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Epifania · Filastrocche

«La Befana vien di notte»: il testo e le sue varianti

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

«La Befana vien di notte» non ha un testo unico: la raccolta più citata ne registra dodici versioni differenti, e altre raccolte ne contano oltre dieci. Cambia il secondo verso, cambia il vestito, cambia perfino il finale — resta l'attacco, che tutti sanno a memoria.

È il destino normale di una filastrocca di tradizione orale.

Il testo più diffuso

La prima versione, quella che quasi tutti recitano, è di quattro versi:

> La Befana vien di notte > con le scarpe tutte rotte > con le toppe alla sottana > Viva, viva la Befana!

Il finale «Viva, viva la Befana!» torna anche nella dodicesima versione: è l'elemento più stabile insieme all'attacco.

Il verso che cambia sempre

Il terzo verso è quello che si trasforma di più, e quasi tutte le varianti giocano sull'abbigliamento:

Altre versioni sostituiscono i vestiti con gli oggetti: la scopa di saggina, la gerla sulle spalle, le calze rosse e gialle.

Le versioni che raccontano qualcosa in più

Alcune varianti aggiungono un'azione, e la filastrocca diventa una piccola scena.

Le varianti locali

Una variante toscana la fa passare sopra i tetti — «attraversa tutti i tetti» — e le mette nel sacco bambole e confetti.

Un'altra versione la immerge nel tempo atmosferico: neve, gelo e tramontana, con la gerla sulle spalle. Qui compare anche una distinzione più mite del solito: i doni vanno ai bimbi più buoni, ma ai meno buoni tocca comunque un sacchettino di dolci.

Una versione più narrativa la fa arrivare al camino della casa, dove scivola e cade dentro insieme ai doni; all'alba riparte sulla scopa.

La versione che si insegna a scuola

Esiste anche un adattamento didattico, che serve a spiegare il rito mentre lo si canta: la Befana vola sulla scopa tutta la notte con una cesta sulle spalle, arriva sul tetto quando i bambini dormono, e il calzino appeso riceve il regalino. Ai bambini molto buoni dolcetti e doni, al monello il carbone.

Perché ci sono tante versioni

La filastrocca non è mai stata fissata da un autore: è passata di bocca in bocca, e ogni passaggio ha adattato una rima, un oggetto, un finale. Le raccolte online che la censiscono arrivano oggi a dodici testi diversi, tutti in circolazione contemporaneamente.

Il nucleo che nessuna variante tocca sono i primi due versi — l'ora e le scarpe rotte — cioè le due informazioni che descrivono la Befana: arriva di notte, ed è povera.

Domande frequenti

Qual è il testo originale di «La Befana vien di notte»?

Non ne esiste uno solo. La versione più diffusa è «La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte / con le toppe alla sottana / Viva, viva la Befana!», ma le raccolte ne registrano dodici differenti.

Come cambia il terzo verso?

È il più variabile: «con le toppe alla sottana», «con il vestito alla romana», «col cappello alla romana», «con il naso alla romana», e ancora «con la scopa di saggina» o «con le calze rosse e gialle».

Ci sono versioni in cui la Befana non è cattiva con nessuno?

Sì. In una variante i doni vanno ai bimbi più buoni, ma anche ai meno buoni tocca un sacchettino di dolci; in un'altra la Befana è chiamata «nonnina».

Perché la filastrocca ha così tante varianti?

Perché appartiene alla tradizione orale: non è stata fissata da un autore, e ogni passaggio di bocca in bocca ne ha cambiato una rima o un dettaglio.

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