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Festa del Papà · Tradizioni

Le tradizioni della Festa del Papà in Italia: i falò, le tavolate e le zeppole

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Festa del Papà cade il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, e in alcune aree non è una ricorrenza domestica ma un rito comunitario di fine inverno: si brucia l'incolto sui campi da lavorare e sulle piazze si accendono falò da superare con un balzo. Nella settimana che precede la festa le famiglie devote cuociono in casa le pagnottelle di grano duro e le distribuiscono, e il giorno della festa ospitano a pranzo tre persone di umili condizioni che rappresentano la Sacra Famiglia, servendo loro tredici pietanze. La festa nasce dal bisogno e dall'austerità, in tempi di carestia: è lì che prende forma la carità cristiana, con lo scopo di aiutare la povera gente.

Il fuoco che si salta

In altre aree la festa coincide con la festa di fine inverno: come riti propiziatori, si brucia l'incolto sui campi da lavorare e sulle piazze si accendono falò da superare con un balzo.

Vengono spesso utilizzati ceppi d'ulivo e di quercia per alimentare il fuoco, perché questi non lasciano odore: l'ulivo in particolare che, inoltre, arde vigorosamente perché ricco d'olio.

Una settimana di preparativi, e un forno acceso all'alba

La festa inizia circa una settimana prima, con cerimonie solenni che si svolgono all'interno della chiesa di San Giuseppe e con la distribuzione delle «pagnottelle» da parte delle famiglie che, con forte devozione, si impegnano nella preparazione.

Le pagnottelle sono preparate e cotte nel forno di casa; al mattino presto le donne di casa si mettono al lavoro, benedicendo l'impasto nella «mesa» (o «a secchj») di legno con un segno della croce prima di iniziare. Poi la pasta viene cosparsa di semola e sistemata nella mastra dove, coperta da un panno bianco, viene lasciata riposare, e dopo qualche ora dalla lievitazione viene sagomata in pagnottelle, tutte segnate con un simbolo cristiano; la fase finale è la cottura, dove le pagnottelle vengono messe nel forno a legna.

La tradizione voleva che non venissero tagliate con il coltello, ma spezzate con le mani. Le famiglie più benestanti, durante il periodo della novena, distribuivano le pagnottelle anche due volte.

Tre ospiti scelti uno per uno

Le famiglie devote che si impegnano nei preparativi, per una tradizione tramandata dai genitori o per libera scelta, ospitano nelle loro case tre persone di diversa età e di umili condizioni economiche.

Rappresentano La Sacra Famiglia, formata da Gesù, Giuseppe e Maria: Gesù perché è il figlio di Dio reincarnato, Maria perché colei che ha portato in grembo il figlio di Dio e Giuseppe, che simboleggia l'obbedienza che, per amore, ha accettato di crescere un figlio nato per mano di un altro, nutrendolo, allevandolo e accompagnandolo nella vita.

Le tre persone vengono scelte dalla casa, o meglio, dalle persone che la vivono e che ospitano la Santa Famiglia, tenendo conto della stima profonda che si prova per queste persone, dell'umiltà, del modo di porsi, non solo verso la gente ma anche nei confronti della fede.

Tredici piatti, mangiati in silenzio

Il pranzo è servito dal padrone di casa e comprende tredici pietanze: 1) Insalata di arancia con olio e zucchero; 2) Fagioli; 3) Ceci; 4) Verdura (rape); 5) Patate; 6) Riso; 7) Baccalà in umido; 8) Merluzzo; 9) Asparagi, funghi, lumache (serviti in un unico piatto); 10) Bucatini con mollica di pane e sugo di baccalà; 11) Insalata verde; 12) Merluzzo in agro-dolce; 13) Frutta.

Gli ospiti, raccolti in una stanza, consumano il pranzo in silenzio, e prima di iniziare e alla fine del pasto, la Sacra Famiglia, insieme ai padroni di casa, fa una preghiera per lodare e ringraziare Dio del pasto ricevuto. Mentre la Sacra Famiglia consuma il pasto, in una stanza accanto, parenti, amici e tutti coloro che vogliono mangiano in silenzio e con compostezza; sono loro stessi a decidere dove andare e dove mangiare, tra tutte le famiglie che si fanno avanti in questa tradizione.

Una volta partita la Sacra Famiglia inizia il banchetto più rumoroso, più allegro.

I fritti che passano di casa in casa

La settimana prima della festa alcune famiglie devote cuociono i «Sfrngiun», fatti di pasta allungata e fritta in un padellone in acciaio, che vengono offerti alle persone, ma soltanto dopo essere stati portati alla Sacra Famiglia.

Tra i piatti tradizionali di questa festività troviamo anche la «pasta di San Giuseppe», distribuita per le case la mattina stessa. Sono bucatini fatti con il sugo rosso e ricoperti dalla mollica dorata del pane — mollica che viene lasciata in forno finché non diventa croccante, con un po' d'olio, aglio e prezzemolo.

La tradizione vuole che si invitino i poveri a pranzo; negli anni tale tradizione ha preso la piega di un momento di aggregazione sociale con la distribuzione della famosa Minestra di San Giuseppe, fatta con verdure e pasta mista, da parte delle parrocchie cittadine.

Perché si dà tutto proprio quel giorno

La festa di San Giuseppe nasce dal bisogno e dall'austerità, in tempi di carestia, e lì prende forma la carità cristiana, con lo scopo di aiutare la povera gente.

In passato le famiglie erano solite accumulare e risparmiare il più possibile, ma non in quei giorni: allora, quasi a compensare il resto dell'anno, si viveva di generosità. San Giuseppe, in quanto archetipo del padre, nella tradizione popolare protegge anche gli orfani, le giovani nubili e i più sfortunati.

I dolci, e quello che fanno i bambini

I più famosi sono le Zeppole di San Giuseppe, che ricordano un mestiere del santo: per mantenere la famiglia durante la fuga in Egitto con Maria e Gesù, si trovò costretto a vendere frittelle. In Sicilia ci sono le famose Sfinge di San Giuseppe, enormi bignè fritti farciti di crema di ricotta e decorati con frutta candita; in Emilia-Romagna sono tipiche le raviole, biscotti farciti con mostarda bolognese; nella zona di Roma e del Lazio si gustano i bignè, mentre in Toscana e Umbria si preparano le frittelle di riso cotto nel latte e aromatizzato con spezie e liquore.

Questo giorno importante comprende la messa cantata, il panegirico di San Giuseppe, la processione, il suono della fanfara e i fuochi d'artificio; la liturgia ecclesiastica aveva fissato la Festa di San Giuseppe il 19 marzo, ma da qualche decennio è stata spostata alla domenica più vicina, riconosciuta anche come «Festa del Papà».

Il regalo può essere fatto a mano, come i lavoretti per la festa del papà, e in ogni caso deve essere personale, perché diventa simbolo del rapporto unico tra il papà e i figli. Fino al 1977 era una festa nazionale e la maggior parte delle aziende prendeva il giorno di riposo; anche se non lo è più, gli italiani tengono ancora molto alla Festa del Papà.

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