Home » Festa del Papà » Tradizioni
I falò di san Giuseppe: perché si accendono il 18 e 19 marzo
I falò di san Giuseppe si accendono fra il 18 e il 19 marzo, e nascono da un fatto pratico: è il periodo della potatura degli ulivi, e la legna di scarto va smaltita. Attorno a quel fuoco si è costruito un rito di purificazione.
La data cade sei giorni prima dell'Annunciazione, e pochi giorni prima dell'equinozio.
Perché proprio ora
Il calendario spiega quasi tutto. Il 19 marzo cade a ridosso dell'equinozio di primavera, e nelle culture contadine il falò segnava il passaggio dall'inverno alla stagione nuova.
Nei giorni vicini all'equinozio si accendevano fuochi nei campi come gesto di festa prima delle nuove semine, e si bruciava l'incolto per ripulire il terreno. Prima del cristianesimo esistevano riti pagani legati al fuoco negli stessi periodi.
Alla base c'è però anche una necessità agricola concreta: in Puglia i falò nascono dall'usanza di bruciare le potature degli ulivi, cioè di smaltire la frasca prodotta dagli oliveti.
Che cosa fa quel fuoco
Al falò vengono attribuite tre funzioni: purificazione, rinnovamento e unione della comunità.
A Gravina in Puglia il falò si chiama nova nouve, un nome che indica proprio la funzione di rinnovamento. In alcune piazze il fuoco si supera con un balzo, e attorno alle fiamme si pronunciano invocazioni al santo.
Ci sono gesti più rari e più densi: in alcuni luoghi si getta nel fuoco il pane ricevuto l'anno precedente da chi aveva fatto voto a san Giuseppe.
Nulla si spreca nemmeno alla fine: esaurito il falò si raccoglieva la brace, ritenuta benedetta, e la si portava a casa per accendere il braciere della carbonella.
San Marzano di San Giuseppe
Il caso più imponente è in provincia di Taranto, e si dichiara il più grande e antico d'Italia dal 1866.
L'origine è un fatto meteorologico letto in chiave religiosa: un nubifragio interpretato come punizione del santo per l'abbandono della devozione. I saggi del paese decisero allora di offrirgli un unico grande falò su un'altura, alimentato con il legname degli alberi divelti dal diluvio.
Il rito si svolge il 18 marzo, dalle 15 alle 23, e le fiamme durano fino all'alba, davanti al palazzo Marchesale.
Prima del fuoco c'è la processione: 40-50 carri trainati da cavalli, carichi di fascine e tronchi d'ulivo, e circa un migliaio di persone. Nel corteo si svolge il tradizionale inchino dei cavalli davanti alla statua del santo protettore. Il falò, acceso in serata nella zona periferica, si chiama in arbëresh zjarri i madh.
Le tavolate, e le «mattre»
Il giorno dopo il fuoco viene il cibo, e anche qui la regola è antica.
Le tavolate derivano dai banchetti offerti a poveri e forestieri, preparati in memoria dell'ospitalità ricevuta dalla Sacra Famiglia. Prevedono tredici pietanze, e non contengono carne, perché la festa cade in Quaresima.
A San Marzano, la mattina del 19 marzo, lungo la via principale vengono allestite le mattre, le tavole dei poveri: dopo la messa sono benedette e distribuite a poveri e forestieri. In molte zone della Sicilia, lo stesso giorno, si invitano i poveri a pranzo.
Dove si accendono, regione per regione
Il rito non è pugliese soltanto.
- Sicilia — le «vampe di san Giuseppe», forti soprattutto a Palermo e nei dintorni, con grandi falò nei quartieri e nelle piazze e i dolci fritti.
- Romagna — nella notte fra il 18 e il 19 marzo si accende la focarina, o fogheraccia, diffusa in gran parte della regione: segna l'inizio della primavera astrale, e nei giorni precedenti sono i bambini a raccogliere e ammucchiare il materiale combustibile. Nella notte della vigilia si sentono petardi e spari.
- Basilicata — il rito è legato al mondo agropastorale e ai cicli agricoli.
I bambini e «u zìppe»
C'è una parte del rito affidata ai più piccoli, e somiglia a una questua.
Il pomeriggio del 19 marzo i bambini girano per il paese con un ramo spoglio, chiamato u zìppe. Bussano alle porte chiedendo doni o cibo, e quanto raccolgono viene infilzato sul ramo.
Il ramo, alla fine, finisce nel falò: offerta simbolica al santo e alla stagione che comincia.
Domande frequenti
Quando si accendono i falò di san Giuseppe?
Fra il 18 e il 19 marzo: alcuni la sera della vigilia, altri la sera stessa della festa.
Perché si accendono?
Per tre ragioni che convivono: smaltire le potature degli ulivi, segnare il passaggio dall'inverno alla primavera e compiere un rito di purificazione e rinnovamento in onore del santo.
Perché le tavolate non prevedono carne?
Perché il 19 marzo cade in Quaresima. Le tavolate contano tredici pietanze e derivano dai banchetti offerti a poveri e forestieri.