Farchie di Sant'Antonio Abate a Fara Filiorum Petri 2027: i fasci di canne innalzati e incendiati il 16 gennaio
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.
Ogni 16 gennaio, a Fara Filiorum Petri, quindici fasci di canne alti fino a dieci metri vengono issati in verticale davanti alla chiesa di Sant'Antonio Abate e dati alle fiamme. Si chiamano farchie, ne costruisce una ciascuna contrada del paese, e la festa coinvolge tutti gli abitanti.
Il rito rifà un incendio che secondo la tradizione salvò il paese.
Il miracolo del 1799
La leggenda si colloca durante l'invasione francese del 1799. Fara era allora protetta da un grande querceto che arrivava fino alla contrada Colli, e le truppe francesi volevano occupare il paese passando da Bucchianico verso Guardiagrele.
Sant'Antonio apparve loro «nelle vesti di un generale» e intimò alle truppe di non oltrepassare la selva. Alla disobbedienza seguì la trasformazione degli alberi in immense fiamme, che fermarono l'avanzata. In un'altra versione del racconto le querce si trasformarono in giganteschi guerrieri armati di spade fiammeggianti.
È quell'incendio che le farchie ricreano ogni anno. La festa è celebrata dal 1799, e il rito nella forma attuale risale a circa duecento anni fa; dal 1899, l'anno del centenario, le dimensioni delle farchie crebbero a dismisura.
Che cos'è una farchia
Il nome viene dal dialetto farchjié, che indica la canna palustre: la stessa che si usava per impagliare le sedie e per bruciare le setole del maiale.
Una farchia è un fascione di circa duemila canne, tenute insieme da rami di salice rosso. Il diametro sta fra gli 80 e i 100 centimetri, l'altezza supera gli otto metri e può arrivare a dieci, il peso si aggira intorno ai sei o sette quintali. Ogni farchia appartiene a una contrada, e le contrade del paese sono quindici.
Le settimane che vengono prima
Il 16 gennaio è il culmine di giorni e giorni di lavoro. Gli abitanti raccolgono le canne e le ordinano per lunghezza e per diametro prima di legarle, e la preparazione impegna le contrade per settimane.
Accanto alle farchie grandi crescono le farchiette delle scuole, costruite dai bambini con l'aiuto dei papà, che verranno incendiate insieme alle altre.
Il giorno della festa
I festeggiamenti cominciano dalla domenica precedente al 16 gennaio. I farchiaioli trasportano i fasci in spalla o sui trattori fino al piazzale, e la sfilata passa davanti alla Chiesa di Sant'Antonio accompagnata da litanie, canti e tamburino.
Le farchie vengono poi issate in verticale al comando del capofarchia, ed è ancora lui a dare il comando dell'incendio. L'accensione avviene all'imbrunire, nella piazza antistante la chiesa: le torce illuminano la notte.
La mattina successiva si svolge la benedizione del pane, del fuoco e degli animali.
Il paese e il santo
Fara Filiorum Petri ha origine altomedievale: il primo nucleo fu fondato dai Longobardi, che scelsero il luogo per la sua difendibilità e per la vicinanza dell'acqua, e da accampamento divenne sede di artigiani, coltivatori e pastori. Il comune fu poi soggetto ai Benedettini di San Liberatore a Maiella, e in seguito passò sotto il potere degli Orsini e dei Colonna.
Sant'Antonio Abate, a cui la festa è dedicata, nacque in Egitto nel 251. In Abruzzo le sue celebrazioni si tengono il 16 e il 17 gennaio.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Fara Filiorum Petri per le Farchie di Sant'Antonio chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Manoppello, a 19 chilometri da qui, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Fara Filiorum Petri - Rapino aspetta un percorso di 1,4 chilometri che in 2 minuti porta a destinazione.