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La pinza veneta: il dolce dei falò dell'Epifania

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La pinza è il dolce che si mangia attorno ai falò della vigilia dell'Epifania, in Veneto e in Friuli, insieme al vin brulé. La base non è una pasta ma una polenta dolce: farina di mais cotta nel latte, arricchita con fichi secchi, uvetta, pinoli e semi di finocchio.

Ne esistono due famiglie, e la seconda nasce da un avanzo.

La base: una polenta dolce

Il procedimento comincia come quello della polenta. Latte e acqua si portano a ebollizione, poi si versa la farina di mais a pioggia e si cuoce mescolando con la frusta per una ventina di minuti, fino ad addensamento.

Solo a questo punto entrano gli altri ingredienti: burro, zucchero, grappa e semi di finocchio, e infine la frutta.

Il rapporto fra le farine è quasi sempre lo stesso: due parti di farina di mais — gialla da polenta o fioretto — e una di farina bianca, con l'aggiunta di lievito per dolci.

Che cosa ci va dentro

Il ripieno è quello della dispensa contadina d'inverno:

Le varianti aggiungono arancia candita, cedro, zucca, mela a tocchetti, noci, datteri, scorza d'arancia o semi di anice. Nella versione più antica al posto del burro si usava lo strutto.

Le dosi tipiche

Per una teglia da famiglia, la proporzione più ricorrente è questa: 200-230 grammi di farina di mais, 100 di farina bianca, un litro di latte (o mezzo litro di latte e 400 millilitri d'acqua), 100 grammi di zucchero, 100 di burro, 60 di fichi secchi, 60 di uvetta, 40 di pinoli.

La seconda famiglia: quella con il pane raffermo

La variante più antica non parte dalla farina ma da un avanzo. Un chilo di pane raffermo si mette a bagno nel latte per un'ora, si strizza e diventa la base del dolce, con l'aggiunta di farina, uvetta ammollata nella grappa, fichi secchi, noci, semi di finocchio e mele a pezzi sopra l'impasto.

È la stessa logica del dolce dei falò: si usa quello che c'è e che non va sprecato.

Cottura e riposo

I tempi cambiano con la ricetta, e vanno letti insieme alla temperatura:

Alcune ricette prevedono un riposo dell'impasto prima del forno: da mezz'ora fino a due o tre ore, coperto.

La pinza si serve fredda, tagliata a quadrotti. Non va mangiata appena sfornata: c'è chi consiglia di aspettare 48 ore, perché la frutta secca ceda l'aroma a tutto l'impasto.

Il dolce dei falò

La pinza non è un dolce da tavola imbandita ma da piazza: si distribuisce attorno al panevin e al pignarûl della sera del 5 gennaio, insieme al vin brulé, spesso a cura dei gruppi che organizzano il falò.

Anche per questo la sua forma è quella di una teglia bassa da tagliare a quadrotti, e non di una torta da porzionare a fette.

Domande frequenti

Che cos'è la pinza veneta?

Un dolce dell'Epifania a base di farina di mais cotta nel latte come una polenta, arricchita con fichi secchi, uvetta, pinoli e semi di finocchio. Si mangia attorno ai falò della sera del 5 gennaio.

Perché ha i semi di finocchio?

Sono l'aroma tradizionale della pinza, presente in quasi tutte le versioni insieme alla grappa: è ciò che la distingue dagli altri dolci di frutta secca.

Si può fare con il pane raffermo?

Sì, ed è la variante più antica: un chilo di pane raffermo ammollato per un'ora nel latte sostituisce parte della farina, con l'aggiunta di mele, noci e fichi.

Quanto deve riposare prima di mangiarla?

Va servita fredda, tagliata a quadrotti; diverse ricette consigliano di aspettare 48 ore dalla cottura.

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