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Epifania · Storia e origini

Perché si chiama Befana: da una parola greca alla vecchina sulla scopa

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Befana è la parola Epifania pronunciata male per secoli: dal greco epipháneia, «apparizione», attraverso il latino tardo epiphania e le forme popolari pifanìa, bifanìa e befanìa. Treccani la registra come la forma popolare del nome della stessa festa, quella del 6 gennaio.

Il passaggio è documentato dal Trecento.

La catena delle forme

La trasformazione avviene per gradi, ed è tutta di pronuncia:

epifania pifania bifania befania Befana

Due i fenomeni in gioco: la caduta della e iniziale, che riduce la parola, e il passaggio della p a b, tipico dell'uso popolare. Esiste anche la variante beffania.

Il risultato è che oggi in italiano convivono due parole per la stessa cosa: Epifania, la forma dotta arrivata direttamente dal latino ecclesiastico, e Befana, la forma che ha attraversato le bocche di chi la festeggiava.

Che cosa significa in greco

Il verbo greco epifàino e il sostantivo epipháneia indicano manifestazione, apparizione — e in particolare l'apparizione di una divinità.

Il termine, prima ancora del cristianesimo, aveva un uso religioso preciso: in greco indicava le feste dedicate alle divinità che si manifestavano nei templi. La parola cristiana riprende quel significato e lo applica alla manifestazione di Cristo.

Da quando esiste la parola

La geografia di quella prima attestazione è coerente con quanto si sa della diffusione della figura: la Befana è stata a lungo una tradizione dell'Italia centrale prima di diventare nazionale.

Perché una vecchia, e perché la scopa

Il nome viene dalla festa cristiana, ma la figura no. Le origini della Befana sono ricondotte a riti propiziatori pagani legati ai cicli stagionali agricoli, che risalgono ai secoli X-VI a.C. e appartengono ai popoli indigeni dell'Italia centrale.

Il dettaglio che spiega la scopa è preciso: i Romani credevano che nelle dodici notti dopo il solstizio d'inverno figure femminili volassero sui campi coltivati per propiziare la fertilità dei raccolti futuri. È da lì che viene il volo notturno della vecchina, non da una strega di fiaba.

Sulla stessa linea, un'altra ipotesi collega la Befana a una festa romana di inizio anno in onore di Giano e di Strenia, durante la quale si scambiavano regali — l'origine, insieme ai Saturnali, dell'abitudine al dono di gennaio.

La vecchia è l'anno che finisce

C'è una seconda lettura, che spiega perché la figura sia anziana e malandata. Nelle tradizioni agrarie pagane legate al nuovo anno, la vecchia è l'anno che termina: il raccolto dell'anno trascorso, esaurito e pronto a essere bruciato per rinascere come anno nuovo.

È la stessa logica dei fantocci che si bruciano a Carnevale e dei falò del 5 gennaio: una figura femminile e vecchia che porta via con sé la stagione conclusa.

L'innesto cristiano

Sulla figura pagana si è poi innestata la leggenda che la lega ai Magi: la vecchia che rifiuta di seguirli verso Betlemme, se ne pente e da allora porta doni a tutti i bambini perché ha mancato l'occasione di portarli a uno solo.

Nella tradizione popolare la Befana scende dalla cappa del camino — la stessa via per cui, nelle credenze più antiche, le figure volanti entravano nelle case — e lascia dolciumi ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi. L'Epifania è oggi in Italia una festa nazionale.

Perché due parole per la stessa festa

La convivenza fra le due forme non è un caso italiano isolato, ma qui ha prodotto una divisione del lavoro netta: Epifania nomina la solennità religiosa, Befana la figura e la notte dei doni.

Chi dice «viene la Befana» sta dicendo, senza saperlo, «viene l'Epifania»: una festa che, per via della lingua popolare, si è trasformata in una persona.

Domande frequenti

Perché si chiama Befana?

Perché la parola è la corruzione popolare di «Epifania», dal greco epipháneia, «apparizione»: la catena passa per pifanìa, bifanìa e befanìa, con la caduta della e iniziale e il passaggio della p a b.

Che cosa significa «Epifania»?

Manifestazione o apparizione, detta in particolare di una divinità. In greco il termine indicava anche le feste dedicate alle divinità che si manifestavano nei templi.

Da quando si usa la parola «Befana»?

Era già diffusa nel dialetto popolare del XIV secolo, soprattutto nelle terre dell'antica Etruria. In italiano il primo uso è attribuito a Francesco Berni nel 1535, seguito da Agnolo Firenzuola nel 1541.

Perché la Befana vola su una scopa?

Perché i Romani credevano che nelle dodici notti dopo il solstizio d'inverno alcune figure femminili volassero sui campi per propiziare la fertilità dei raccolti. Il volo notturno viene da quei riti agrari, non dalla stregoneria.

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