bianca e rossa come rosa». Nelle Marche si chiede benedizione e prosperità per l'anno nuovo.
La richiesta. Il canto elenca senza imbarazzo quello che si spera di ricevere: salame, prosciutto, salsiccia e mortadella, e un bicchiere di vino. Esiste anche una formula di segno opposto, che nomina il cibo povero — scarpegn, radici ed erbe nel caldaio — e serve a far vergognare chi non dà nulla.
Che cosa succede dopo
Se la porta si apre, il rito non finisce sulla soglia. Nelle case romagnole i questuanti bevono, mangiano, ballano e cantano insieme agli ospiti; nelle Marche il canto è seguito da balli e dallo scambio di cibo e vino, e i cantori ricevono vino, salumi e dolci tipici.
È la parte che distingue la Pasquella dalla semplice elemosina: il compenso è ospitalità, e chi canta entra in casa.
Perché si fa
La Pasquella è un rito propiziatorio: si canta per portare benedizione e prosperità nell'anno che comincia, e il testo lo dice apertamente, con l'invito a cantare in allegria.
Sotto la forma cristiana — i Magi, la stella, il Battista — resta la struttura antica della questua di passaggio: un gruppo che gira di casa in casa in un momento di confine del calendario, porta un augurio e riceve cibo in cambio.
Domande frequenti
Che cos'è la Pasquella?
Un canto di questua dell'Epifania: gruppi di cantori vanno di casa in casa fra il 5 e il 6 gennaio, cantano davanti alla porta e ricevono in cambio vino, salumi e dolci.
Dove si canta?
In Romagna, Marche, Umbria e Lazio. In Toscana esiste un rito equivalente, la Befanata.
Da dove viene il nome?
Da «Pasqua Epifania», il nome con cui la festa era conosciuta: in Romagna si dice ancora Pasqueta, e a Velletri il canto è chiamato anche Pasquarella o Pasquetta.
Che cosa si canta?
Uno schema fisso di saluto, questua, augurio e ringraziamento: si chiede licenza ai padroni di casa, si raccontano i Magi e la stella, si fanno auguri su misura per la famiglia e si chiede da mangiare e da bere.