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Banderesi a Bucchianico 2027 - I fiori di carta crespa e le Some di Sant'Urbano

11 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
il 17 e 25 maggio 2026
Dove Piazza San Camillo De Lellis, Bucchianico

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: prolocobucchianico.it, letta il 20/09/2026.

La Festa dei Banderesi si tiene a Bucchianico, in provincia di Chieti, in Abruzzo, dalla domenica che precede il 24 maggio fino al 26, in onore di Sant'Urbano I, papa e martire, patrono del paese. Le contrade accompagnano in corteo il Banderese con i carri del pane, del letto, del vino e della legna e con i canestri di fiori di carta crespa che le donne portano sul capo; nella piazza di San Camillo de Lellis va in scena la ciammaichella, la marcia a serpentina che rievoca lo stratagemma con cui i bucchianichesi ingannarono l'esercito di Chieti. Il cerimoniale è diretto dal Sergentiere, carica ereditaria della famiglia Tatasciore-Papè.

I carri e i canestri delle Some di Sant'Urbano

La festa comincia la domenica che precede il 24 maggio, nel pomeriggio, quando dalle contrade partono piccoli gruppi che confluiscono in un corteo solo. Aprono la sfilata la famiglia del Banderese in carica, che porta l'immagine di Sant'Urbano e conduce un vitello infiocchettato; dietro vengono le pacchianelle, le donne in costume tradizionale, con i canestri infiorati sul capo, e gli uomini che conducono i carri. I carri principali sono quattro e portano il pane, il letto, il vino e la legna: allestirli spetta al Banderese, e sfilano insieme ai canestri e agli altri carri delle contrade. I carri delle contrade sono da 5 a 7, per una sfilata di 9 o 11 carri in tutto, e l'ordine è stabilito per sorteggio; solo il primo carro è trainato dai buoi, gli altri oggi da trattori.

Questa giornata si chiama le Some di Sant'Urbano, ed è la sfilata dei carri e dei canestri. Vi si porta idealmente il prodotto della questua: nel tempo antico si trasportavano i doni materiali raccolti per la festa, il grano, il vino, l'olio, i dolci, il pane. Le donne offrono il canestro infiorato come dono a Sant'Urbano e alla comunità civica. Il corteo ricorda quando gli abitanti del contado si rifugiarono dentro le mura di Bucchianico per sfuggire agli assalti.

I fiori che coprono i canestri sono di carta crespa e li fanno le donne durante le sere invernali, recitando il rosario; in ciascuna delle ultime edizioni ne sono stati realizzati oltre 100 mila. I carri li preparano gli uomini, e sono concepiti per durare, non per essere smontati all'indomani. Mentre il corteo passa, dai canestri vengono distribuite ai presenti le cancellate, i dolci tipici per i quali si adoperano migliaia di uova. Migliaia di bucchianichesi in costume sfilano, ballano, cantano e gridano con tutta la voce che hanno: «Eh, Eh, Eh, evviva Sant'Urbane, eh, eh, eh, evviva lu Bannarese, eh, eh, eh, evviva lu Sergentine».

In piazza il corteo è accolto dal Sergentiere e dai suoi uomini. Segue la preghiera sull'altare di Sant'Urbano, e poi il corteo, ricomposto, riprende il percorso verso la chiesa di Sant'Urbano, davanti alla quale il Sergentiere, il Banderese e i suoi familiari fanno una sosta di preghiera e ricevono la benedizione del parroco.

La ciammaichella e lo stratagemma delle mura

Il corteo raggiunge poi la piazza di San Camillo de Lellis, davanti all'omonimo santuario, e lì ha luogo la ciammaichella. La parola nel dialetto locale significa «piccola lumaca», e indica due cose insieme: il movimento a zig-zag che le truppe cittadine usarono come stratagemma per ingannare l'esercito della vicina Chieti durante un assedio, e la sua rievocazione messa in scena nel piazzale durante la festa.

Questa prima ciammaichella ha per protagoniste le donne delle contrade con i loro canestri colorati, oltre al gruppo dei musici e a quello dei soldati; un'altra si terrà il giorno della festa del santo, realizzata soltanto dagli uomini. Le donne entrano nella piazza e si dispongono in una fila che assume un andamento a serpentina: la lunga fila si snoda attraversando lo spazio in brevi tratti di dieci o quindici persone, serrate e disposte in parallelo, in modo che ogni tratto proceda nella direzione opposta a quello che gli sta a fianco. Lo studio di Di Menna la descrive come un «ballo rituale che si compone di diversi movimenti e azioni». Dopo il rituale entrano nella piazza anche i carri allegorici, mentre il Sergentiere, i Banderesi e le dame assistono dal palco e la folla applaude.

Il gesto viene da una guerra di confine. La memoria cittadina riferisce che le truppe di Bucchianico, inferiori di numero a quelle teatine, si disposero lungo le mura in una formazione compatta, correndo a zig-zag in modo da alternarsi e sovrapporsi di continuo, e riuscirono così a ingannare i nemici dando loro l'idea di essere un esercito di dimensioni notevoli. All'effetto di stupore e alla decisione dei teatini di ritirare l'assedio contribuirono anche i pennacchi colorati indossati dai soldati di Bucchianico: è per questo che ancora oggi l'abbigliamento dei Banderesi porta i pennacchi colorati. Gli uomini si cinsero di bande rosse e blu come i colori dei vessilli cittadini e trasportarono le vettovaglie su carri trainati da buoi, mentre le donne portavano sul capo canestri colmi di cibarie. Dalla banda, la fascia rossa e azzurra, viene il termine banderese.

La leggenda vuole che Sant'Urbano sia apparso in sogno al Sergentiere, capo dell'esercito cittadino, e che sia stato il santo a suggerirgli di disporre i soldati in modo che sembrassero un enorme esercito e non un piccolo gruppo di armati: far armare tutti gli uomini validi del paese con corazze e pennacchi variopinti, e farli uscire ripetutamente dalle mura con una marcia a zig-zag. I chietini caddero nell'inganno, ritirarono le proprie milizie e conclusero l'assedio con una trattativa.

Il Sergentiere e il Banderese

Il cerimoniale è diretto dal Sergentiere, ed è lui la massima autorità della festa. La carica è ereditaria e si tramanda di padre in figlio, ai primogeniti della famiglia Tatasciore-Papè, che secondo la tradizione discende dal trecentesco difensore della città. Il Sergentiere è una sorta di garante della tradizione, e vigila su ogni decisione.

Il Banderese rappresenta invece il portavoce del contado presso il Sergentiere, ed è il coordinatore della difesa. Storicamente è la figura che difende il territorio delle contrade e che coordina il rapporto fra le contrade e il paese durante la festa. Viene sorteggiato la prima domenica di giugno fra i cittadini che hanno presentato la candidatura, e resta in carica tutto l'anno. Dev'essere un bucchianichese che abita in campagna, coniugato e con figli maschi, e insieme alla parentela si assume anche l'onere finanziario e organizzativo della festa: lo aiuta tutta la sua famiglia fino al settimo grado. È il fulcro della festa, e a lui spetta l'allestimento dei quattro carri principali.

Ognuno ha un ruolo preciso: il Sergentiere, il Banderese, la moglie, i figli e la madre del Banderese, il Sindaco, il Parroco, la Famiglia, la Compagnia, la Contrada. Tutto il gruppo dei Banderesi porta una fascia a tracolla rossa e blu appuntata sull'abito. I vecchi Banderesi si mettono all'occhiello il ramajetto, un mazzolino di fiori. Per un anno il Banderese custodisce in casa propria il quadro di Sant'Urbano, che durante la festa viene portato in corteo sul carro del pane, e nella sua abitazione si prepara il pane di Sant'Urbano: l'impasto lievita accanto all'immagine del santo, la prima pagnotta la forma il Banderese, e la moglie con le donne del vicinato prosegue la lavorazione recitando le preghiere e la cottura nel forno a legna. I pennacchi si confezionano legando una per una le penne colorate degli animali da cortile — galli, tacchini, galline faraone — con una tecnica simile a quella con cui i contadini legavano i peperoni da essiccare, e i Banderesi li portano sul copricapo soltanto il 25 maggio. La preparazione dura un anno intero, e la festa si autofinanzia: è un festeggiamento corale organizzato dal popolo per celebrare il suo Sant'Urbano papa e martire.

I nove giri, gli anelli e la Porta Santa

La festa riprende il 24 maggio, vigilia di Sant'Urbano, con l'uscita dei Banderesi e l'apertura della Porta Santa: è tale la porta della chiesa di Sant'Urbano in seguito all'indulgenza concessa nel 1809. Il rituale delle entrate si ripete nove volte. Il gruppo raggiunge poi la piazza dove si svolge il gioco del tizzo: i Banderesi si dispongono in cerchio, uno di loro esce dal cerchio per nascondersi e viene rincorso dagli altri. Durante questa giornata il Banderese indossa il vestito della festa, un abito contadino di fine Ottocento e inizio Novecento, con una cinta e la fascia blu e rossa a tracolla. Nel palazzo del Comune ha luogo la colazione del Banderese, in cui i Banderesi mangiano uno spezzatino di vitello al sugo.

Il gruppo, preceduto dai tamburini e accompagnato da sbandieratori e soldati in abiti medievali, torna nella chiesa di Sant'Urbano per la cerimonia della consegna degli anelli, in cui la madre del Banderese consegna gli anelli agli uomini della famiglia. All'uscita della chiesa due uomini sorreggono la bannìra, la bandiera, e lo stendardo, simboli rispettivamente del potere religioso e di quello civile. Si procede poi alla consegna dei cavalli bardati: da quel momento il Banderese con i suoi figli e il Sergentiere andranno a cavallo per tutto il giorno. Il sindaco consegna la lancia al Sergentiere. Non è una vera investitura, anche se il termine ricorre spesso: è la cerimonia di consegna dell'Arma Santa, dato che il ruolo del Sergentiere è ereditario e non ha bisogno di essere ribadito ogni anno.

I Banderesi cominciano allora a muoversi lungo le strade, compiendo i nove giri con cui raggiungono tutti gli angoli del paese; durante i giri, prima e dopo la processione, sostano presso le abitazioni che hanno preparato per loro un rinfresco, lu cumplimente. Alla fine di ogni giro viene rappresentata la ciammaichella, che in questa giornata è messa in atto soltanto dagli uomini. Alla fine della cerimonia religiosa in onore di Sant'Urbano il gruppo partecipa alla processione solenne, in cui vengono portate le ossa e la statua del santo. La scena si ripete più volte, finché i Banderesi non decidono di riconsegnare la bannìra e lo stendardo; subito dopo si dirigono verso il Comune, dove viene offerto un grande pranzo.

Il 26 maggio, festa di Santa Candida, madre di Sant'Urbano, e Festa del Ringraziamento, si svolge la cerimonia dell'offerta dei ceri alle chiese delle contrade: il Sergentiere, il Banderese e tutto il gruppo familiare raggiungono a piedi le contrade del paese per offrire i ceri, e la contrada più lontana, Colle Sant'Antonio, viene oggi raggiunta in automobile. La festa si chiude con la benedizione dei quattro cantoni: dopo la funzione religiosa il parroco benedice i quattro lati del paese sollevando le reliquie di Sant'Urbano.

Le origini, i documenti e il santo

La festa è la rappresentazione rituale di un fatto d'armi che si narra sia accaduto a Bucchianico nel Medioevo, nel periodo della sua autonomia comunale, e rievoca la partecipazione delle contrade alla difesa della città durante un conflitto armato con Chieti per una disputa sui confini territoriali. La tradizione orale ricollega l'origine della festa allo stratagemma usato dal popolo per salvarsi dall'assedio. La pagina delle rievocazioni storiche del Ministero della Cultura colloca il conflitto nel 1280, mentre lo studio di Di Menna lo fa risalire al 1335; un'epigrafe posta all'ingresso della chiesa di Sant'Urbano conferma che già nel 1280 la festa patronale si celebrava. L'unico sostegno documentario della guerra è una lite intercorsa fra Bucchianico e Chieti nel 1335. Le reliquie di Sant'Urbano erano venerate dal 1243 dentro l'omonima chiesa, officiata dai Benedettini.

Del carattere popolare della festa parla il processo teatino di canonizzazione di San Camillo de Lellis, nell'anno 1620, dove si trovano notizie sui carri trionfali, sulle processioni con stendardi e sulla festa fatta «alle spese del pubblico»: «egli nacque nel giorno di S. Urbano Pontefice, e Martire, quando in Bocchianico, per esser titolo della loro Chiesa, si fa solennissima festa, andando tutto il popolo in processione con stendardi, et altri carri trionfali». San Camillo de Lellis era nato a Bucchianico il 25 maggio 1550, proprio nel giorno dedicato a Sant'Urbano. Una fonte inedita è stata individuata nell'archivio dell'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale, nel carteggio Loria-Zamponi: un fascicolo manoscritto che documenta la festa dei Banderesi del 1909 o 1910, e la struttura della festa descritta in quell'occasione non differisce, se non in alcuni tratti, da quella di oggi.

Urbano I è stato il diciassettesimo vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo; fu papa dal 222 fino alla sua morte, e il 25 maggio è il suo dies natalis. Nella festa si riconoscono riti propiziatori legati ai cicli agrari: la benedizione dei quattro cantoni, i cesti infiorati, il pane e il vitello infiocchettato sono simboli di una cerimonia rivolta a ottenere la protezione del santo. La manifestazione gode del patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO e del Ministero della Cultura. Gli organizzatori la raccontano non come una rievocazione fra le tante nate qualche decennio fa, ma come una festa autentica, con circa 700 anni di vita ininterrotta.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa a Bucchianico richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Chieti, a 11 chilometri da Bucchianico, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Chieti-Pescara ovest ha davanti un percorso di 11 chilometri, quattordici minuti di guida.

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