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La vera storia della Befana, della calza e del carbone
Il carbone della Befana non nasce come punizione. Era un simbolo rituale, la cenere dei falò accesi per il rinnovamento stagionale, e veniva messo nelle calze insieme ai dolci per tutti i bambini. Solo in seguito, in chiave cattolica, è diventato il castigo per chi si era comportato male.
La figura stessa è più antica dei Re Magi con cui viene raccontata.
Da dove viene la Befana
L'origine della Befana è ricondotta a riti propiziatori pagani legati ai cicli stagionali agricoli e al raccolto dell'anno trascorso. Durante le dodici notti successive al solstizio d'inverno si immaginavano figure femminili volare sopra i campi per propiziare i raccolti futuri: nelle leggende contadine quella figura era Diana, e la Chiesa condannò la credenza. Dal XVI secolo quel racconto si sarebbe trasformato nella storia della Befana.
Una seconda pista porta a una festa romana invernale dedicata a Giano e Strenia. Da Strenia, citata anche come Bestrina, deriverebbe la parola «strenna», e alcuni storici vedono nella Befana la versione cristianizzata di quella divinità. Un'altra radice possibile è una dea Madre Natura legata alla rinascita.
La Befana come la conosciamo nasce dunque dall'incontro fra le figure pagane, la mitologia germanica e il simbolismo cristiano dei Magi. È una figura tipicamente italiana, diffusa poi in tutta la penisola attraverso una commistione di antichi culti europei.
Il nome
Il nome deriva da Epifania, e a monte dal greco epifaneia. La parola era già diffusa nel dialetto popolare del XIV secolo.
L'Epifania cristiana celebra la visita dei Magi a Gesù, e dopo il XII secolo la ricorrenza è fissata al 6 gennaio.
La leggenda dei Magi
Il racconto che lega la vecchia ai Re Magi è questo: durante il viaggio verso Betlemme i Magi si fermano da una vecchia signora, che offre loro ospitalità e un riparo per la notte. Il mattino dopo la invitano a seguirli, ma lei rifiuta, e resta a casa.
In una variante più diffusa i Magi le chiedono soltanto la strada per Betlemme, e la donna non li aiuta. In entrambe le versioni la Befana finisce per coincidere con l'arrivo dei Magi alla grotta.
La calza, il carbone e l'aglio
La Befana visita i bambini nella notte fra il 5 e il 6 gennaio: scende dai camini e riempie le calze appese lì accanto, che un tempo erano fatte a mano. Porta dolci ai bambini buoni, carbone o cenere agli altri; in alcune versioni lascia ai birichini una paglia della sua scopa, in altre le calze dei bambini cattivi venivano riempite di cipolle, aglio e carbone.
Il carbone, però, all'inizio non aveva questo significato. Era un simbolo rituale dei falò, e veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci come richiamo al rinnovamento stagionale — lo stesso significato dei fantocci bruciati a fine anno. Nei secoli successivi, in chiave cattolica, nelle calze rimasero solo il carbone e l'aglio, e il carbone divenne la punizione per chi si era comportato male nell'anno precedente.
Il carbone di oggi è dolce: una caramella dura e nera, venduta nei mercati italiani da dicembre ai primi di gennaio.
Come viene raffigurata
La tradizione vuole che la Befana viva in grotte di montagna e voli su una scopa tenuta al contrario. Il momento in cui arriva coincide con il passaggio d'inverno che nelle comunità rurali segnava la fine della stagione morta e il ritorno ai campi.
Domande frequenti
Perché la Befana porta il carbone?
All'origine il carbone era un simbolo rituale legato ai falò e al rinnovamento stagionale, e veniva messo nelle calze insieme ai dolci. Solo in seguito è diventato la punizione per i bambini che si erano comportati male.
Quando arriva la Befana?
La Befana arriva nella notte fra il 5 e il 6 gennaio, e riempie le calze appese vicino al camino.
Da dove viene il nome Befana?
Il nome deriva da Epifania, e a monte dal greco epifaneia. La parola era già in uso nel dialetto popolare del XIV secolo.
Che cos'è il carbone dolce?
È una caramella dura di colore nero che riproduce l'aspetto del carbone. Si trova nei mercati italiani da dicembre ai primi di gennaio.