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«La Befana vien di notte»: il testo e le sue varianti
«La Befana vien di notte» non ha un testo unico: la raccolta più citata ne registra dodici versioni differenti, e altre raccolte ne contano oltre dieci. Cambia il secondo verso, cambia il vestito, cambia perfino il finale — resta l'attacco, che tutti sanno a memoria.
È il destino normale di una filastrocca di tradizione orale.
Il testo più diffuso
La prima versione, quella che quasi tutti recitano, è di quattro versi:
> La Befana vien di notte > con le scarpe tutte rotte > con le toppe alla sottana > Viva, viva la Befana!
Il finale «Viva, viva la Befana!» torna anche nella dodicesima versione: è l'elemento più stabile insieme all'attacco.
Il verso che cambia sempre
Il terzo verso è quello che si trasforma di più, e quasi tutte le varianti giocano sull'abbigliamento:
- «con le toppe alla sottana», la forma più nota;
- «con il vestito alla romana»;
- «col cappello alla romana»;
- «con il naso alla romana»;
- «con la sottana» scucita;
- «con il vestito a trullallà», e in un'altra variante «il vestito e la bandana».
Altre versioni sostituiscono i vestiti con gli oggetti: la scopa di saggina, la gerla sulle spalle, le calze rosse e gialle.
Le versioni che raccontano qualcosa in più
Alcune varianti aggiungono un'azione, e la filastrocca diventa una piccola scena.
- Il sacco dei doni. La quarta versione le mette in mano un sacco pieno di regali «da regalare ai bimbi buoni».
- Il sacco delle toppe. La nona rovescia l'immagine: il sacco è «pien di toppe» e le ossa della vecchia sono «tutte rotte».
- Le scarpe nuove. Nella sesta la Befana se ne compra «un altro paio», e la rima arriva da «penna e calamaio».
- La porta. Nella settima «viene e bussa alla tua porta», con una domanda diretta su che cosa porterà; nell'ottava «viene, bussa e scappa via», e la stessa versione la identifica con la madre di chi parla.
- L'annuncio. Nella decima la Befana si presenta da sola: «Eccomi quà!».
- La nonnina. In un'altra versione non è una strega ma «la nonnina», e con il nome cambia tutto il tono.
Le varianti locali
Una variante toscana la fa passare sopra i tetti — «attraversa tutti i tetti» — e le mette nel sacco bambole e confetti.
Un'altra versione la immerge nel tempo atmosferico: neve, gelo e tramontana, con la gerla sulle spalle. Qui compare anche una distinzione più mite del solito: i doni vanno ai bimbi più buoni, ma ai meno buoni tocca comunque un sacchettino di dolci.
Una versione più narrativa la fa arrivare al camino della casa, dove scivola e cade dentro insieme ai doni; all'alba riparte sulla scopa.
La versione che si insegna a scuola
Esiste anche un adattamento didattico, che serve a spiegare il rito mentre lo si canta: la Befana vola sulla scopa tutta la notte con una cesta sulle spalle, arriva sul tetto quando i bambini dormono, e il calzino appeso riceve il regalino. Ai bambini molto buoni dolcetti e doni, al monello il carbone.
Perché ci sono tante versioni
La filastrocca non è mai stata fissata da un autore: è passata di bocca in bocca, e ogni passaggio ha adattato una rima, un oggetto, un finale. Le raccolte online che la censiscono arrivano oggi a dodici testi diversi, tutti in circolazione contemporaneamente.
Il nucleo che nessuna variante tocca sono i primi due versi — l'ora e le scarpe rotte — cioè le due informazioni che descrivono la Befana: arriva di notte, ed è povera.
Domande frequenti
Qual è il testo originale di «La Befana vien di notte»?
Non ne esiste uno solo. La versione più diffusa è «La Befana vien di notte / con le scarpe tutte rotte / con le toppe alla sottana / Viva, viva la Befana!», ma le raccolte ne registrano dodici differenti.
Come cambia il terzo verso?
È il più variabile: «con le toppe alla sottana», «con il vestito alla romana», «col cappello alla romana», «con il naso alla romana», e ancora «con la scopa di saggina» o «con le calze rosse e gialle».
Ci sono versioni in cui la Befana non è cattiva con nessuno?
Sì. In una variante i doni vanno ai bimbi più buoni, ma anche ai meno buoni tocca un sacchettino di dolci; in un'altra la Befana è chiamata «nonnina».
Perché la filastrocca ha così tante varianti?
Perché appartiene alla tradizione orale: non è stata fissata da un autore, e ogni passaggio di bocca in bocca ne ha cambiato una rima o un dettaglio.